Darren Cahill: "Sinner ama giocare per l'Italia: obiettivo Parigi 2024"

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Darren Cahill: “Sinner ama giocare per l’Italia: obiettivo Parigi 2024”

Il super coach australiano di Jannik: “Sa adattarsi ad ogni situazione. Quella pallata di Griekspoor avrebbe fatto arrabbiare tanti, lui invece…”

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C’è tanto di Darren Cahill nel grandissimo finale di stagione di Jannik Sinner. Quando nel febbraio dello scorso anno l’altoatesino aveva interrotto il suo rapporto con lo storico coach Piatti, molti avevano alzato più di un sopracciglio. La successiva scelta di Vagnozzi poi era stata accolta con diffidenza. Successivamente a giugno l’entrata in staff di Darren Cahill – ex coach tra i tanti di Agassi, Hewitt e Halep – aveva scoperto le carte, dimostrando un Sinner pronto a giocarsi tutto pur di arrivare in cima al mondo. Adesso che il 22enne di San Candido sta raccogliendo i frutti di quest’ultimo anno e mezzo passato assieme nessuno ha più niente da ridire sulle scelte fatte in precedenza.

“Non sono sorpreso del livello raggiunto da Sinner in queste settimane – dice Cahill, intervistato dal Corriere dello Sport -. Conosco il tennis che può esprimere e quello che potremo vedere in futuro. Ha ancora ampi margini di miglioramento e, proprio per questo motivo, lavorare con Jannik è esaltante”. Come è nata la convivenza tra il super coach australiano e Vagnozzi? “Affinché due allenatori lavorino bene insieme è necessario, prima di tutto, che siano disposti a collaborare, a inserire delle regole e a sostenersi a vicenda. E così e stato. Simone è la prima voce, il ‘main coach’, ed è per me un onore lavorare al suo fianco. Credo che tra 20 0 30 anni ne parleremo come di uno dei migliori coach del circuito“.

Nella sua carriera il 58enne di Adelaide ne ha allenati di campioni, ma quanti ne ha visti maturi e determinati come Sinner? “Pensando al passato mi vengono in mente gli svedesi Borg e Wilander o alcuni australiani tra cui Cash. La pressione dei grandi palcoscenici non li schiacciava ma, anzi, li spingeva a far meglio. Ed è quello che è accaduto in Coppa Davis a Jannik, che negli ultimi tre mesi, dopo gli US Open, è maturato moltissimo sotto ogni aspetto”.

Cahill su Sinner: “Il Masters 1000 di Toronto è stato il suo trampolino di lancio”

In cosa Sinner è migliorato ce lo dice lui stesso. “Comprende sempre meglio il gioco, conosce ancor di più il proprio corpo, lo ascolta. Sono apparentemente piccoli dettagli che fanno però la differenza. Il lavoro svolto con Umberto Ferrara (preparatore fisico, ndc) negli ultimi due anni sta dando grandi frutti: Jannik è molto più forte, resistente e anche veloce“. Forse è stata la vittoria nel Masters 1000 di Toronto lo spartiacque della sua carriera. “Il trionfo in Canada è stato molto importante, perché si tratta del primo `big tournament’, è stato un trampolino di lancio; ma oltre a quel titolo hanno inciso molto i successi su Top10 e Top5. In questo 2023 ha capito tanti aspetti del circuito ATP. Ha imparato molte lezioni”.

Quali? Siamo andati a scuola. Jannik ha preso spunto dalle sconfitte, dalle delusioni. Ha capito cosa migliorare e come. Negli ultimi mesi sta unendo i puntini“. Un 2022 che ha insegnato molto.Il 2022 è stato un anno di insegnamenti, seppur buono sotto il profilo dei risultati. Credo che Vagnozzi sia stata per Jannik manna dal cielo, perché tecnicamente è uno dei coach più preparati che abbia mai conosciuto. ll mio compito, avendo tanta esperienza nel circuito, è stato più quello di capire quale fosse la giusta direzione da intraprendere per il team ed esser sicuro che tutti la seguissero. Alla fine della passata stagione ho anche capito quanto Jannik tenesse alla Nazionale. L’infortunio a Parigi Bercy gli aveva precluso la possibilità di giocare le finali di Coppa Davis e ci era rimasto malissimo”.

Il coach australiano parla dunque del lavoro svolto negli anni da Piatti, soffermandosi sull’importanza del cambiamento. “Riccardo ha costruito le basi di Jannik portando avanti un lavoro incredibile. Ho però allenato tanti giocatori e a volte è bello avere a che fare con una nuova voce, opinioni diverse, un paio di nuovi occhi. Una rinnovata ispirazione e direzione. Magari fra tre anni Jannik avrà bisogno di nuovi stimoli e sceglierà un altro allenatore. Il cambiamento spesso è importante per il tennista professionista. Credo che Jannik sia destinato a grandi traguardi a prescindere dai suoi coach, è palese agli occhi di tutti”.

Migliorarsi. Forse la parola preferita da Sinner, quasi un mantra. Secondo Cahill qual è il fondamentale che è cresciuto di più nell’ultimo anno e mezzo? “Direi lo slice di rovescio, con cui ha lavorato a lungo con Simone in questi mesi. E un aspetto tecnico che gli ha permesso di sfruttare ancor di più la sua arma principale: il dritto. Uno dei fondamentali più incredibili che abbia visto in tutta la mia carriera”. E adesso in cosa dovrà crescere? La disponibilità al cambiamento è una dote di Sinner: se dovrà cambiare dieta, lo farà; se modificheremo la routine degli allenamenti, non avrà problemi a farlo. Vedrete comunque qualche novità tecnico-tattiche nei prossimi 18 mesi. Servirà tempo per assimilarle”.

Cahill: “Sinner ama giocare per l’Italia, ora l’obiettivo è Parigi 2024”

Secondo il suo allenatore la più grande capacità di Sinner è il sapersi adattare: “Nel tennis ma anche nella vita. E’ felice di passare del tempo con i suoi coetanei e anche con persone della mia età. Jannik è come l’acqua che scorre: è in continuo movimento e crea onde che si dipanano ovunque ci sia bisogno. E’ in grado di adattare la propria personalità, l’umorismo, la sua enorme competitività e di sentirsi così a proprio agio in qualsiasi ambiente. E’ accaduto anche a Malaga“. In che modo? “Ha assorbito l’ambiente Davis totalmente. Sembrava un veterano alla decima finale. E un grande merito di Jannik, che arriva dal profondo del suo essere“.

L’obiettivo Parigi 2024? “I Giochi Olimpici rappresentano una priorità assoluta di Jannik, che ama giocare per l’Italia. Le Olimpiadi sono già nella nostra agenda“. Come descriverebbe Sinner fuori dal campo? “Sorrisi, sempre sorrisi. Molto simpatico, intelligente e ancor più competitivo: il momento peggiore delta sua giornata è quando perde a carte contro qualcuno di noi. A parte gli scherzi, l’energia che trasmette è coinvolgente. In Davis è stato colpito in testa contro l’Olanda. Tutti avrebbero reagito male, lui ha saputo creare l’atmosfera giusta scherzando con Griekspoor. È un ragazzo con i piedi per terra, con un’ottima famiglia. E sono felice perché nel vostro Paese può arrivare una grande spinta al tennis per le nuove generazioni. Tutti, adesso, vorranno scendere in campo”.

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