ATP Madrid, Arnaldi: “Sono senza parole. Ma non sarei qui se non ci avessi creduto”

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ATP Madrid, Arnaldi: “Sono senza parole. Ma non sarei qui se non ci avessi creduto”

L’intervista a Matteo Arnaldi dopo la vittoria su Casper Ruud

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Dal nostro inviato a Madrid

Pochi minuti dopo la fantastica vittoria contro Casper Ruud, un raggiante Matteo Arnaldi raggiunge i giornalisti nella mixed zone. Dopo un paio di domande in inglese, tocca a noi chiedere al 22enne sanremese cosa sta provando dopo questa vittoria.
Come ho detto sul campo, sono senza parole, completamente. Sono entrato con l’idea di vincere, come sempre, però contro il n. 4 del mondo e n. 3 del seeding… Sicuramente sono entrato in campo più libero mentalmente, ma sono una persona che comunque si mette pressione. Sono sceso in campo con un’idea di gioco e oggi mi è riuscita alla perfezione. Sono veramente contentissimo in questo momento, voglio godermi questa giornata e da domani penseremo al prossimo match.

Scendiamo poi sul tecnico, tornando a quanto aveva detto prima ai colleghi in inglese, a cui aveva rivelato che ad un certo punto aveva sentito la pressione. Gli facciamo notare che da fuori non lo aveva dato assolutamente a vedere, giocandola bene sino alla fine. E tremando solo in quell’ottavo game del secondo, quando da 30-0 è andato sotto 30-40 ma poi con tre colpi incredibili ha ripreso il game.
Sinceramente, quando ho servito sul 4-3 e sul 5-4 mi stavo un po’ c…. addosso, < risata generale> avevo un bel po’ di pressione addosso. Lui mi ha un po’ regalato l’ultimo game con due errori che mi hanno dato un bel po’ di fiducia. Ma ho servito bene, sulla palla break, poi anche un ace. Sono molto contento di come l’ho gestita. Mi hanno aiutato molto le esperienze che ho fatto quest’anno a Indian Wells e a Miami, a Dubai, quindi sono arrivato qua con l’idea di dare il massimo come sempre. Sono convinto del lavoro che stiamo facendo, credo stia dando i suoi frutti e ora cercheremo di continuare così.

Tocca ora ad un collega, che vuole sapere da Matteo della costante aggressività e propositività mostrata oggi in campo.
“Sì l’avevamo preparata così, si scivola un po’ su questi campi e non è facile giocare in difesa. Poi se lui inizia a comandare il gioco fa veramente molto male con il dritto. Quindi ho cercato di metterlo in difficoltà sin dal primo colpo: con il servizio, con la risposta molto aggressiva… diciamo di essere sempre aggressivo, snaturando un po’ se vogliamo il mio tennis. Però mi è riuscito alla perfezione, quindi magari potrà essere un’opzione per il futuro” (ride).

Sempre tra le note positive di oggi, gli viene sottolineata l’ottima prestazione a rete, con alcune volée di tocco veramente notevoli.
“Devo andarci convinto a rete, ogni tanto non è così e se ci vai con poca convinzione non la metti di là la volée… Oggi ci sono andato convinto, magari perché avevo meno pressione rispetto agli altri match.”

Tocca di nuovo a noi ed evidenziamo a Matteo come da lunedì, salvo soprese, sarà top 100. Obiettivo raggiunto, come probabilmente anche quello del main draw in uno Slam, a Wimbledon.
Purtroppo per Parigi le liste sono già chiuse, sarò testa di serie nelle qualificazioni a questo punto, ma per Wimbledon cercherò di restare nei 100, mi pare mi scadano solo una cinquantina di punti la settimana prima. Prima vittoria a Barcellona, qui due vittorie, primo top ten. Non lo so…tutto insieme. <risata generale> Un pochino inaspettato, se consideriamo i risultati precedenti. Io ci ho sempre creduto, quello sicuramente, sennò non sarei qua!”

Chiudiamo noi il tempo a disposizione, con un’ultima curiosità: sapere dal giovane tennista azzuro quali differenze ha notato a livello di circuito maggiore, arrivando dal circuito Challenger.
“Secondo me a livello ATP giocano di più tutti i punti. Ogni punto devi vincerlo, mentre invece nei Challeger ogni tanto te ne regalano qualcuno, nei punti importanti fanno qualche errore. Ripeto, sicuramente l’esperienza di Dubai, Indian Wells, Miami è servita, a Dubai ho giocato per la prima volta contro un top ten, Medvedev. E tutta quella esperienza mi è servita oggi.”

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