ATP Cincinnati: Isner ha la meglio nella pioggia di ace contro Hurkacz, Murray abdica a Norrie, Shelton stupisce ancora

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ATP Cincinnati: Isner ha la meglio nella pioggia di ace contro Hurkacz, Murray abdica a Norrie, Shelton stupisce ancora

Denis Shapovalov torna a vincere due match consecutivi dopo oltre tre mesi di astinenza. Nick Kyrgios, ci aveva avvisato, crolla contro uno straripante Fritz al servizio

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)
 

Il secondo match in programma sullo Stadium 3, nel Day 5 del Western & Southern Open di Cincinnati, vedeva andare in scena in Ohio uno degli incontri di giornata più interessanti per quanto riguarda la sessione diurna: si sfidavano per la terza volta in carriera la testa di serie n. 8 del tabellone Hubert Hurkacz e lo statunitense John Isner – finalista nel 2013, perse da Nadal -, l’ultimo scontro diretto si era consumato proprio in quel di Mason – nella contea di Warren, sede del torneo – due anni fa, quando ad avere la meglio fu il bombardiere a stelle e strisce per 7-5 6-4. Mentre il primo confronto in assoluto, tra i due protagonisti in questione, è datato stagione 2019: il risultato fu il medesimo del duello verificatosi un anno più tardi, sempre sul cemento nordamericano, a Washington, con affermazione del gigante di Greensboro attraverso un doppio 6-4. Oggi però arrivavano con tutt’altro stato di forma, il polacco era infatti reduce dalla splendida cavalcata della settimana scorsa in Canada, dove ha raggiunto la seconda finale in un Masters 1000 arrendendosi soltanto a Pablo Carreno Busta. Al contrario, il n. 50 ATP ha saltato la trasferta a Montreal, decidendo di rimanere in patria in seguito all’eliminazione nel primo turno del ‘250’ di Atlanta, subita per mano del futuro finalista dell’evento Jenson Brooksby.

HUBERT PAGA LE FATICHE DI MONTREAL – Ciò nonostante aleggiavano alcuni dubbi sulla tenuta fisica del n. 10 del ranking, considerando che Hubi aveva visto decidersi le sue ultime cinque partite tutte al set finale, alle quali poi andava aggiunto l’impegno extra richiesto dal percorso svolto in doppio: Hurkacz oltre all’ultimo atto in singolare, a Montreal, infatti si è spinto sino in semifinale anche nel main-draw di specialità assieme al connazionale Zielinski. Inoltre appurando le performance mostrate all’esordio da Carreno ed Evans, – anche lui è stato costretto agli straordinari nel ‘1000’ della foglia d’acero, con la semifinale raggiunta in singolare e la finale ottenuta in doppio, fra l’altro facendo fuori nel penultimo atto proprio il 25enne di Wroclaw – entrambi estromessi immediatamente dal torneo e apparsi molto prosciugati a livello di energie dalle fatiche canadesi; le perplessità sul come si sarebbe presentato in campo il talentuoso polacco erano più che fondate.

Alla fine, il campione di Miami 2018 si è imposto 6-2 al terzo dopo 2h30 di battaglia senza quartiere, con il primo set vinto da Isner per 7-6(5) chiuso al quarto set ball, stesso risultato ma con ruoli opposti nel secondo parziale; prima che Hubert implodesse per le energie fisiche e mentali spese in Canada. Entrambi hanno scagliato ace a spron battuto: 18 Long John, contro i 14 di Hubi, percentuale praticamente identica di prime in campo ma a fare la differenza è stato l’83% di realizzazione con la prima dell’americano contro il 74% del polacco. Inoltre ad indirizzare realmente la sfida, nei momenti clou dell’incontro, la maggiore intraprendenza di Big John: riscontrabile grazie ai 41 vincenti messi a referto a fronte di 30 unforced. Dall’altra parte sì meno errori, 20, ma anche 13 winner in meno (28), sintomo del braccino avuto dal polacco quando bisognava spingere e la palla pesava di più, forse conseguenza della poca lucidità derivante dalle energie oramai al lumicino.

