ATP Montreal: Evans di rimonta sfianca Paul, Draper dura solo un set contro Carreno Busta

ATP

ATP Montreal: Evans di rimonta sfianca Paul, Draper dura solo un set contro Carreno Busta

Seconda volta negli ultimi quattro di un Masters 1000 per Daniel Evans, al contrario Tommy Paul conferma una tradizione negativa perdendo il 7°quarto di finale sugli otto disputati nel 2022

Pubblicato

il

Daniel Evans - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)
 

D. Evans b. T. Paul 1-6 6-3 6-4

Dopo aver messo in fila gli scalpi di Hurkacz, Djokovic e Goffin nell’aprile 2021 a Montecarlo, Daniel Evans si ripete al Canada Open centrando la seconda semifinale della carriera in un Masters 1000. Un risultato ottenuto grazie alle vittorie sulle tds n. 5 e 10 di Montreal, Rublev e Fritz, e sigillato con il successo in rimonta – e in notturna – per 1-6 6-3 6-4 in quasi due ore e venti di gioco ai danni di Tommy Paul. Il tennista britannico dà così continuità al quarto di finale raggiunto settimana scorsa a Washington – due tornei nei quali ha battuto agli ottavi sempre lo stesso avversario – migliorando ulteriormente il suo piazzamento e soprattutto invertendo la rotta della propria stagione.

Infatti il 32enne della West Midlands sembrerebbe essere rinato in questa prima tranche dello swing estivo nordamericano, successivamente ad un semestre nel circuito avaro di soddisfazioni e di risultati di rilievo. Basti pensare che il quarto conquistato nella capitale degli States, è stato il primo stagionale per il n. 39 ATP; mentre a proposito di quarti di finale, si conferma una tradizione alquanto infausta per l’americano. Il 25enne del New Jersey ha avuto infatti un rendimento molto costante nel 2022, senza tuttavia picchi di rendimento: degli otto quarti raggiunti in stagione ne ha vinto uno soltanto, a Delray Beach, con un record che se allargato all’intera carriera parla di un bilancio negativo di 4 vittorie e 12 sconfitte.

 

Da lunedì potrà comunque consolarsi con il nuovo best ranking al n. 31 della classifica ATP, l’americano era stato al massimo n. 32 meno di tre mesi fa. Migliore posizione di sempre che invece non dovrebbe toccare ad Evans, dalla prossima settimana almeno n. 23, ma che non è escluso arrivi considerando lo squarcio basso del tabellone: un’occasione più unica che rara per Dan, con il sogno sempre più reale di rinverdire quella piazza di n. 22 raggiunta nel settembre dello scorso anno. Intanto si porta a più due nel differenziale del bottino stagionale: 19 partite vinte e 17 perse.

IL MATCH – Ad aprire il programma della sessione serale all’Omnium Banque Nationale Presente by Rogers, nella giornata dedicata ai quarti di finale, è il secondo accoppiamento della parte bassa del tabellone: il derby tra “cugini” anglo-statunitensi Daniel Evans e Tommy Paul. Si affrontano per la seconda volta: il primo scontro risale al 2018 e curiosamente andò scena proprio in Canada, nel Challenger di Vancouver – fra l’altro al via la prossima settimana – ad avere la meglio fu il n. 2 di Gran Bretagna in tre set. Una partita che prometteva grande spettacolo, e che soprattutto forniva alla vigilia diversi spunti d’interesse. S’incrociano infatti due giocatori dallo stile completamente opposto, da una parte la solidità del 25enne del New Jersey che rappresenta il classico prototipo del tennista di formazione Usa – anche se cresciuto sui campi in terra della Carolina del Nord – dotato di un portentoso dritto con il quale può comandare a piacimento gli scambi da fondo; dall’altra invece un’esponente del tennis anni ’80 con la sua spigliata capacità di variare costantemente il gioco e di appoggiarsi sul peso della palla avversaria affinché possa avere il tempo necessario per scendere a rete.

Il primo momento di difficoltà per chi serve arriva nel quarto game, con il 32enne di Birmingham in battuta: fino a quel momento il n. 39 ATP aveva tenuto il campo perfettamente, riuscendo abilmente a rimandare dall’altro lato soluzioni sempre diverse e sfruttando in questo senso la varietà in suo possesso nel rovescio, alternando con cambi sistematici il proprio magistrale back al suo comunque ottimo ed elegante rovescio monomane; ma appena la prima di servizio è andata leggermente in affanno il tennista inglese ha cominciato a perdere parecchi metri e a dover remare come un forsennato sulle geometrie di Tommy. L’americano difatti avendo più tempo per preparare, inizia a spostarsi con più continuità dalla parte sinistra per poter smistare il palleggio attraverso lo sventaglio.

