Australian Open, Stosur lascia anche in doppio: "Il tennis è tutta la mia vita, continuerò a farne parte"

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Australian Open, Stosur lascia anche in doppio: “Il tennis è tutta la mia vita, continuerò a farne parte”

La conferenza di congedo di Sam Stosur, prima di chiudere anche sul campo di Melbourne. Un futuro da coach in vista? “Sono sicura che qualche atleta australiano mi terrà molto occupata”

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Samantha Stosur saluta il suo pubblico all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)
 

Smantha Stosur ha annunciato la fine della propria carriera professionistica al termine dell’Australian Open 2023, attraverso l’ultima conferenza stampa Pre-Torneo della sua vita tenutasi nel Media Day della 111esima edizione dello Slam di scena a Melbourne Park. Dopo aver appeso la racchetta al chiodo in singolare un’anno fa proprio nel Major di casa, la 38enne di Brisbane appone il sigillo anche alle sue attività agonistiche da specialista del doppio femminile e del doppio misto che l’hanno accompagnata negli ultimi dodici mesi di Tour di prima di salutare una seconda volta – ed in questo caso definitivamente – il tennis ancora e per sempre dinanzi al pubblico Down Under. 8 titoli Slam con Best Ranking di n. 4 WTA – mentre è giunta in cima alla classifica nella disciplina di coppia -, il manifesto di una grande esponente della racchetta mondiale degli ultimi vent’anni. Prima delle domande dei giornalisti, il lungo omaggio del CEO di Tennis Australia nonché Direttore dell’Happy Slam Craig Tiley che alla conclusione della chiacchierata di Sam con i media le ha donato un ossequio floreale.

Craig Tiley: “Prima di tutto, grazie Sam [Stosur, ndr] (sorridendo). È stato surreale camminare al fianco di Samantha per venire qui in sala stampa, perché mi sono reso conto che questa sarebbe stata la sua ultima volta a Melbourne in cui si sarebbe recata dinanzi ai giornalisti per rispondere alle loro domande. Posso garantire, tuttavia, che certamente non sarà l’ultima volta in assoluto che i Media vorranno intervistarla poiché ciò che ha fatto Sam nella sua carriera da tennista trascende ben oltre il campo da gioco e si riverbererà in qualunque cosa decida di fare o deciderà di essere dopo il tennis. Sicuramente, però, sappiamo che rimarrà nel nostro mondo per aiutarci a sostenere la prossima generazione di atleti che si sta affacciando al professionismo. Ho molti bei ricordi relativi al mio legame con Sam. Quando sono arrivato in Australia, era solo all’inizio della propria carriera, mi riaffiorano nella memoria le sue grandi partite, delle autentiche battaglie. Il modo in cui gestiva i vari momenti di quelli incontri, mi schiarì sin da subito l’idea di trovarmi di fronte ad una giocatrice che avesse la stoffa della campionessa. Non avevo alcun dubbio, che in futuro avrebbe goduto di un grande successo. E difatti così è stato, ti sei laureata più volte vincitrice degli eventi del Grande Slam sia nelle specialità del misto che doppio, ma naturalmente il tuo più grande traguardo rimane il titolo allo US Open. E’ altrettanto bello e piacevole appurare come il tuo team sia stato al tuo fianco nel tuo lungo ed importante viaggio, praticamente dall’inizio alla fine. Anche se sono a conoscenza del fatto, che tu abbia dato la possibilità a due membri della tua squadra di dedicarsi a nuovi progetti riguardanti giovani promesse e quindi di non essere qui con te in questo ultimo ballo. Infine Sam, io e tutti coloro che lavorano per Tennis Australia volevano porgerti un ringraziamento speciale a nome di tutto il movimento australiano per quello che la tua figura ha rappresentato per il gioco, ma anche per quello che ha significato per ognuno di noi a livello personale. Sei stata una luce brillante per ogni singolo atleta o allenatore, dalla quale trarre costantemente grandi lezioni. Posso descrivervi, una lunga lista di tuoi pregi e valori incommensurabili: la tua etica del lavoro, il tuo atteggiamento, la tua preparazione fisica e mentale, ma soprattutto il modo in cui ti sei comportata sia nella vittoria che nella sconfitta. Non vedo l’ora di iniziare a collaborare con te, nel prossimo passo della tua vita. Penso che se tu voglia guardarti indietro e riflettere, lo potresti fare con grandissimo orgoglio perché sapresti che hai raggiunto tutto ciò che potevi ottenere. Quindi grazie“.

