Ernests Gulbis si è ritirato: tra exploit, cadute, risalite e qualche follia, lascia il tennis un vero “personaggio” di questo sport

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Ernests Gulbis si è ritirato: tra exploit, cadute, risalite e qualche follia, lascia il tennis un vero “personaggio” di questo sport

Con una storia sul suo profilo Instagram, l’ex top10 annuncia di aver chiuso con il tennis, almeno da giocatore. Ripercorriamo alcuni dei momenti più significativi della sua altalenante carriera

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Ernests Gulbis - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)
 

Solo pochi giorni fa avevamo scritto di un Ernests Gulbis ormai senza ranking e da considerarsi a tutti gli effetti come un ex-giocatore, pur mancando ancora un annuncio da parte del lettone, e adesso è arrivata anche l’ufficialità. Con una storia sul suo profilo Instagram, l’ormai ex tennista ha comunicato il suo ritiro dalle competizioni, una notizia che non può di certo considerarsi inaspettata per un ragazzo di quasi 36 anni (classe ’88) e che non disputava una partita dal febbraio del 2023.

Poco più di una anno fa, infatti, Gulbis aveva vinto, pur soffrendo molto e solo al tie-break decisivo, il suo ultimo incontro – un match di Coppa Davis contro l’israeliano Daniel Cukierman (n° 367 ATP all’epoca) – ma lo aveva fatto da n° 289 del mondo e senza dare la sensazione di essere pronto, sia fisicamente che mentalmente, a un altro rientro prepotente nel tennis che conta e che lo ha visto anche diventare top-ten nel corso della sua carriera.

Sì, perché il buon Gulbis, se qualcuno per caso non lo ricordasse, il 9 giugno del 2014 ha raggiunto la decima posizione del ranking, giocando un tennis tanto particolare, soprattutto per la sua strana apertura con il dritto, quanto spettacolare e bello da vedere, specie nei suoi momenti di “buona”. Quel 9 giugno era il lunedì successivo al Roland Garros, un torneo in cui Ernests aveva raggiunto la sua prima (e unica) semifinale slam, battendo tra gli altri Roger Federer in ottavi con una prestazione altisonante. Solo un certo Novak Djokovic lo avrebbe fermato poi nel penultimo atto, ma prima dell’exploit nel major parigino il lettone aveva raggiunto i quarti di finale a Indian Wells e Madrid e aveva trionfato a Marsiglia e a Nizza, incamerando rispettivamente il quinto e il sesto titolo della sua carriera.

Ancor più indietro nel tempo, nel 2010 e prima di infortunarsi al bicipite femorale, Gulbis aveva già battuto Federer (a Roma) e aveva giocato una splendida semifinale con Rafa Nadal nel medesimo torneo, arrendendosi solo al terzo set dopo aver strappato anche un parziale all’assoluto dominatore della terra rossa dei 20 anni appena trascorsi.

Ma il 2014, in fin dei conti, è stato l’ultimo anno in cui Gulbis ha fatto davvero parlare di sé. Dal 2015 in avanti il nativo di Jūrmala non ha infatti più concluso nemmeno una stagione tra i primi 50 tennisti del mondo. Qualche buon risultato, anche sorprendente, è comunque arrivato, come il terzo turno all’Australian Open nel 2020 da qualificato o, sempre da qualificato, gli ottavi a Wimbledon del 2018 superando anche Alexander Zverev, ma tutte quelle performance hanno rappresentato dei meri fuochi di paglia, destinati a spegnersi quasi subito con un ritorno nel circuito Challenger, quello che il lettone ha frequentato più assiduamente negli ultimi anni della sua carriera.

A livello di numeri, Gulbis conclude dunque la sua vita professionistica da tennista con 6 titoli complessivi: oltre ai due già citati e conquistati nel 2014, aveva alzato il trofeo a Los Angeles (2011), San Pietroburgo (2013), e due volte a Delray Beach (2010 e 2013). Troppo poco per quello che Ernests ha mostrato di saper fare, ma la poca continuità, gli infortuni e alcune situazioni extra-campo non gli hanno mai permesso di mantenere lo stesso livello per lunghi periodi.

Oltre ad aver spesso ammesso, lui stesso, di non essere un amante degli allenamenti e del duro lavoro, ingredienti essenziali per qualunque sportivo che voglia mantenere un certo livello, Gulbis è spesso ricordato anche come colui che, proprio dopo la semifinale al Roland Garros, sperperò in una singola sera al casinò tutto il montepremi incassato.

Non esattamente un modello da seguire, dunque, anche se i tentativi di risalire ci sono sempre stati, dopo le cadute. Ultimo in ordine di tempo quello di inizio 2022, quando il lettone si è affidato al Piatti Tennis Center di Bordighera per rimettere in sesto il lato tecnico del suo tennis, ma soprattutto la parte atletica, altro aspetto che non ha mai curato più di tanto.

Un tentativo, quest’ultimo, vano, con i ricordi dei bei tempi che furono ormai troppo lontani e la mente forse non più disposta a rigettarsi nella mischia. Quel che è certo, però, è che un personaggio come Gulbis al tennis e agli appassionati mancherà. Ma la vera domanda è: a Gulbis mancherà il tennis?

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