 

Infine a mettere ulteriore pepe su questa sfida, c’era la grande amicizia che lega i due tennisti, un rapporto di stima reciproca sviluppato a tal punto che spesso giocano in coppia nel Tour. E quando l’hanno fatto, hanno conquistato traguardi prestigiosi – su tutti il trionfo di qualche mese fa a Miami – in realtà gli avremmo dovuti rivedere insieme proprio in Quebec, ma il forfait di Isner ha impedito che il duo si riformasse. Non riesce, quindi, l’allievo di Craig Boynton a centrare il sesto ottavo stagionale nei Masters 1000 su sette tornei di questa categoria disputati, e dunque fermandosi prima del previsto visto che 12 mesi fa anche in Ohio si era spinto sino al terzo turno eliminando Davidovich e Murray.

NORRIE COME A WIMBLEDON, E’ LUI L’EREDE DI ANDY – Tuttavia, certamente, la partita maggiormente suggestiva di questa prima parte di tennis odierno presso il Lidner Family Tennis Center era il derby britannico che ha aperto il programma del Centrale alle 11:00 locali (le 17:00 in Italia): Cameron Norrie contrapposto a sua Maestà Andy Murray. Il sovrano indiscusso degli ultimi decenni della racchetta british, a riprova di come il tempo continui incessantemente il proprio viaggio, è stato però deposto dall’usurpatore gira mondo – ricordiamo che Cam ha origini sia scozzesi che gallesi per via dei genitori, ma è nato in Sudafrica ed è cresciuto in Nuova Zelanda fino ad approdare in Texas, dove si è formato tennisticamente – in rimonta, con lo score di 3-6 6-3 6-4 in oltre due ore e mezza di grande lotta.

Per ciò che concerne l’andamento dell’incontro, pesantissime, per indirizzare l’esito del match, sono state le tre palle break sventate da Norrie nel sesto game della frazione finale in un gioco infinito da 16 punti. Questa tripla chance mancata, di mettere la freccia per il sorpasso definitivo, da parte dell’ex n. 1 al mondo ha chiaramente rivestito un ruolo cruciale nello svolgimento della contesa, permettendo successivamente al campione dell’edizione autunnale d’Indian Wells di piazzare la zampata dirimente nella volata conclusiva. Sir Andy si deve arrendere, nonostante una più che ottima prestazione al servizio in termini di efficacia: addirittura doppia cifra di ace (12) e un eccezionale 83% di realizzazione con la prima. Purtroppo, però, per il tre volte vincitore Major, non è stata altrettanto all’altezza la corposità della propria battuta, avendo messo in campo solamente in 54% di prime e raccogliendo un assolutamente insufficiente 34% di trasformazione con la seconda.

Numeri abbastanza similari anche per quanto riguarda il n. 11 della classifica, che si fa preferire come il più esperto connazionale più per produttività che per costanza con il fondamentale d’inizio gioco – 7 ace, 49% di prime di cui il 74% concretizzate -. Pure la resa della seconda (48%), vede il mancino nativo di Johannesburg assestarsi su una prolificità alquanto misera, quasi speculari anche le percentuali in risposta seppur con un leggero vantaggio di Andy sulla ribattuta alla prima (26 contro 17) e un’opposta minima capacità in più di Norrie nel rispondere al secondo servizio (66 contro 52). Ma se vogliamo realmente scovare il dato che ha fatto la differenza, questo sicuramente è rappresentato dall’abilità nello sfruttare i break point avuti: Cameron ha portato a casa un buon 50% (3/6), mentre Murray ne ha convertiti solo 2 degli undici che si è costruito.

Ma se si vuole riscontrare la grande notizia di giornata, allora bisogna citare il secondo match andato in scena sul Grandtstand, nel quale Denis Shapovalov ha ritrovato due vittorie consecutive in Tour che gli mancavano da oltre tre mesi: correva il mese di maggio e il mancino canadese superò in sequenza Sonego, Basilashvii ed un menomato Nadal per volare ai quarti degli Internazionali d’Italia. Dà lì, il buio pesto più totale con una crisi di risultati e di prestazioni difficilmente invertibile: 9 sconfitte in 10 partite, con una striscia infausta di sei match persi consecutivamente tra l’ultima parte della stagione sul rosso europeo culminata con il Roland Garros e l’intero swing erbivoro; l’unica gioia è arrivata al primo turno di SW19 ai danni di Rinderknech. Un momento no che sembrava non voler lasciare in pace il n. 21 del ranking, neanche sul cemento nordamericano con altre due eliminazioni al debutto a Washington e Montreal per mano di Wolf e De Minaur. Poi il dolce ritorno al sapore della vittoria, che però spezzava solamente una serie di tre KO in fila a partire da Church Road, ed inoltre materializzatosi contro un avversario come Dimitrov – un altro dotato di straordinario talento, ma sempre in perenne ricerca di continuità e che invece deve accontentarsi dei suoi caratteristici alti e bassi.

Tuttavia la vittoria di oggi ha un significato certamente diverso e che forse ci comunica come il periodo negativo sia oramai e finalmente alle spalle per Shapo: Il 23enne di Tel Aviv ha infatti avuto la meglio in rimonta su uno dei giocatori più caldi, Tommy Paul reduce dai quarti canadesi, del momento superandolo per 3-6 6-4 6-3 in quasi due ore di gioco.

SHAPOLAVOV SI RITROVA NELLA PROVA PIU’ DIFFICILE – E’ chiaro che il ritrovare due vittorie consecutive fa acquistare enorme fiducia a Denis per il prosieguo dell’anno; ma ovviamente ci vuole ben altra crescita per sperare di tornare a disputare un appuntamento del circuito da protagonista, upgrade da compiere specialmente al servizio: il talentuoso e imprevedibile canadese è stato difatti autore di 10 doppi, ha messo in campo un poco più che sufficiente 59% di prime, raccogliendo invece soltanto un 35% con la seconda non all’altezza delle sue curve mancine, si possono anche offrire meno opportunità di break (7 contro l’americano, di cui solo 3 annullate). Ciò nonostante può sorridere Shapovalov, visto che comunque aveva perso i due precedenti: peraltro sempre al terzo e soprattutto nel primo risiedeva un certo magone per il nativo israeliano, la finale del 2021 persa a Stoccolma; mentre l’ultimo quest’anno al Queens faceva parte di quei match infestati di negatività che hanno contraddistinto la sua stagione erbivora. Denis eguaglia così il miglior risultato ottenuto a Cincinnati, nel 2018, ma per fare meglio ed approdare negli ultimi otto, l’asticella si alza notevolmente: ad aspettarlo in ottavi ci sarà infatti Daniil Medvedev.

SHELTON ANNICHILISCE RUUD, SORPRENDE GIÀ PER FISICITÀ – Continua in modo dirompente la favola della wc locale Ben Shelton, numero 229 ATP, di fronte all’inossidabile roccia che normalmente è il n. 5 del seeding Casper Ruud. Il fantasmino norvegese, stavolta però si è sciolto davanti alla frizzantezza del campione in carica NCAA impostosi con un doppio 6-3 in 1h09′ di gioco. Il 19enne di Atlanta meno di 15 mesi fa non era nemmeno classificato a livello ATP, ma ha avuto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo a tal punto da poter vantare un record assolutamente invidiabile nel Tour professionistico: 19 vittore e 6 sconfitte. Dopo aver centrato il primo successo nel circuito maggiore contro l’indiano Ramanathan nel ‘250’ della sua città natia, ha – purtroppo a spese azzurre – poi ottenuto in Ohio il primo sigillo in un Masters 1000 e la prima vittoria con un “primi cento”.

Contro il finalista del Roland Garros non aveva niente da perdere, in più poteva godere di grandissima fiducia dopo la prima finale Challenger raggiunta lo scorso weekend a Chicago e persa da Safiulin; e così è stato travolgendo e non lasciando scampo a Ruud, il quale era voglioso di riscatto dopo il comunque ottimo torneo giocato a Montreal ma che gli ha lasciato l’amaro in bocca per l’occasione mancata e forse – con il senno di poi – anche qualche strascico psicologico. Mentre così Casper non riesce ad eguagliare l’approdo ai quarti della scorsa edizione del torneo, Ben può dirsi soddisfatto per il livello espresso, ma soprattutto il suo sogno può continuare. Ciò che balza maggiormente all’occhio di Shelton è il suo stato fisico, è già tutt’ora una bestia di grandissimo spessore. Ricordiamo che i giocatori iscritti ai College americani, che partecipano ai tornei professionistici sono tenuti a restituire il prize money tuttavia siamo certi che anche solo la potenziale scalata in classifica possa rappresentare uno stimolo eccezionale per il resto del torneo.

LE PILE DI KYRGIOS SI SONO ESAURITE – Chi invece ci aveva avvertito che ormai dal serbatoio si era raschiato il fondo, e che quindi da un momento all’altro sarebbe potuto crollare, avvisandoci di non rimanere sorpresi quando quelle ultime gocce sarebbero state sprecate, è Nick Kyrgios. L’australiano non ne aveva veramente più e ha dovuto cedere il passo alla tds n. 11 Taylor Fritz per 6-3 6-2 in meno di un’ora (51 minuti). Ha provato ad accorciare gli scambi il 27enne di Canberra, come fatto sovente ultimamente e pur scagliando 7 ace, per una volta è lui a doversi piegare al sevizio “bomba” altrui: il campione d’Indian Wells ha infatti mostrato una performance d’antologia alla battuta, 70% di prime in campo, straripante 86% di conversione e uno sconvolgente 60% di punti vinti con la seconda. A mettere la ciliegina, la bellezza di 16 ace. Semplicemente inattaccabile oggi con il fondamentale d’inizio gioco, il nativo di San Diego, che proverà a dimenticare l’incubo Evans – lo ha estromesso agli ottavi negli ultimi due tornei – al prossimo round contro Rublev (n. 6 del tabellone).

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

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Programma denso per Sinner, Sonego e Musetti. Berrettini aspetta Acapulco: il febbraio dei tennisti italiani

Dopo un Australian Open deludente, per i principali azzurri è tempo di cercare punti importanti per la classifica verso Indian Wells e Miami: ecco i loro prossimi impegni

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Nazionale Italiana - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Musetti e Berrettini fuori al primo turno, Sonego al secondo: per quasi tutti i principali tennisti italiani è stato un Australian Open sicuramente inferiore alle aspettative. Solo il bilancio di Sinner è sufficiente, essendosi arreso solo al quinto set a Tsitsipas, il finalista del torneo. Chiusa la parentesi dell’estate australiana, con il mese di febbraio gli alfieri azzurri voltano pagina e si buttano a capofitto negli ATP 500 e ATP 250 in calendario con l’obiettivo di mettere insieme punti importanti per la classifica in vista di Indian Wells e Miami. Facciamo allora un breve punto sul programma di febbraio dei principali tennisti italiani tenendo presente che Fabio Fognini è attualmente ai box per infortunio e che l’Italia non partecipa ai Qualifiers di Coppa Davis di questo weekend perchè già ammessa alla fase a gironi di settembre.

Sinner sceglie i tornei indoor europei

Da Jannik Sinner a Melbourne sono arrivati segnali confortanti, ma ora è tempo di migliorare la classifica: l’attuale numero 17 non rende pienamente merito alle sue potenzialità e l’obiettivo non può che essere quello di riavvicinarsi ai primi dieci del mondo per incontrare tennisti del livello di Tsitsipas più avanti degli ottavi nei principali tornei. Ecco perché il programma dell’altoatesino prevede tre tornei sulla superficie forse a lui più congeniale, il veloce indoor. Nel mese di febbraio Jannik ha optato per i tornei europei al coperto: sarà in campo in Francia, nei 250 di Montpellier e Marsiglia. In mezzo l’ATP 500 di Rotterdam a cui l’anno scorso non potè partecipare per via del Covid.

Musetti e la gira sudamericana su terra battuta

Lorenzo Musetti si gode il suo best ranking al n.18, ma ha bisogno di mettere fieno in cascina in questa prima parte dell’anno per difendere con più serenità le cambiali in scadenza da giugno in poi. Per questo – a differenza di quanto accadde nel 2022 – ha optato per un ritorno su quella che rimane la sua superficie preferita, la terra rossa. Giocherà la “gira sudamericana” sul mattone tritato partendo dall’Argentina Open di Buenos Aires (ATP 250), poi si trasferirà in Brasile per il Rio Open (ATP 500), infine volerà in Cile per l’altro ATP 250 di Santiago.

 

Berrettini, settimane di allenamento verso Acapulco

Scelta in controtendenza rispetto ai suoi compagni di Nazionale per Matteo Berrettini, che al momento è iscritto a un solo torneo in questo mese, l’ATP 500 di Acapulco che si gioca a cavallo tra febbraio e marzo. Il tennista romano, nonostante sia scivolato al n.22 ATP, ha scelto – come fanno molti top player – di effettuare un richiamo di preparazione in un mese che può essere interpretato come la vera off-season per i tennisti di vertice. Una mossa che potrebbe essere dettata anche dalla necessità di lavorare sulla forma fisica e sulla prevenzione degli infortuni per puntare ad arrivare al meglio della forma alla stagione della terra rossa europea. Da Montecarlo al Roland Garros, Matteo non difende alcun punto perché l’anno scorso non giocò per infortunio.

Sonego tra l’Europa e i ricchi tornei arabi

Lorenzo Sonego fa all-in e dopo la sconfitta al secondo turno di Melbourne contro Hurkacz punta a disputare quattro tornei in questo mese, con l’obiettivo di tornare saldamente nella Top 50 (oggi è 51). Non ha molti punti da difendere: l’anno scorso di questi tempi raccolse come miglior risultato una semifinale a Buenos Aires. Quest’anno per il torinese niente terra rossa sudamericana ma tornei sul veloce, sperando di ripetere l’exploit di Metz 2022. Vedremo Sonego a Montpellier (250) e Rotterdam (500), poi volerà nella penisola araba, dove è dentro ai tornei di Doha (250) e Dubai (500).

Terra rossa sudamericana per Marco Cecchinato

L’ultimo tennista italiano nella Top 100, Marco Cecchinato (attualmente al numero 95 ATP), ha in programma di volare in Sudamerica per sfruttare i tornei su terra battuta. Attualmente è dentro al tabellone principale di Cordoba, al via la prossima settimana. Poi dovrebbe giocare le qualificazioni a Buenos Aires e Rio De Janeiro; è iscritto anche a Santiago, dove al momento è fuori dal main draw di due posti.

Il febbraio dei principali tennisti italiani: il programma
6/12 febbraio: Sinner e Sonego a Montpellier, Cecchinato a Cordoba
13/19 febbraio: Musetti a Buenos Aires, Sinner e Sonego a Rotterdam
20/26 febbraio: Musetti a Rio De Janeiro, Sinner a Marsiglia, Sonego a Doha
27 febbraio/3 marzo: Musetti a Santiago, Berrettini ad Acapulco, Sonego a Dubai

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Frédéric Fontang, coach di Auger-Aliassime: “Quest’anno punto su Felix vincitore a Wimbledon” [VIDEO ESCLUSIVO]

“Mostrare le emozioni, positive e negative ci sta, ma ci sono dei limiti. Non si tratta solo di vincere o perdere, ma come”. Due chiacchiere con uno degli allenatori del momento, dal 2017 sulla panchina del talento canadese

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Un buongiorno a tutti gli appassionati di tennis di Ubitennis! Prima dell’avvio degli Australian Open abbiamo avuto il piacere di parlare con il coach di Felix Auger Aliassime, Frederic Fontang, che ringraziamo per la sua disponibilità; Frederic è stato nominato e votato dai colleghi coach ATP fra i 5 coach dell’anno 2022, in quanto ha aiutato Felix a raggiungere le Nitto ATP Finals e a scalare il ranking fino alla posizione n.6 del mondo.

D: Per cominiciare ti chiediamo un commento sul’anno appena concluso:

R: Questo è il periodo dell’anno in cui si torna in Australia e si comincia una nuova stagione. Siamo contenti della stagione 2022, Felix ha vinto 4 tornei e si è qualificato per le Finals a Torino, che fra l’altro è una splendida città. Tante emozioni positive e tanti “check” nella lista dei traguardi da raggiungere. Ha vinto la Davis, ha vinto dei tornei anche a livello ATP 500, per cui i prossimi passi sono naturalmente i 1000, gli Slam e il numero 1 nel ranking. Ma la competizione non conosce soste e quindi dobbiamo continuare così.

 

D: La mia prossima domanda riguarda gli aspetti mentali del tennis. Questo sport a volte è chiamato lo sport del diavolo. Dal tuo punto di vista, sotto il profilo mentale, quali i sono i punti di forza e di debolezza di Felix su un campo da tennis? Ad esempio nel 2022 Felix è stato comparativamente più bravo a salvare break point che a trasformarli.

Break point salvati contro top-20 – anno 2022

R: Naturalmente una dei punti di forza di Felix è il servizio e questo lo aiuta parecchio a salvarsi. Mentre quando cerca di convertire una palla break si trova in risposta e quindi ovviamente parte da una posizione di difesa. Ma questa è solo una parte della spiegazione e comunque è un aspetto su cui dobbiamo migliorare. Per quanto riguarda invece la parte mentale, il suo punto di forza è la resilienza. A prescindere dai risultati, che vinca o perda, lui comunque torna il giorno dopo ad allenarsi con un’attitudine positiva, come ad esempio è successo l’anno scorso a Wimbledon e allo US Open, dove ha perso al primo turno. Ma è stato capace di tornare in campo con tutta l’attenzione e il focus necessari per ritornare in carreggiata. È molto consistente, sa dove vuole arrivare e questo è sicuramente un punto di forza di Felix.

D: Continuamo allora sul tema della forza mentale: diciamo che a partire dagli anni ’80/90, soprattutto negli Stati Uniti, la “mental strenght” è diventata un fattore chiave nell’allenamento di un tennista professionista. Mi riferisco in particolare al classico “16 seconds cure” di Jim Loehr (positive phisical response, relaxation, preparation, rituals). Credi ad esempio che queste metodologie siano ancora attuali?

R: Il tennis è una competizione dura, è un po’ come la boxe ma senza contatto fisico. Tutti vogliono imporre il proprio gioco ed essere aggressivi. Ciò significa essere sempre pronti su ogni punto, ogni colpo. Durante gli scambi è fondamentali essere reattivi. E poi tra un punto e l’altro non bisogna abbattersi per un colpo sbagliato, l’importante è rimanere nel presente e focalizzarsi sul punto successivo. Diciamo che una volta si badava più a cercare di mantenere l’aggressività in campo, mentre adesso conosciamo meglio il cervello. Abbiamo più strumenti per capire come funziona il cervello e il corpo, e cerchiamo di applicarli. Con Felix cerchiamo di sviluppare degli strumenti per comunicare e guidarlo al meglio nelle routine, nella preparazione al match e durante il match. Quello che vedo è che oggi la cassetta degli attrezzi sotto questo punto di vista è molto più ricca.

D: Suppongo che sia un po’ un processo di scoperta, in cui si provano cose diverse e si vede cosa funziona; e conta anche quanto il giocatore “compra” quello che si sta cercando di proporre; qual è l’atteggiamento di Felix?

R: È un aspetto su cui siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, assieme alla parte fisica, tecnica e tattica. Ogni giocatore è diverso e bisogna trovare per ognuno le giuste chiavi. Ma stiamo migliorando, per rendere le cose più semplici è necessario essere consistenti ed essere capaci di girare l’interruttore e passare in modalità “competizione”. Inoltre come dicevamo prima è fondamentale non guardare né avanti né indietro ma rimanere sul presente, un po’ come nella vita. Solo che lo sport è un acceleratore, tutto va molto più di fretta.

D: Parlando di emozioni, a volte ti è capitato di vedere Felix dare la sensazioni di arrendersi? Ad esempio a volte succede di vedere un giocatore dare l’impressione di non combattere e lanciare dei segnali negativi in termini di linguaggio del corpo, quando l’avversario trova dei momenti in cui gioca al meglio. Ti è capitato a volte di vedere Felix rivolgersi al tuo angolo durante un match come per dire “e che faccio con questo?” Come gestite queste situazioni? Magari qualche eruzione di rabba per darsi una scossa può essere un’idea?

R: è come con la tecnica, devi allenarti non solo sulla meccanica dei colpi, ma allenarti a ripetere come gestire bene certe situazioni. La frustrazione e la rabbia emerge quando le attese non sono allineate con le esecuzioni. A volte succede ed è normale e le emozioni arrivano. Ma il punto non è bloccare le emozioni, è imparare a gestirle, riconoscerle e trattarle adeguatamente. Per fare questo serve applicare delle tecniche, ma anche queste cose vanno allenate. Nel caso di Felix ad esempio una chiave del suo gioco è l’aggressività, il suo gioco è molto fisico e l’energia che mette in campo deve essere sempre molto alta. Il rischio però è quello di metterci troppa energia e andare fuori giri. Quindi è necessario mostrare intensità, un linguaggio del corpo positivo, per scaricare la tensione ed essere aggressivo, ma quando l’intensità comincia ad essere troppa e le emozioni superano una certa soglia, lui ha imparato a rallentare e riprendere il controllo della situazione. E qui è una questione di applicare gli strumenti giusti: ad esempio concentrandosi sulla respirazione, visualizzando immagini di un certo tipo e azionando delle routine. Tutto questo però va allenato affinchè quando si gioca sul serio le cose escano più naturali.

D: Passiamo ad un aspetto leggermente diverso: qua passiamo a parlare di attitudine: è possibile avere allo stesso tempo uno spirito ferocemente competitivo in campo ed essere una persona normale ed equilibrata fuori? Voglio dire, rifiuarsi di perdere sempre e comunque con tutte le proprie forze è forse uno dei tratti distintivi di un grande campione, come la vedi?

R: Su questo posso esprimere il mio modo di vedere le cose, che è anche il modo di vedere le cose dei genitori di Felix ed è il modo in cui Felix è stato educato. Ad esempio Felix è una brava persona, ma questo deriva dall’educazione. Che una vinca o perda secondo me in ogni caso deve comportarsi bene, dentro e fuori del campo. Inoltre quando uno arriva a certi livelli diventa anche un role-model, anche per i bambini, ed è giusto inviare i messaggi giusti. Per me ci sono delle linee chiare da seguire, ma questo non significa essere remissivi; io credo che uno possa essere un gran combattente in campo, ma rispettando gli avversari e i fan, come hanno sempre fatto Federer e Nadal. Le emozioni non possono essere eliminate, ma in ogni caso ci sono dei limiti. Mostrare le emozioni, positive e negative ovviamente ci sta, ma comunque ci sono dei limiti. Ad esempio anche spaccare una racchetta, può succedere che in un momento di frustrazione succeda, ma anche la frequenza con cui succede conta. Ci sono anche dei bambini che guardano e dobbiamo essere dei modelli. Se ci comportiamo male poi passa il messaggio che per avere successo bisogna comportarsi negativamente. Non è solo una questione di vincere e perdere, ma come.

D: Visto che siamo all’inizio dell’anno, facciamo un piccolo gioco: se dovessi scommettere nel 2023, chi vincerà i tornei del Grande Slam e chi andrà a Torino?

R: A parte Felix, che adesso è in una posizione di potersi presentare per vincere, credo che Rafa, anche se molti dicono che potrebbe ritirarsi, l’anno scorso ha vinto 2 Slam e ha finito la stagione da n. 2 del mondo. Secondo me Rafa rimane il favorito per il Roland Garros nonostante tutto. Per l’Australian Open ovviamente c’è Djokovic. Ci siamo allenati assieme ad Adelaide e Novak è pronto alla sfida. E non dimentichiamo Medvedev. Per i tornei sul cemento insomma Djokovic e Medvedev per me sono i due favoriti e quindi per US Open e Australian Open direi che punterei su di loro. E infine su Wimbledon il discorso secondo me è più aperto. Felix ha già fatto i quarti lì, ha un gran servizio e ha tutte le armi per fare bene. E quindi il mio pronostico è Felix vincitore a Church Road.

D: Da italiano spero che a Wimbledon ci siano anche Sinner e Berrettini come contender…

R: Sì certo, Wimbledon alla fine è il torneo che si presta meglio a sorprese. L’erba è sempre particolare. E Djokovic ovviamente non può che essere fra i favoriti, ma anche Berrettini e Sinner vanno ricordati, Fritz pure non è da sottovalutare.

D: Arriviamo alla fine dell’intervista con le ultime due domande: nei prossimi giorni uscirà su Netflix la serie “Break Point”, dagli stessi produttori della serie “F1 drive to survive”.  Ho visto che nel teaser compare anche Felix, per cui assumo che siate stati coinvolti: ci puoi dare un feedback su questa esperienza? Alla fine deve essere stato qualcosa di nuovo, avere delle troupe televisive che vi seguono anche nei momenti più privati e in spazi dove normalmente i media non hanno accesso. È stato qualcosa che vi ha infastadito? O alla fine è stato un piacere condividere questi aspetti? E infine un’ultima cosa: ci potete dare qualche anticipazione/impressione? Avete visto qualcosa in anteprima?

R: È vero che durante i Masters 1000 e Grand Slam l’anno scorso la troupe di Netflix era presente. Non sempre, ovviamente, però si vedevano prima e dopo i match e anche in palestra o negli allenamenti. Ma si sono comportati in maniera estramente professionale, mantenendo la distanza quando era richiesto. Sotto questo aspetto niente da dire. E lato nostro è vero che all’inizio era una cosa un po’ strana e magari non eravamo molto naturali, ma poi ci siamo abituati ed è stata una bella esperienza. Sul dopo non saprei dirti, ne sappiamo quanto voi: ho visto anche io solo il teaser, per cui non posso aiutarti. Felix ha fatto bene, è stata una storia positiva per cui penso che gli abbiano dedicato spazio, ma non si può sapere. Netflix e i produttori hanno la loro agenda e le loro priorità, anche in termini narrativi. Devono costruire delle storie che siano interessanti e spero che possa riflettere la realtà e che le necessità di mettere insieme una storia rispecchi comunque la realtà.

D: Chiudiamo con un’ultima domanda: in un certo senso i media sono necessari per lo show, ma capisco che a volte possano essere una scocciatura; se potessi decidere come ti piacerebbe che fossero organizzati le cose? Ti piacerebbe che ci fosse magari un rapporto più collaborativo?

R: Credo che i giornalisti siano molto importanti, non solo nello sport. Hanno la connessione con gli atleti, possono raggiungere e diffondere informazioni che altrimenti non sarebbero disponibili. Ma credo che per i giocatori le cose potrebbero essere organizzate diversamente, alla fine è un po’ sempre lo stesso, un po’ monotono. Le domande quasi sempre si ripetono, sarebbe bello che si riuscisse a rendere le cose più interessanti. Alla fine i giocatori sono giovani e sono abituati a destreggiarsi con i social media quindi magari è anche una questione di contenuti; e poi c’è anche un discorso di timing, di quando fare queste cose. Dopo il match ovviamente è necessario parlare con gli atleti, ma anche parlare con i coach sarebbe interessante, anche per avere qualche approfondimento, discutere della preparazione ai match, o anche gli aspetti mentali. Però è importante trovare degli strumenti e istruire un processo per rendere tutto più semplice. Spero che in futuro le cose possano migliorare, di sicuro c’è margine per migliorare.

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Jenson Brooksby si separa dallo storico coach Joseph Gilbert

Termina il sodalizio tra Jenson Brooksby e il suo coach di sempre, Joseph Gilbert

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La nuova generazione del tennis USA sta vivendo un momento d’oro (come sottolineato anche dall’Hall of Famer Steve Flink nella video-intervista col Direttore Scanagatta). Tommy Paul disputa la sua prima semifinale slam in Australia, dopo i successi ad Indian Wells di Taylor Fritz dell’anno scorso e di Frances Tiafoe allo US Open. Sempre più competitivi anche Sebastian Korda e Brandon Nakashima e, ancora a Melbourne, si è messo in luce per la prima volta fuori dal suolo americano anche Ben Shelton.

Aria di crisi invece per un’altra grande promessa d’Oltreoceano, Jenson Brooksby. Per il 22enne di Sacramento, attuale n. 38 del ranking ATP, si tratta di un avvio di stagione complicato. Dopo aver perso al terzo turno a Melbourne per mano del connazionale Paul – nonostante avesse estromesso il Casper Ruud nel turno precedente -, arriva la notizia della separazione dallo storico coach Joseph Gilbert.

Gilbert, tennista professionista da giovane, ha poi continuato la carriera come coach, fondando la sua propria Academy, la JMG Tennis. Molto stimato negli USA per i suoi metodi di insegnamento e allenamento, seguiva Jenson da più di 15 anni. Con la separazione da Gilbert, giunge anche la notizia del ritiro di Brooksby dalla Coppa Davis e del forfait nel torneo di Dallas, un ATP 250 al via tra pochi giorni. Il tennista americano aveva disputato proprio a Dallas una delle tre finali raggiunte finora in carriera.

 

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