Samantha Stosur: “Grazie“.

D. Quante lacrime hai versato e quante ne verserai ancora? Guardando invece al futuro, quali sono le tue intenzioni? Cosa vorresti fare, dedicarti ad esempio alla cucina o al giardinaggio?

Samantha Stosur: “Di cucinare, lo faccio già da diverso tempo. Mentre ho bisogno di sperimentare e affinare le mia abilità nel giardinaggio (sorridendo, ndr). Tornando seri, come ha detto anche Craig [Tiley, ndr], la mia volontà è assolutamente quella di rimanere nel tennis. Perché semplicemente è stata tutta la mia vita, per cui in qualche modo mi piacerebbe ancora esserne coinvolta. Devo però ancora capire esattamente cosa sarò in grado di fare, o cosa vorrò fare nello specifico. Ma ripeto, ho talmente così tanta passione per questo sport che sono molto interessata a vedere come proseguirà la carriera delle altre giocatrici. Troverò di sicuro qualcosa da poter fare nel tennis. Se poi non dovessi trovarla rapidamente, mi dedicherò inizialmente alla vita domestica. Immagino che il mio peso nei prossimi mesi aumenterà decisamente. Non potrò più farla franca come in passato (sorridendo, ndr). Ma sì, qualunque cosa sia non vedo l’ora di dare inizio a questa nuova fase della mia vita“.

D. Da un punto di vista strettamente pratico, in tutta la tua carriera hai condotto una vita in perenne viaggio verso varie località mondiali. Un tipo di vita che potremmo definire “nomade” che praticamente tutti i giocatori di tennis vivono per dieci anni o anche oltre. Come ti appresti ad un cambiamento radicale nel quale non dovrai ogni settimana prendere un nuovo volo, vivere costantemente con la valigia in mano e fare il check-in in Hotel?

Samantha Stosur: “Ci sono sicuramente alcune parti della vita da tennista, e penso che in merito a questo aspetto posso parlare per qualunque giocatore o giocatrice, che alla lunga stancano. Ad un certo punto della carriera, si è stufi di dover sempre preparare la valigia e salire su un nuovo aereo. Dopo che lo fai una quantità infinita di volte, diventa noioso nonostante in passato al contrario ti era sembrato piuttosto divertente. A volte avresti voluto essere a casa, per non ripetere per l’ennesima volta la routine che eri invece obbligato a seguire. Però avendo avuto questa vita, sono altrettanto sicura che dopo tre mesi ferma in casa avrei prurito ai piedi e sarei costretta ad intraprendere un viaggio perché è quello a cui siamo stati abituati per gran parte della nostra vita. Quando mi troverò in quella situazione, andrò certamente in vacanza. Una tipologia di viaggio divertente (sorridendo, ndr), che avrei voluto compiere maggiormente durante i miei anni di carriera ma che quasi mai ho potuto fare quando avrei voluto. Non andrò però in vacanza dopo il torneo, perché ora ho voglia solo di tornare a casa e avere del tempo per me. Sarà un ritorno a casa, indubbiamente molto diverso da quelli che ho vissuto in passato. Tuttavia devo essere sincera e dire che ci saranno delle cose che mi mancheranno del non poter più viaggiare per il Tour, ovvero ciò che mi ha portato ad essere una tennista professionista. Perché spesso ci si dimentica, che vi è molto di più oltre al campo; ci sono i valori. Non credo comunque che mi annoierò o farò troppa fatica a scegliere cosa fare, una volta appesa la racchetta. Sarò molto impegnata, ne sono certa. Come ho detto anche prima, sono molto appassionata di questo sport ed in particolare degli atleti australiani. Sono sicura che qualcuno di loro, mi terrà molto occupata“.

