US Open, Shelton: "Il tennis americano sta tornando protagonista"

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US Open, Shelton: “Il tennis americano sta tornando protagonista”

“È un peccato che due di noi debbano affrontarsi ai quarti”, così l’americano dopo il match contro Tommy Paul.

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Ben Shelton - US Open 2023 (foto Twitter @atptour)
 

Ben Shelton sconfigge per 6-4 6-3 4-6 6-4 il suo connazionale Tommy Paul. Il ventenne americano è al suo secondo quarto stagionale Slam dopo quello raggiunto all’Australian Open dello scorso gennaio perso proprio contro Paul. Ora ai quarti di finale affronterà un altro americano, Frances Tiafoe. Ecco le parole con cui Shelton ha commentato la sua vittoria negli ottavi di finale.

Moderatore: Congratulazioni per una grande vittoria. Non parlerò delle bombe (che hai tirato, ndr). Potresti dirci qualcosa su tuo gioco a rete, che Tommy Paul ha menzionato nella sua conferenza stampa, su quanto è stato perfetto in questo pomeriggio?

Ben Shelton: “Si, penso sia certamente qualcosa di migliorato nel mio gioco. Il gioco a rete è rischioso. Devi provarlo molto in allenamento ma anche integrarlo nei match. Serve colpire una volée in partita e farlo bene perché i margini d’errore sono sottilissimi. A volte colpisci la palla molto bassa rispetto alla rete, ti arriva veloce. Ripeterle continuamente nei match è fondamentale. Più sali, più ti attacchi alla rete in partita, più migliori. Perciò ultimamente nelle mie partite mi sono focalizzato sul trovare la via verso la rete. Ho ampiamente visto dei miglioramenti nel corso del torneo. Penso che anche i doppi aiutino il mio gioco a rete. Ne ho giocati parecchi di recente, alcuni qui negli USA, riuscendo ad arrivare più in fondo nel tabellone del doppio che in quello del singolare. È un altro pezzo che contribuisce al mio sviluppo. Ovviamente voglio vincere i doppi, ma giocarli è importante per me anche come occasione per lavorare su abilità che solitamente non coltivo così tanto.”

D: Adesso affronti Frances. Come lo descriveresti come giocatore e cosa significa per te?

Shelton: “Si, Frances è un giocatore elettrico. È stato una sorta di fratello maggiore per me sin da quando ho iniziato nel Tour e mi ha fatto capire che credeva in me dal primo torneo ATP. Fuori dal campo, è semplicemente un ragazzo fantastico. Ma sul campo, un incubo da affrontare. È bravo in moltissime cose, tra cui animare il pubblico. È uno di quelli che, quando passano in tv, non puoi fare a meno di guardare, per tutto il giorno. Ha un po’ quell’effetto Alcaraz, soprattutto qui a NY. Questo è il suo posto, ci tiene davvero a farsi vedere qui. Avere l’occasione di affrontarlo ai quarti di finale sull’Arthur Ashe è davvero speciale.”

D: In che cosa hai modificato il tuo piano di gioco per Paul oggi rispetto a quando vi siete affrontati in Australia?

Shelton: “Penso che tutti abbiano un piano di gioco fino a che non ricevono un pugno in faccia. È ciò che mi è successo in Australia. Ho fatto senz’altro l’errore di provare a perforarlo a ogni colpo. Lui è uno dei migliori nel Tour a difendersi, contrattaccare e muoversi. Tentare di batterlo sempre con la velocità della palla non è la strada giusta. Oggi ho provato a usare più armi del mio arsenale per essere efficace, a mischiare le carte, buttarlo fuori equilibrio.”

D: Come reagisci all’idea di tre americani negli ultimi otto qui allo US Open? È da molto che non ce ne sono così tanti ai quarti, anche se tutto questo è un po’ una novità per te. Hai sentito qualcosa da chi frequenta l’ambiente da più tempo, per esempio Frances o Taylor Fritz, a proposito di Andy Roddick nel 2003? E magari di quanto sono stanchi di sentirselo ripetere?

Shelton: “È un peccato che due di noi debbano affrontarsi ai quarti. Magari potremmo averne due in semifinale. Penso sia una bellissima opportunità per il tennis americano. È ciò di cui ci parlate sempre no? Chi sarà il prossimo campione del Grande Slam? Chi ce la farà? La mia risposta è sempre la stessa: il tennis americano sta andando in un’ottima direzione e non so chi sarà il prossimo ad aggiudicarsi uno Slam, il prossimo Andy Roddick. Quel che so è che siamo ognuno nel proprio percorso e miglioriamo anno dopo anno. Lo immagino per questi ragazzi e magari avrò anch’io stessa tendenza. Non mi preoccupa troppo che cosa accadrà d’ora in poi. È bello sapere che almeno un americano sarà in semifinale qui.”

D: Sei un giocatore che si accende con facilità, molto emotivo in campo. Come trovi il giusto equilibrio tra questo lato di te e la compostezza necessaria in partita? Hai bisogno di un momento di silenzio per iniziare il punto successivo? Hai qualche trucco?

Shelton: “Si, credo sia fondamentale per me resettare una volta tornato a fondo campo, che sia al servizio o in risposta. Magari mi prendo dai tre ai cinque secondi dopo un punto per esternare l’emozione e poi provo a calmarmi, a fare silenzio, respirare col naso, abbassare il battito e preparami per il punto successivo. È un ciclo. Non sono così euforico sempre, sto imparando a tornare in equilibrio dopo uno sfogo o una forte emozione. Se la sensazione è negativa, tento di cacciarla via dalla testa e rientrare in me per il punto successivo.”

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