Il colpo anomalo di dritto, specie in lungolinea, fa veramente molto male e Daniel non può far altro che entrare in una spirale di problemi, senza soluzione di continuità, dinanzi alla regolarità delle aperture del giocatore statunitense. Questo perché, qualora il match dovesse dispiegarsi sul ritmo, semplicemente Evans sarebbe inerme e privo di qualsiasi possibilità di poter fare partita pari. Ma ciò che sta, sicuramente, prendendo la scena nella prima frazione dell’incontro è l’imperiale livello in risposta di Paul: le ribattute del n. 34 al mondo sono incredibilmente infuocate ed in grado di mettere costantemente pressione all’avversario. Dan ha certamente un atteggiamento invidiabile, non molla neanche un quindici, e regala agli spettatori perle al volo con autentici capolavori – una copertura della rete da volleatore di prima classe, con esecuzioni plananti.

Tuttavia la consistenza e la velocità del tennis dell’ex n. 3 junior è troppo superiore: centra un primo break sul 2-1 alla terza opportunità, per poi addirittura salire sul 5-1 breakkando ancora. In realtà la parte centrale del set vede tre giochi consecutivi risolversi ai vantaggi, i quali però vengono tutti vinti da Paul. Il campione del Roland Garros junior 2015, infatti, porta a casa due giochi in risposta, che gli valgono altrettanti strappi, ed uno al servizio – consolidando il primo break in rimonta dal 15-30 – ad oltranza. Quindi, nonostante un 6-1 in 39 minuti c’è stata comunque lotta ma ciò non toglie gli enormi meriti del tennista a stelle e strisce, che ha assolutamente mostrato un tennis degno di questo punteggio.

Un altro aspetto che il match sta fornendo in maniera chiara, sono i numerosi progressi compiuti da Paul dalla parte del rovescio. Miglioramenti che si sono rivelati fondamentali per mostrare il livello espresso nei suoi primi sei mesi di stagione. Sul campo questa nuova solidità del bimane americano si osserva molto bene, da un punto di vista tattico, quando il giocatore di Sua Maestà nel prendere la rete in controtempo, va ad attaccare sempre sul rovescio di Tommy – suo colpo storicamente meno sicuro – subendo però soltanto chirurgici e filanti passanti.

Il nativo di Birmingham sa però, che questa canadese, è una ghiottissima occasione; perciò parte super carico in avvio di seconda frazione: dopo aver cancellato una pericolosissima palla break in apertura – che sapeva di match ball – ha avuto lui la chance per scappar via, ma un concreto 25enne di Voorhees l’ha frantumata con gran spavalderia. I come on di Evans di susseguono ma non sembrano incrinare in alcun modo le sicurezze acquisite dal n. 34, in questa settimana, così come non pare infastidire l’approccio in slice: su queste palle molto basse il n. 6 del tennis Usa si disimpegna alla grande.

Adesso comunque Paul è visibilmente calato, in termini di visione periferica, essendo più impreciso nelle sue geometrie e nella costruzione del punto: ora fa estrema fatica a trovare l’angolo del campo sguarnito, propedeutico a muovere l’avversario. Dan è invece scatenato, e infilando Tom a rete con un bel passante in corsa di dritto, sfrutta il secondo break point del set in suo favore. Allungo giunto nel sesto game e prontamente confermato, per il 5-2 Evans. L’americano sì è incartato all’improvviso, inoltre anche sul piano fisico le cose si sono invertite: Daniel corre come un indiavolato, al contrario del classe ’97 che è diventato lento a livello di reattività dei piedi, uno dei punti di forza del suo tennis e che venendo meno lo portano ad arrivare sulla palla con quella decisiva frazione di ritardo. Il britannico ha ritrovato brillantezza e quando un tennista del suo talento acquisisce anche questa dote è veramente un bel vedere oltre che difficilmente si può essere in grado di tenergli testa: così nel momento della verità, non trema e suggella il 6-3 in 43 minuti.

Il parziale finale si apre nel segno dell’equilibrio, previsto dalle anticipazioni della gara ma effettivamente mai pervenuto finora, dovuto ad un innalzamento generale del livello dell’incontro: si assiste infatti, in questo frangente di partita, ai punti più belli dell’intero match, con i due giocatori che si sfidano a colpi di fioretto e di reni tra pallonetti volanti, tocchi sopraffini e passanti girati di schiena. L’inerzia è però cambiata rispetto all’inizio: la rapidità di Evans crea il vuoto, insieme anche ad una crescita sostanziale del servizio british.