D. Volevo riallacciarmi a quello che hai detto per chiederti, quale aspetto della vita da tennista ti mancherà di più o quali saranno quelli più difficili da abbandonare e che avranno bisogno di più tempo per essere lasciati alle spalle?

Samantha Stosur: “Senza dubbio, scendere in campo e giocare in modo competitivo. Ma ovvierò a questa mancanza, continuando ad esprimermi su un campo da tennis pur senza essere più un’agonista. Anche se invece devo ammettere, che la preparazione di una partita sarà un momento che non rimpiangerò. Non è quasi mai piacevole, perché sei nervosa e stressata. Le persone attorno a te si limitano a dire che è in arrivo per te un nuovo match, ma ciò che lo precede a volte è una molto sensazione scomoda da provare e per nulla familiare. Il tuo unico obbiettivo in quegli attimi complessi è semplicemente andare in campo, giocare al meglio e avere così a fine partita persone che ti applaudono poiché ti hanno visto fare qualcosa di buono. La grande difficoltà sta proprio in quei momenti che dividono l’ingresso in campo e l’inizio effettivo dell’incontro. Una sensazione che chiaramente ho vissuto per tutta la vita da atleta. Non avere più questo specifico elemento del mondo del tennis, penso che sarà molto strano per me vivendo e accorgendomi della sua assenza. Ma poi, come ho già detto, nulla sarà veramente terminato. Si aprirà unicamente un nuovo capitolo. Da questo punto di vista, anche l’esperienza da Capitano nella recente United Cup mi ha fornito le medesime sensazioni pur non essendo io impegnata direttamente. Ora so perfettamente cosa si provi a fare il Capitano in BJKC o in Davis. Tuttavia poter giocare di fronte a folle immense, ricevendo un grandissimo sostegno, è il privilegio di cui possono godere solo i tennisti professionisti“.

D. Se ti guardi indietro e ripensi alla tua carriera, qual è il torneo o la vittoria più memorabile? E invece il risultato di cui sei più orgogliosa?

Samantha Stosur: “E’ molto complicato non rispondere la vittoria in singolare allo US Open, perché ovviamente è stato l’apice che ogni tennista vuole raggiungere ovvero vincere un Grande Slam. Era certamente il mio più grande sogno e sono riuscita a realizzarlo. È un momento che non potrò mai dimenticare. Ci sono però anche altre partite della mia carriera da singolarista che spiccano rispetto alle altre, momenti per esempio in tornei più piccoli. La mia prima vittoria in singolare ottenuta a Osaka. Momenti come questo, che naturalmente vengono oscurati dalla vittoria di uno Slam per quanto riguarda l’opinione pubblica ma non per me. Poiché sono tutti passi fondamentali compiuti lungo la strada, propedeutici per arrivare anche al successo di New York. Ho moltissimi ricordi davvero piacevoli degli eventi di secondo piano, che hanno invece rappresentato fasi cruciali della mia carriera. È davvero difficile sceglierne soltanto uno. Ce ne sono svariati, guardandomi indietro. Quindi posso ritenermi molto fortunata a poter avere così tante belle immagini da custodire nella memoria, sia quando da vincente sia da perdente dentro e fuori dal campo o ancora quando ho viaggiato. Mi sono divertita molto durante tutti questi anni, ho avuto l’opportunità di incontrare così tante persone che mi hanno dato veramente tanto. È stato bellissimo potersi trovare e soggiornare in qualsiasi parte del mondo“.

D. A che punto pensi che si trovi in questo momento il tennis femminile australiano? Qual è il futuro ruolo che potrà svolgere nel panorama del tennis mondiale?

