Vagnozzi: "A Toronto il primo coronamento del tempo e dell'impegno investiti. A New York Jannik si farà trovare pronto"

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Vagnozzi: “A Toronto il primo coronamento del tempo e dell’impegno investiti. A New York Jannik si farà trovare pronto”

“Aver vinto significa molto a livello mentale” afferma l’allenatore di Sinner che in un’intervista al Corriere dello Sport ha analizzato le migliorie del gioco del neo campione 1000

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Jannik Sinner e coach Simone Vagnozzi - Miami 2023 (foto Ubitennis)
 

Non era a Toronto Simone Vagnozzi che ha quindi vissuto a distanza la vittoria fin qui più importante della carriera di Jannik Sinner che poi corrisponde anche al momento più alto della sua vita da allenatore. Nessun rimpianto però, ma solo felicità per un traguardo che sotto sotto tutti sapevano sarebbe stato raggiunto a breve. “E’ il primo coronamento del tempo e dell’impegno investiti in questi anni” – dice in un’intervista al Corriere dello Sport Vagnozzi, che non riesce quindi a nascondere l’ambizione e la consapevolezza che, continuando su questa strada, ci sia spazio per tante altre soddisfazioni. Il trionfo in terra canadese può infatti rappresentare un crocevia determinante: “La conquista del primo Masters 1000 è stata importante per Jannik, ci era già andato vicino a Miami e a Montecarlo. Aver vinto significa molto a livello mentale” – sostiene l’allenatore di Ascoli Piceno.

Ad Alessandro Nizegorodcew, Vagnozzi ha poi riferito della videochiamata di gruppo con Sinner e gli altri membri del team effettuata subito dopo la premiazione a Toronto: “Non abbiamo parlato molto. Jannik doveva ancora andare in conferenza stampa per poi correre a prendere l’aereo in direzione Cincinnati. È stato un veloce ma bellissimo momento di condivisione”. Gli spunti più interessanti dell’intervista coincidono però con le analisi dell’allenatore sul progresso di alcuni aspetti del gioco del suo giocatore: Non esiste più il Sinner che vince quando le accelerazioni vanno a buon fine e perde se arrivano gli errori. Sta imparando a gestire tante diverse situazioni. In una parola: è più solido”.

La disamina di Vagnozzi prosegue così: “Jannik ha inserito nel proprio repertorio variazioni come la smorzata, la volée in controtempo e soprattutto sa giocare maggiormente sull’avversario. Prima pensava ai propri colpi, ora ragiona di più in base ai punti deboli dei rivali”. Per quanto riguarda il servizio, invece, “la percentuale dei punti vinti con la prima è in crescita, così come la velocità media. Può e deve migliorare ancora nell’uso […] Sarà importante inserire altri tipi di battuta, come kick, slice o “al corpo”, per aumentare la percentuale, che a volte è un po’ bassa”.

Vincere un 1000 nell’estate sul cemento nordamericano significa inevitabilmente avanzare la propria candidatura come contender per il titolo allo US Open. A maggior ragione se si occupa la sesta posizione nel ranking mondiale e la quarta nella classifica dell’anno solare. Legittimamente, però, Vagnozzi non si sbilancia e prova a tenere i piedi ben saldi a terra: “Jannik ha un livello di tennis molto alto, anche se gli Slam sono un mondo a parte. In un torneo così lungo, tre set su cinque, è fondamentale spendere meno energie possibili. Noi siamo concentrati sul preparare una partita alla volta. Se ci sarà l’occasione di andare in fondo e vincere, Jannik si farà trovare pronto”.

In chiusura di intervista, poi, Vagnozzi non usa giri di parole per dichiarare l’orgoglio che gli deriva dalla possibilità di allenare Sinner, e “non solo per i risultati che ha raggiunto e che raggiungerà”. L’ex giocatore marchigiano parla infatti così del suo allievo: “Jannik è un ragazzo genuino, che vuole migliorarsi dando sempre il 100%. Questo è l’aspetto che, da allenatore, mi rende più felice”.

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