ATP Montecarlo: un Sinner sempre più fenomenale. Ma battere un osso duro come Rune non basta. Ora ce n’è un altro, Tsitsipas. I precedenti? Non contano

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ATP Montecarlo: un Sinner sempre più fenomenale. Ma battere un osso duro come Rune non basta. Ora ce n’è un altro, Tsitsipas. I precedenti? Non contano

Hanno contato però. In Australia quando una pesante sconfitta persuase Jannik a cambiare strada. Oggi non si può dire che non ha avuto ragione. Non è “terraiolo”? Può essere, ma per me resta il favorito del torneo

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Jannik Sinner – ATP Monte Carlo 2024 (foto via Twitter @atptour)

Sulla terra rossa Jannik Sinner non aveva battuto un avversario più duro dacché a Umago aveva sconfitto un Alcaraz ancora molto ragazzino.

Holger Rune si è dimostrato ancora una volta un osso duro, durissimo. E lo è stato nonostante le 4 ore e un quarto di lotte sostenute il giorno prima nella prosecuzione del match vinto con l’indiano Nagal e con il bulgaro Dimitrov cui aveva annullato anche due matchpoint.

Si è temuto oggi che la storia dei due matchpoint annullati potesse ripetersi, dopo che Sinner si è visto annullare due matchpoint sul 6-4 del tiebreak del terzo set. E poi Jannik si è ritrovato, sul 2 pari nel terzo, ad affrontare una pallabreak.

Rune quella unica opportunità non è però riuscito a trasformarla, ha messo in rete una smorzata giocata forse con un pochino troppa fretta, e Jannik è venuto fuori dalla critica situazione con l’abituale lucidità, quella che gli ha consentito di vincere la partita n.25 su 26 e anche la n.45 delle ultime 48.

Un percorso monstre. Tale da ispirare confronti addirittura con tre dei 4 Fab Four, perché a raggiungere almeno le semifinali nello stesso inizio d’anno all’open d’Australia e ai primi 3 Masters 1000 c’erano riusciti soltanto Federer, Nadal e Djokovic. Mentre nell’anno in cui Andy Murray raggiunse almeno le semifinali nei 3 Masters 1000 gli era mancata però la semifinale in Australia.

Ora, per carità, facciamo come Jannik, manteniamo almeno noi – seppure in questo clima di grande esaltazione per risultati mai raggiunti da nessun tennista italiano – i piedi per terra.

Ciò anche se a seguito delle prime tre di queste quattro semifinali Jannik ha vinto l’Australian Open e Miami, fermandosi soltanto a Indian Wells di fronte a Alcaraz che gli ha inflitto l’unico k.o. del 2024.

Ma siamo nell’immediata vigilia di un complicato duello con Stefanos Tsitsipas, campione di due edizioni consecutive del Masters 1000 di Montecarlo (2021 e 2022) nonché in possesso di un bilancio “anti-Sinner” in attivo: 5 vittorie e 3 sconfitte, 3 a 1 sui campi rossi.

Quel che succederà oggi non è dato sapere. Gli ultimi due duelli con l’ateniese n.12 ATP ma virtuale n.11 e determinato a riportare un altro rovescio a una mano (con quello di Dimitrov) fra i top-ten, li ha vinti Jannik nel 2023 a Rotterdam e a Torino nelle finali ATP.

Ma sono due partite che contano fino a un certo punto, perché – come ampiamente dimostrato dal CV del greco – Tsitsipas sulla terra battuta è un altro giocatore, sebbene un suo precedente trionfo nelle finali ATP 2019 giocate a Londra consiglia di non considerarlo soltanto un “terraiolo”.

Ma lo scorso anno a Torino “Tsitsi” non era a posto, aveva problemi al gomito. Per questo motivo dico che è un precedente di poco conto.

La stessa cosa, però, si potrebbe dire anche degli altri. Sono incontri troppo datati. Cinque degli otto risalgono a prima del 2023 e anche il mio gatto – che non ho, forse perché mi chiamo Scanagatta – sa che dall’ottobre scorso Jannik Sinner è un altro Sinner.

Risultati enormi costruiti con progressi enormi. Con tanto lavoro d’equipe, come giustamente sottolinea sempre lui, anche se saggiamente non esagera nel presentarlo come un pesantissimo e continuo sacrificio perché a lui questa cura di rifinitura dei dettagli piace da matti.

La consapevolezza dei propri limiti è stata la chiave dei suoi recenti successi. Lui ha ritenuto con la giusta umiltà di doverli combattere. Quella consapevolezza lo ha spinto – nel febbraio del 2022 dopo aver subito proprio da Tsitsipas nei quarti dell’open d’Australia una batosta (63 64 62) tecnicamente più severa dello stesso risultato – a prendere quella coraggiosa  e all’epoca certamente sorprendente iniziativa di cambiare team.

E di abbandonare quella sorta di padre putativo che era stato a Bordighera Riccardo Piatti dai suoi 13 anni ai suoi 21. Si è deciso a rompere quel cordone ombelicale, a rivolgersi prima a Simone Vagnozzi per poi affiancarlo con Darren Cahill.

