La WTA ritorna in Cina. Simon: "Quando una strategia non funziona, non si può continuare a fare sempre la stessa cosa"

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La WTA ritorna in Cina. Simon: “Quando una strategia non funziona, non si può continuare a fare sempre la stessa cosa”

Il Tour femminile tornerà in Cina il prossimo settembre. Tolta la sospensione decisa dopo il caso Peng Shuai

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La foto ufficiale delle magnifiche otto - WTA Finals Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @WTA)
 

Era nell’aria da qualche tempo, ma dopo l’anticipazione di mercoledì pubblicata dal Daily Mail, giovedì è arrivato l’annuncio ufficiale da parte della WTA: il circuito femminile ritornerà in Cina rivedendo la decisione presa nel 2021 a seguito delle denunce di violenza sessuale della tennista Peng Shuai nei confronti di un alto funzionario del Partito Comunista Cinese e della sua successiva sparizione.

Dopo 16 mesi di sospensione delle competizioni in Cina e di sforzi per ottenere i nostri obiettivi originali [ovvero una investigazione indipendente nelle accuse di Peng Shuai e una conversazione di persona con la giocatrice], la situazione non mostra alcun segno di cambiamento. Siamo quindi giunti alla conclusione che non riusciremo mai a raggiungere quegli obiettivi, a solo detrimento nelle nostre giocatrici e dei nostri tornei che finirebbero per pagare un prezzo elevatissimo per i loro sacrifici”.

Per questi motivi abbiamo deciso di togliere la sospensione delle operazioni dei tornei nella Repubblica Popolare Cinese e riprendere a disputare i tornei il settembre prossimo”.

Questo un estratto del comunicato inviato dalla WTA nella giornata di giovedì, nella quale viene di fatto riconosciuto che il danno economico subito dal Tour, dai tornei e, in ultima analisi, dalle giocatrici non è più giustificabile a fronte di risultati che non sono arrivati e che con ogni probabilità non arriveranno mai utilizzando gli strumenti del boicottaggio.

Nonostante la WTA abbia a più riprese negato di essere mai riuscita a entrare in contatto diretto con Peng Shuai, pare comunque che abbia ricevuto rassicurazioni da persone vicine alla giocatrice che al momento Peng Shuai vive con la famiglia a Pechino e sta bene. Così come pare che l’organizzazione abbia ricevuto rassicurazione che le proprie giocatrici e il proprio staff saranno al sicuro in Cina.

In un’intervista rilasciata questa settimana al New York Times, il CEO della WTA Steve Simon ha dichiarato: “Siamo convinti che le nostre richieste non saranno accolte, e quindi continuare con la stessa strategia non ha alcun senso. Abbiamo bisogno di un approccio diverso. I nostri membri ritengono che sia arrivato il momento di ritornare in Cina, dove riteniamo di poter fare la nostra parte, come abbiamo fatto negli ultimi 20 anni, assicurandoci nel frattempo che Peng Shuai non venga dimenticata. Pensiamo che il nostro ritorno possa avere qualche effetto nella sua battaglia”.

Ora che la Cina ha in gran parte rimosso le restrizioni alla mobilità internazionale legate alla pandemia di COVID-19, e nonostante la cancellazione del Gran Premio di Formula 1 originariamente previsto per il prossimo fine settimana ci sono competizioni sportive internazionali che iniziano ad essere programmate in Cina nei prossimi mesi (a partire dalla imminente tappa di Coppa del Mondo di tuffi a Xi’an), la WTA ha deciso di tornare a disputare tutti gli eventi tradizionalmente previsti nel Paese asiatico. A partire dalla settimana successiva allo US Open (il calendario completo non è stato ancora rilasciato) verranno inseriti nel programma gli eventi di Zhengzhou, il WTA 1000 “mandatory” di Pechino, Guangzhou, Nanchang, Hong Kong e il WTA 1000 di Wuhan. Sono state confermati sia il WTA Elite Trophy di Zhuhai e soprattutto le WTA Finals di Shenzhen, con il loro principesco montepremi di 14 milioni di dollari. Le WTA Finals rimarranno nella città della Cina meridionale fino al 2031 come originariamente previsto dal contratto decennale firmato dalla WTA nel 2018.

Steve Simon ha confermato sempre al New York Times che alcuni degli eventi che erano stati creati nel corso delle scorse stagioni per riempire il vuoto lasciato dalla mancanza dei tornei cinesi nel calendario saranno mantenuti, come i tornei di San Diego, Guadalajara e l’evento in Tunisia creato per sfruttare la popolarità di Ons Jabeur.

Naturalmente ci sono alcune giocatrici che non sono d’accordo – ha proseguito Simon – ma la maggior parte sono in favore del ritorno in Cina. Siamo comunque orgogliosi di quello che abbiamo fatto, e se mi trovassi di nuovo nella stessa situazione, ripeterei quello che ho fatto. Ci siamo esposti su un tema molto spinoso, abbiamo fatto del nostro meglio per ottenere i nostri risultati, ma sfortunatamente non siamo riusciti nel nostro intento. Tuttavia abbiamo fatto in modo che la storia di Peng Shuai non fosse dimenticata, e ci siamo assicurati che sia sicura e a casa propria. Ma le cose devono evolversi, non si può continuare a fare sempre la stessa cosa se non funziona”.

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