Samantha Stosur: “Spero in questo senso di avere un’influenza attiva, visto che sarò ancora coinvolta nel tennis. In generale, mi è dispiaciuto molto che Ajla [Tomljanovic, ndr] si sia dovuta ritirare dall’Australian Open e abbiamo anche Dasha [Saville, ndr] infortunata. Ciononostante, c’è un intero gruppo di giovani ragazze che sta davvero spingendo per cercare di entrare tra le prime cento del ranking. Sono persone fantastiche, tenniste molto preparate che stanno dando tutto per diventare il prossimo gruppo consolidato del tennis femminile australiano. Sono sicura che arriveranno al loro obbiettivo. Hanno soltanto bisogno di superare il prossimo piccolo ostacolo, poi per loro sarà tutto più facile. Tutte sono già arrivate tra le prime 130 WTA, si sono dunque avvicinate tantissimo all’obbiettivo però poi sul più bello hanno mollato. Penso che il successo porti ad altro successo. E’ solta una questione di ritrovare la fiducia perduta. Devono solamente avere un pò di pazienza, per poter superare quella barriera. A quel punto sicuramente si affermeranno. Aldilà di questo, tuttavia, credo sia un vero un peccato non poter contare su Ajla e Dasha nel tabellone di quest’anno“.

D. Qual è secondo te l’importanza che rivestono attualmente il tennis e questo torneo nello specifico, per gli appassionati australiani di sport? Come descriveresti il peso delle pressioni e delle aspettative che un australiano avverte nel provare a fare bene qui a Melbourne?

Samantha Stosur: “Questo evento è uno dei più grandi del calendario tennistico. Ma in Australia non è ‘solo’ questo, è uno dei più grandi eventi sportivi in assoluto che puoi ammirare nel nostro Paese. Siamo molto fortunati in Australia a poter ospitare uno dei quattro tornei del Grande Slam, a giocare a tennis in una Nazione che ha avuto un ruolo nell’origine di questa disciplina. Ora vivo a Melbourne, quindi è diventata ormai la mia città. Dobbiamo essere fieri di tutto questo, abbiamo un’opportunità incredibile facendo da cornice ad uno dei più importanti appuntamenti mondiali del panorama sportivo. Penso che essere australiano, francese, americano o inglese, sia nel tennis un aspetto che ti rende privilegiato. Giocare uno Slam in casa, tira fuori davvero il meglio da molti giocatori, se non da tutti. Amiamo giocare di fronte ad amici e familiari perché sentiamo il loro forte sostegno. Abbiamo l’intero pubblico che ci sospinge. Non c’è niente di meglio. Come ho detto, ci sono anche altre pressioni che ne scaturiscono, ma sono certa che nessuna persona scambierebbe mai essere in questa posizione con qualcos’altro“.

D. Guardando indietro alla tua carriera, quando pensi ai tuoi successi, ai titoli, al trionfo allo US Open, ma anche alla finale di Parigi o alle tue affermazioni in doppio, resti sbalordita da ciò che hai realizzato? Se ti guardi indietro, pensavi di poter ottenere tutto quello che hai ottenuto? Qual è la tua considerazione personale su ciò che hai fatto?

Samantha Stosur: “Non sapevo cosa avrei potuto fare ad inizio carriera. Ho sognato cosa mi sarebbe piaciuto realizzare. E non solo, sicuramente, ho raggiunto tutto questo ma sono andata ben oltre i più rosei sogni. Ho fatto tutto il possibile per poter essere la versione migliore derivante dalle mie potenzialità. Se l’allenatore ti suggerisce qualcosa, se ci credi veramente ci proverai finché non ti riuscirà. Quando non riuscivo a far funzionare qualcosa nel mio gioco, la affrontavo come un’opportunità per migliorarmi e di questo sono estremamente orgogliosa. Così come lo sono di come mi sono comportata in campo. È sempre stato importante per me competere sì duramente, ma mostrarmi sempre così com’ero. Se vieni dominata sul campo, accettalo. Stringi la mano e prova a fare di più il giorno successivo in allenamento. Ogni vittoria o sconfitta mi ha portato a progredire. Ho sicuramente ottenuto molto più di quello che avrei mai potuto immaginare. Quindi posso lasciare essendo molto orgogliosa di me stessa“.

(Omaggio floreale e Applausi).

Samantha Stosur: “Devo comprare un vaso più grande (risate, ndr). Grazie, Craig“.

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