Musetti merita di sfidare ancora Djokovic. Sinner riparte sul “rosso” contro Korda, va verso la conferma di n.2 ATP

Editoriali del Direttore

Musetti merita di sfidare ancora Djokovic. Sinner riparte sul “rosso” contro Korda, va verso la conferma di n.2 ATP

Tre azzurri ancora in corsa. C’è anche Sonego. A Matteo Berrettini non era giusto chiedere un altro miracolo. Out Alcaraz, aumentano le chance di Jannik di difendere il secondo posto mondiale

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Non c’era da aspettarsi troppo da Matteo Berrettini. Nel tennis di oggi è difficile fare veri miracoli. Un conto è un mezzo miracolo, un altro conto è un miracolo intero. Matteo è arrivato a Montecarlo lunedì pomeriggio e si è allenato per un’oretta. Questo martedì mattina è riuscito a scambiare solo 10 minuti di palleggio con Sonego sotto le gocce di un cielo plumbeo che ha fatto ritardare di oltre due ore l’inizio delle gare.

 Ma passare dai 35 gradi di Marrakech, a 500 metri di altitudine, sul livello del mare e su un campo allentato dalla pioggia, è stato chiedergli troppo.

Il mezzo miracolo lo aveva già fatto rientrando molto più rapidamente del previsto – “Non me lo aspettavo davvero” – fra i primi 100 del mondo e vincendo un torneo ATP 250, dopo aver lottato con giocatori non compresi fra i primi 50 del mondo, Munar, Navone, Carballes Baena, ma comunque molto più preparati agonisticamente e atleticamente di lui.

In aggiunta a tutto ciò Kecmanovic ha giocato, a detta del mio amico e collega serbo Vuk Brajovic, una delle sue migliori partite di sempre sulla terra battuta.

Ha servito meglio di Berrettini, e non solo per numero di ace (4 contro 1, e 0 doppi falli contro 1), facendo l’80 per cento dei punti quando ha messo la prima di servizio. Matteo ha tenuto una percentuale di prime più che dignitosa ma servendo a 3/5 di velocità, tant’è che ha fatto meno del 50% di punti anche quando ha messo la prima. Un risultato ben diverso da quello che era solito ottenere ai bei tempi. Ha fatto infatti 16 punti su 33D’altra parte, ha anche commesso 16 errori gratuiti. E ha sbagliato tanti dritti, altro dato inconsueto per “The Hammer”.

Anche Kecmanovic, di cui ho scritto a lungo ieri raccontando il suo percorso da “enfant-Prodige” e di doppio vincitore dell’Orange Bowl –si è imbattuto in una lunga serie di problemi probabilmente psicologici, in parte dovuti anche a una malattia della pelle che non gli ha risparmiato il viso e che per un teenager non poteva non costituire un notevole problema – non è un top-50 attualmente, ma a parte il fatto che è stato anche n.26 poco più di un anno fa, ha certamente qualità tecniche da primi 30 del mondo.

Non era il miglior avversario da incontrare per Matteo in queste circostanze, ma ha ragione Matteo a considerarsi ottimista sul proprio avvenire. Giocherà Madrid, grazie al ranking protetto, poi Roma dove avrà wild card (che giustamente la FIT ha dato a lui come a Fognini) e ha sorriso in conferenza stampa quando gli è stato ricordato che grandi cose si aspettano da lui soprattutto per la stagione sull’erba, visto oltre che finalista a Wimbledon è stato anche doppio vincitore al Queen’s…e poi c’è tutta una vita di brillanti risultati sul “verde”: “Non ci voglio pensare…anche per scaramanzia”. E lo si capisce: un Wimbledon lo ha mancato per via del Covid.

Al suo match era presente anche il suo coach di 13 anni ininterrotti, Vincenzo Santopadre, ora allenatore del francesino Van Assche. Matteo ha detto di trovarsi molto bene con il nuovo coach Francisco Roig: “Abbiamo cambiato diverse cose, cerco di dare maggiore ampiezza ai miei movimenti, in particolare con il rovescio riesco a dare maggiore profondità…tanti mi hanno detto di aver già notato certi cambiamenti. Ma anche con il mio nuovo team, che è simpatico e non si comporta da generale del’esercito, mi trovo bene. Ho fiducia insomma…”

Si è studiata a lungo anche la sua situazione fisica, gli infortuni in parte dovuta alla sua scoliosi congenita, ad una postura condizionata che ha forse influito anche sui suoi problemi addominali.

Insomma, solo chi trascurava troppe cose, poteva pretendere che fosse già competitivo contro l’ottimo Kecmanovic visto oggi. Un inciso…” personalizzato”: il tennista serbo è nato il 31 agosto 1999, mio stesso giorno di compleanno: appena 50 anni esatti di divario anagrafico. Almeno con Andrei Medvedev, anche lui nato il 31 agosto ma nel 1974, gli anni di differenza erano 25!

Diamo tempo al tempo. Berrettini che – visto che siamo in tema di compleanni – compirà i 28 anni il prossimo venerdì, sembrava avere in programma anche il torneo di Monaco, ma dovrà abituarsi per il momento a vivere giorno dopo giorno. “Non potevo immaginare di arrivare in fondo a Marrakech…e nei prossimi tornei dipende se vado avanti o mi fermo prima…”.

Che riesca a risalire fino a n.6 del mondo è difficile, difficilissimo. Ma lui è motivatissimo e secondo me visto che fra i top-20 non ci sono fenomeni che abbiano servizio e dritto di “Berretto” (progredito per ora di rovescio) entro i top-20 io conto che risalga.

È stato “ripescato” Lorenzo Sonego, doppio lucky loser perché riparte dal secondo turno (com’era successo anche a Nardi a Indian Wells se non erro) grazie al ritiro di Carlitos Alcaraz. Chissà che non sia un segnale premonitore per Lorenzo che, in fondo, con Auger Aliassime può giocarsela abbastanza alla pari. Lo ha battuto una volta, l’ultima a Dubai nel 2023, ci aveva perso quello stesso anno a Rotterdam e anche nel 2020 ad Amburgo (terra rossa, 6-2,7-6, ma troppo tempo fa per avere un peso). Intanto aumentano le possibilità che Sinner, se non perde prima delle semifinali, mantenga il suo secondo posto in classifica mondiale. Alcaraz non giocò qui neppure lo scorso anno, quindi poteva soltanto migliorare i suoi punti ATP…

Fra Roma e Parigi invece è proprio Sinner (sconfitto nel 2023 al terzo turno da Cerundolo e al secondo turno da Altmaier a Parigi) che dovrebbe poter far salire il suo vantaggio nei confronti dello spagnolo che a Roma perse al terzo turno dall’ungherese Maroszan e a Parigi in semi da Djokovic.

Oggi però c’è il ritorno sulla …terra (suona buffo a scrivere così) di Jannik Sinner dal giorno del brutto k.o. del Roland Garros con il tedesco Altmaier. Trova Korda, quando molto si aspettavano che gli sarebbe capitato quel …matto di Davidovich Fokina, finalista qui al Country due anni fa ma assolutamente imprevedibile. L’ho visto perdere un match servendo sul match point dal sotto…nemmeno fosse Bublik, altro matterello di prima categoria.

Insomma, con Korda la partita, al di là del bilancio in parità- Sinner ci ha perso a Adelaide nel gennaio 2023, ci aveva vinto sul cemento a Washington nel 2021…ma la terra rossa non è la superficie prediletta per nessuno dei due – sembrerebbe avere in Sinner il favorito. Non ho sott’occhio le quote, che per noi segue sempre il competentissimo Pellegrino Dell’Anno – guardatele voi che potete – ma penso che in Italia i bookies cercheranno di scoraggiare le scommesse sul ragazzo della Val Pusteria.

Intanto in tarda serata (meno male che questo non era un torneo con la sessione serale) ben dopo le 21,40 Lorenzo Musetti ha giocato una gran bella partita contro Fils che sebbene abbia uno stuolo di coach (Bruguera e Grosjean, ma c’era anche Ljubicic come responsabile tecnico della federazione francese) poteva perdere ancora più nettamente di quanto ha perso: 6-3,7-5. Lorenzo è stato molto ispirato, fino a quando ha servito sul 5-2 nel secondo. Lì ha forse avvertito la pressione di dover vincere …troppo presto, ha commesso un doppio fallo e ha subito il primo break della sua partita. E poi sul 5-4 un altro break giocando lui con il braccino mentre Fils si esaltava e conquistava 3 game di fila: 12 punti a 1 per il francesino di Metz.

Alla fine, Lorenzo si è riguadagnato il terzo turno contro Djokovic: ma solo dopo un 7-5 improvvisamente molto sofferto.

Djokovic gioca molto meglio di un anno fa, per aver saggiamente deciso di lasciare Miami e di venire a prepararsi per tre settimane di fila sulla terra rossa del Principato dove Novak ha vissuto per anni. Ma questo torneo lui lo ha vinto due “sole” volte, nel 2013 e nel 2015, battendo rispettivamente Nadal e Berdych in finale.

In conferenza stampa Novak è apparso molto convinto delle proprie possibilità. “Da anni non giocavo bene qui come oggi, una delle mie migliori partite”.

Ma Lorenzo non avrà nulla da perdere. E come si è visto anche contro Fils, Lorenzo gioca meglio quando non ha grandi responsabilità. Per Musetti è stata un’altra vittoria importante. Ma dopo Fritz e Fils l’ostacolo serbo sembra ben più grande che un anno fa. Salvo che quei 37 anni in vista (a maggio) abbiano il loro peso.

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