Un ragazzo che, prima ancora di essere e diventare un campione, aveva certamente le idee chiare sui suoi obiettivi e, prima ancora, sui limiti da dover superare e sconfiggere. Un grande manager di se stesso. Come ha dimostrato scegliendo uno a uno tutti i componenti del suo team.

La sua superficie prediletta è quella sul cemento, quella indoor? Certo che sì, lui lo sa. Ma qui a Montecarlo, contro un grande e irriducibile Rune, Jannik ha dimostrato di essere fortissimo anche sulla terra battuta, sconfessando ogni scetticismo.

Certo che potrà perdere ancora contro Tsitsipas, o magari Djokovic o Ruud in finale, ma sul suo valore – anche in prospettiva Roma e Roland Garros – alla luce di quanto ho visto oggi, secondo me non si può più discutere.

Anche perché – ne è convinto lui e ne siamo ormai convinti tutti noi – il ragazzo della val Pusteria è così intelligente e così fortemente dedicato che migliorerà certamente ancora. Anche grazie al suo ottimo team, ma soprattutto grazie a lui stesso.

Contro Rune che cercava di aggredirlo, di anticipare il più possibile, Sinner – il cui punto più debole fino a 10 mesi fa sembrava essere il servizio – ha vinto 7 game di battuta a zero, ha perso soltanto 6 punti in 5 turni di battuta nel primo set vinto 6-4 (e nel quale avvea concesso una pallabreak sul 1-2) e ha perso il secondo set al tiebreak avendo ceduto la miseria di 4 punti al servizio in tutto il set!

Sì, un rendimento quasi pazzesco, appena 3 punti in 6 turni di servizio, cui si è aggiunto come quarto punto quel minibreak avvenuto nel corso del tiebreak, proprio quando ha dovuto servire sul 6-4, il suo primo matchpoint: lì c’è stato un bellissimo scambio e ad aggiudicarselo è stato Holger Rune con un magnifico affondo di dritto incrociato.

Beh quanto ho appena descritto dovrebbe convincere il colto e l’inclita che di certo il servizio non è più un punto debole di Jannik.

Adesso si tratta di individuare quale sia. Almeno sulla terra rossa. Proverà a farcelo capire Tsitsipas.

Intanto Jannik, che per la partita con Rune può solo rimproverarsi di non aver saputo sfruttare nel secondo set quei due game in cui Rune è stato indietro 0-40 sul proprio servizio (quinto game, condito da due doppi falli iniziali, e undicesimo game), anche se il danese ha parecchi meriti per averli ripresi, ha forse imparato qualcosina anche ieri, tanto per cambiare.

E cioè che – leggete la sua intervista – “L’atteggiamento di Rune? Oggi ho guardato solo a me stesso, può succedere. È tutto parte del processo di apprendimento, se avessi perso oggi avrei appreso ancora qualcosa” – a) Rune non è il solo tennista a cercare di “winning ugly”, facendo anche qualche scorrettezza se può servirgli a spezzare il ritmo all’avversario, b) ma resta uno dei più privi di scrupoli. Il pelo sullo stomaco, ma anche la personalità, non gli manca. Può sembrare antisportivo? Sì, ma se ne frega.

Così sul 5 pari e 0-30 del secondo set, ha superato manifestamente i 25 secondi, rimediando un primo warning per “violazione del timing”, si è beccato una salve di fischi quando – mentre il pubblico lo beccava – si è preso gioco degli spettatori urlanti unendo le dita della mano con il gesto che si fa ai chiacchieroni, finchè l’arbitro ha deciso di infliggergli un secondo warning per condotta antisportiva. Quando il primo warning è per “time violation” e ce n’è un secondo di diversa modalità non scatta il punto di penalizzazione. Ma Rune ha preteso l’intervento del supervisor, interrompendo quindi il gioco per un bel po’.

Il risultato di questa sua strafottenza è stato che dopo un bel punto conquistato da Sinner, salito dunque a 0-40, Rune ne ha messi a segno 5 di fila, approfittando di uno Jannik un po’ deconcentrato.

Statene certi: la prossima volta Sinner sarà come comportarsi e non distrarsi anche in occasioni del genere.

Lui impara sempre. Siamo noi, che talvolta non impariamo a riconoscere i nostri errori. Ma noi non siamo campioni. Lui sì. E io, testardo, continuo a credere che sia lui il favorito di questo torneo. Sulla diagonale dei rovesci secondo me Tsitsipas con Sinner non la spunterà. E quanto a Djokovic l’ho visto terribilmente affaticato nel finale con de Minaur, che non ha certo il peso di palla e la consistenza di Sinner. Spero di non sbagliarmi. Anche perché so bene che se mi sbagliassi qui ci sarebbero diversi lettori che mi accuserebbero di aver “gufato” Sinner. Non c’è parola, e atteggiamento, che io odi di più di chi fa sempre riferimento al “gufare”. Ma è una battaglia persa, contro certi testardi che si esibiscono sui social.

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