Puntuale il break di Dan sul 2-1, che sale ancora grazie ad un’isperata pesantezza del dritto. Il 32enne di Birmingham vede il traguardo avvicinarsi sempre di più, ma deve ancora soffrire nell’ottavo game: si complica maledettamente la vita a causa di un doppio fallo e va sotto 15-40. Sul secondo break point è bravissimo Evans, lo cancella con un complicatissimo smash, tuttavia i rimpianti di Paul sono sulla prima dove un nastro beffardo gli porta via un dritto che sarebbe stato vincente. Tommy annulla un match point, nell’ennesimo quindici spettacolare del set, e ci prova fino alla fine; ma Dan è un treno che non si ferma più: chiude al secondo tentativo, 6-4 in 57 minuti.

A livello statistico, i numeri ci dicono che il match è stato comunque condotto complessivamente da Paul, autore di 40 winners mitigati da 30 unforced, nettamente più conservatrice la performance del nativo di Birmingham: -1 (15/16). Ciò nonostante il match, al di là dei numeri che a volte possono essere fuorvianti, è stato certamente molto godibile, con entrambi sempre pronti a verticalizzare e che si sono esibiti in grandi prodezze a rete o in scambi estremamente entusiasmanti. In sintesi, non ci si è per nulla annoiati.

P. Carreno Busta b. [Q] J. Draper 7-6(4) 6-1 (dal nostro inviato a Montreal, Vanni Gibertini)

È durato un set o poco più il sogno di Jack Draper di raggiungere la sua prima semifinale di un Masters 1000. Dopo un primo set molto combattuto e giocato con grande profusione di energie da entrambe i protagonisti, l’esperienza di Pablo Carreno Busta è venuta fuori e non ha lasciato scampo al suo giovane avversario, che comunque ha fatto vedere di non essere troppo lontano dai livelli di vertice.

Draper ha messo in mostra grande esuberanza fisica, la capacità di iniettare velocità nella pallina con grande efficacia e la capacità di utilizzare il vantaggio di essere mancino. Il tennis ha sicuramente trovato un altro protagonista che farà divertire.

IL MATCH – Dopo la varietà di schemi e le ripetute discese a rete di Evans-Paul, il pubblico serale dell’IGA Stadium ha dovuto tornare ad apprezzare un tipo di gioco più abituale nel tennis moderno fatto di potenti scambi da fondo e ritmo sui palleggi. Si tratta di un terreno di battaglia sul quale Carreno Busta ha sicuramente molta più esperienza di Draper, e infatti all’inizio del match sembrava che lo spagnolo potesse staccarsi agevolmente. Tuttavia, annullando ben sei palle break nei primi due turni di battuta, Draper è comunque riuscito a tenere egregiamente il campo contro il suo più esperto avversario facendo leva un po’ sulla battuta ma soprattutto sul suo rovescio mancino “alla Sock”, con una rotazione molto accentuata e una traiettoria simile a quella prodotta da Norrie ma con molta più velocità.

Ci è voluta più di mezz’ora per completare i primi quattro game, poi però Draper ha cominciato un po’ a pagare la desuetudine a giocare partite di questa intensità concedendo il break per primo al settimo gioco. Tutto sembrava seguire il copione, fino a quando, nel momento di servire per il set sul 5-4, Carreno Busta prima incassava un paio di bei colpi da parte di Draper, poi sulla prima palla break concessa nel match e nel torneo ha commesso doppio fallo regalando il 5-5.

Nel tie-break successivi ci sono stati quattro minibreak nei primi sei punti, poi sul 4-4 Carreno Busta si aggiudicava uno scambio di 31 colpi concluso con un recupero in corridoio su una palla corta, e dopo un’ora e 15 minuti poteva incamerare il primo set.

Su quello scambio lunghissimo probabilmente Draper ha lasciato parecchio di ciò che aveva nel serbatoio, più mentalmente che fisicamente. Carreno Busta iniziava il secondo set come se nulla fosse martellando sulla diagonale sinistra e volando subito sul 3-0, dando così il via alla fuga verso il parcheggio o verso la metropolitana di buona parte degli spettatori, dato che si erano ormai fatte le 23 di venerdì sera.

Il resto della partita è stata quasi una formalità: Draper ha fatto vedere qualche altro lampo di quello che probabilmente di mostrerà negli anni a venire, ma il presente è Carreno Busta, che ha chiuso il match raggiungendo in semifinale Daniel Evans per dar vita a una sfida che non ha precedenti ufficiali a livello ATP.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

Pubblicato

il

Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

Continua a leggere

ATP

Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

Pubblicato

il

Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

Continua a leggere

ATP

ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

Pubblicato

il

Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement