WTA Finals, Maria Sakkari: "La semifinale sarà dura al di là dell'avversaria". E sul torneo di Parma...

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WTA Finals, Maria Sakkari: “La semifinale sarà dura al di là dell’avversaria”. E sul torneo di Parma…

Le parole della greca, tre vittorie su tre nel girone: “Una stagione con tanti alti e bassi, ma servirà da lezione”

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Maria Sakkari - Guadalajara 2022 (Twitter @wta)
Maria Sakkari - Guadalajara 2022 (Twitter @wta)

Nonostante sia stata l’ultima a qualificarsi alle WTA Finals, per il rotto della cuffia raggiungendo la finale a Guadalajara, Maria Sakkari è finora la giocatrice migliore del torneo di Fort Worth, oltre alla solita Swiatek. 3 vittorie su 3, e neanche un set perso per la greca, che per il secondo anno di fila raggiunge le semifinali del Master di fine anno, con l’ultimo risultato che recita un netto 6-2 6-3 a Jabeur, risultato che ha estromesso la n.2 del mondo dalle Finals. E con questo gran ruolino di marcia la greca si è presentata alla conferenza stampa post gara, dove finalmente può pienamente sorridere in questo 2022.

D: “Ciao Maria, congratulazioni. Questa è una delle rare opportunità per te di una partita in cui non dovevi vincere per avanzare, e quindi qual era la mentalità entrando in campo, e come sei riuscita a rimanere così concentrata come’eri nel tentativo di trattarla come una qualsiasi altra partita?

Sakkari: “Ovviamente era una situazione nuova per me, perché sapevo che c’erano diversi scenari di chi sarebbe passata come seconda del gruppo. Ma mi piacciono entrambe, ed è stato molto difficile per me distaccare la mia mente da quello. Ma mi sono concentrata solo sul mio gioco e su quello che dovevo fare, ed è stata un’altra grande vittoria, oltre ad un’altra grande opportunità per me di migliorare il mio gioco e fare le cose meglio dell’ultima volta“.

D: “Maria, pensando alla prima partita, parlavi della superficie dicendo che forse ti avrebbe forzato ad attuare un gioco più direzionale. Sono curioso, ora che hai giocato tre di queste partite, se sia cristallino? Perché guardandoti sembra che tu stia giocando come in discesa, dove a volte sembra invece come se stessi giocando un po’ in salita. E tu senti che sia così?

Sakkari: “Credo che abbia giocato il mio miglior tennis quando sono stata molto aggressiva. Ovviamente quando perdi fiducia inizi a dubitare, e inizi a essere più difensiva, facendo qualche passo indietro rispetto alla linea di fondo campo. Il mio obiettivo non è mai stato quello di essere una giocatrice di difesa. Ho, ho la capacità di essere una giocatrice molto offensiva e semplicemente molto aggressiva. Penso che basti aggiungere un po’ di più, andare a rete la prossima stagione sarà la chiave per me, e chiudere i punti un po’ più velocemente mi semplificherà la vita. Ma dovevo tornare alle origini, dopo la convinzione che dovevo tornare a giocare molti colpi, e poi avrei lavorato a modo mio sull’essere più aggressiva. E io penso sia quello che ho fatto negli ultimi mesi

D: “Qual era il tuo livello di fiducia entrando nel torneo, perché non molti vanno 3-0, senza perdere set. E mi chiedo quale sia la reazione a tutto questo?”

Sakkari: “Era certamente più alto del resto della stagione. Ma non è che io mi sentissi inarrestabile o cose del genere. Mi sentivo bene con il mio gioco, ma ho dovuto soffrire molto nelle ultime settimane. Sono dovuta andare a Parma, cambiare il mio orario, giocare sulla terra battuta un torneo di metà stagione, o sul finire, quando non ha senso. E ho dovuto scavare in profondità, ma penso che abbia dato i suoi frutti. Guardando indietro, farò lo stesso. Non è che ho goduto di queste settimane, ma penso che sia per questo che sto giocando molto bene in questo momento. Le partite perse contro Mayar e contro Parks a Ostrava (giocatrici molto brave) mi hanno fatto solo rendere conto che ho bisogno di intensificare il mio gioco e fare delle cose diversamente. E penso siano state due belle sveglie

D: “Mi chiedevo quanto la situazione del round robin stia effettivamente influenzando come segui un torneo? Perché durante un torneo normale è abbastanza semplice. Hai un avversario, tu vinci, ne hai un altro. Qui è molto diverso. Ti preoccupi di cosa sta succedendo nel tuo gruppo? Hai il tuo allenatore che studia cosa sta succedendo nell’altro? È fonte di distrazione? Come influisce sul tuo lavoro quotidiano? O su come ti avvicini alle partite?

Sakkari: “Sto guardando tutte le partite, ma allo stesso tempo non mi interessa davvero cosa sta succedendo finché non si arriva alle semifinali. Perché dovrei preoccuparmi sin dall’inizio se non so nemmeno se raggiungerò le semifinali? Quindi è ora il momento di curarsene e vedere chi sarà la seconda dell’altro gruppo. Ma, ancora una volta, siamo tutte giocatrici molto rispettate, e sarà molto dura qualunque cosa accada. Non sono del tutto concentrata su ciò che stava, o che sta succedendo, nell’altro gruppo, ma è bello spendere il tuo giorno libero guardando tennis“.

D: “E ora che sei arrivata in semifinale, puoi dirci qualcosa sulla tua prossima avversaria? Sarà una tra Dasha e Caro. Un paio di parole su entrambe?

Sakkari: “Due giocatrici davvero molto differenti. Penso che Caroline abbia uno stile di gioco che nessuno altro ha; è un metro all’interno della linea di base, prendendo tutto in anticipo e con un colpo molto forte. Quindi sarà una tattica completamente diversa rispetto a se dovessi giocare contro Dasha. Entrambe hanno avuto molto buone stagioni, e Dasha è tornata ad essere una delle prime 10 tenniste dopo esserlo stata da giovanissima. Ci vuole molto coraggio. Quindi per entrambe in realtà, perché entrambe avevano lo stesso situazione. Hanno due stili molto diversi, ma mi fido del mio gioco e continuerò a fare quello che sto facendo

D: “Un’altra cosa, sulla decisione di andare a Parma. Qualcun altro avrebbe potuto pensare, ‘ok, siamo verso un’altra stagione, non mi sento bene e ho intenzione di iniziare a costruire verso il prossimo anno‘. Ma hai avuto questo atteggiamento di prendere qualunque cosa fosse accaduta, e sei andata, come hai detto, giocando sulla terra e tutto il resto. Sono curioso, è stata una tua idea? O di qualcun altro della tua squadra che lo diceva ma tu non volevi? O volevi?

Sakkari: “L’idea è stata di Tom. Ed è stato davvero difficile decidere di andare lì, perché era la settimana di Portorose, o quella prima. Io non era pronta mentalmente per andarci, e non è stato facile, subito dopo gli US Open, tornare ad allenarsi sulla terra, cambiare il tuo stile di gioco e poi andare lì. E stavo perdendo il primo set di quasi tutti gli incontri. E poi dovevo scavare in profondità e iniziare a giocare in modo diverso, mentalmente non è stato facile, è stata una settimana molto faticosa. Il letto era pessimo, non riuscivo a dormire la notte. Quindi non è stato eccezionale, ma eravamo in Italia, quindi c’era positività

D: “Stavi pensando di non giocare a Guadalajara. E ora dopo tre settimane siamo qui, puoi un po’ parlare di quell’aspetto dello sport per cui le cose cambiano così in fretta, e nessuno sa quando questi cambiamenti stiano per accadere?

Sakkari: “Dopo una sconfitta a San Diego, avevo appena detto a Tom ‘chiamali, non posso fare questo di nuovo’. Ma lui mi disse di prender tempo e decidere la mattina dopo. E sì, grazie a Dio sono andata a Guadalajara, tutto sarebbe stato diverso altrimenti, a volte basta prendere tempo e pensare. Solo pensare con la mente tranquilla aiuta, non prendere decisioni avventate. Ma è interessante in questo la stagione, che è stata molto, direi interessante. Questa è la parola. Ci sono stati molti alti e bassi ma allo stesso tempo, come dicevo più volte, è stata una lezione per me e mi atterrò a quello perché non voglio solo continuare a lamentarmi“.

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