Conversando con Michael Russell, allenatore imperscrutabile di Taylor Fritz: "Basta mostrare un calmo ottimismo"

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Conversando con Michael Russell, allenatore imperscrutabile di Taylor Fritz: “Basta mostrare un calmo ottimismo”

“Letteralmente non ho espressioni”. Parla il 45enne ex tennista sulla sua vita in viaggio con l’uomo di punta del tennis statunitense. “Basta dare pochi suggerimenti importanti e assicurarsi che il giocatore li metta in pratica”

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Taylor Fritz e Michael Russell - Indian Wells 2022 (foto X @MRusselltennis)

Di Steve Tignor, pubblicato il 26 febbraio 2024 da Tennis Majors

Il pomeriggio di luned’ 19 febbraio, dopo 100 minuti di lotta frenetica nel forte vento della Florida, Taylor Fritz si è ritrovato con tre championship points al Delray Beach Open. In un angolo del piccolo stadio, la fidanzata di Fritz, Morgan Riddle, e la moglie dell’allenatore, Lilly Russell, festeggiavano con entusiasmo. Il loro uomo era rientrato da un recente infortunio, ed era ad un passo dal difendere il titolo a Delray.

Come stava reagendo l’allenatore di Fritz, Michael Russell, in quel momento? Il 45enne ex giocatore ha applaudito tiepidamente, poi ha girato la testa per osservare Fritz che giocava il punto successivo. Questo è tutto. Nessun pugno alzato, nessuna ovazione, nessun grido del tipo “Adesso è il momento, Taylor!”.

Se avete avuto l’occasione di guardare le partite dell’americano negli ultimi anni, la reazione di Russell – o per meglio dire, l’assenza di reazione – non dovrebbe sorprendervi. Gli allenatori di tennis fanno del loro meglio per mantenere le emozioni, specialmente quelle negative, sotto controllo quando i loro giocatori sono in campo. Ma Russell porta la sua non espressività a un altro livello.

“Letteralmente non ho espressioni”, dice ridendo. “Gli altri giocatori amano prendermi in giro per questo”.

L’atteggiamento super calmo di Russell risulta essere ancora più evidente ora, non essendo più così comune nel tennis come poteva esserlo un tempo. Con il fatto che all’allenatore sia consentito di interagire con il proprio giocatore durante le partite dal 2022, a loro volta anche molti tennisti chiedono forti incoraggiamenti dai loro box. Pensate ad Andy Murray o Danielle Collins che urlano verso il proprio team di alzarsi in piedi, in cerca di sostegno. Russell sa che non è quello che Fritz vuole.

“Alcuni giocatori hanno bisogno di motivazioni extra da una fonte esterna”, dice. “La motivazione di Taylor è sempre alta. Voglio solo mostrare un calmo ottimismo”.

Calmo ottimismo e efficacia, sembrano essere il marchio di fabbrica di Russell come allenatore. Negli ultimi sei anni, il nativo di Detroit e residente a Houston, ha aiutato Frances Tiafoe, Ryan Harrison, Tennys Sandgren e MacKenzie McDonald a scalare le classifiche. Russell ha fatto lo stesso con Fritz, che è entrato nella Top 10 nel 2022 ed è stato il giocatore di punta americano per la maggior parte delle ultime due stagioni. Tuttavia, anche durante quel periodo, ha lavorato principalmente nell’ombra del più conosciuto mentore di Fritz, Paul Annacone.

Detto questo, Russell sembrerebbe essere il modello perfetto in qualità di allenatore. Come giocatore, talvolta conosciuto come Iron Mike, era il tipico ottieni il massimo da ciò che hai. Alto poco più di 1.70m, ha utilizzato tutta l’astuzia, la pazienza, la resistenza e la forza che poteva mettere insieme per raggiungere la sua classifica più alta in carriera, il numero 60 nel 2007. Era assurto alla notorietà molto prima, nel 2001, quando era stato a un punto dal battere la prima testa di serie Gustavo Kuerten al Roland Garros. Ma Russell da quel momento ha perseverato per oltre un decennio, sembrando diventare più forte con l’età, fino a quando ha annunciato il ritiro nel 2015.

Ironia della sorte, una cosa che non utilizzava quando era professionista era proprio il coach. “Il più delle volte ero da solo, ammette Russel. E’ stato il padre a insegnarli questo sport. “Dovevo analizzare i miei avversari e fare tutte le preparazioni tattiche”.

Russell è stato uno di quei rari atleti professionisti a essere anche il migliore studente della sua scuola. Terminati i suoi 17 anni nel tour, gli è sembrato come se avesse ottenuto l’equivalente di un PhD nel tennis professionistico. Ha iniziato a dare lezioni private, poi è andato a lavorare per la US Tennis Association (USTA).

“Il mio corpo stava cedendo – dice riferendosi al suo passaggio da giocatore ad allenatore – “e ho realizzato che mi piaceva aiutare le persone a migliorare”. Quindi, cosa può dire uno stacanovista dalle doti non eccezionalialto poco più di 1.70m che ha imparato a giocare negli anni ’80 a un big server di quasi due metri che utilizza lo schema servizio/dritto del XXI secolo? Russell non vede molta differenza tra questi due periodi temporali come fa qualcun altro.

“Ora il gioco è balistico, ma si era già manifestato anche quando ero attivo nel tour”, dice Russell, che ha iniziato la sua carriera nell’era di Sampras e l’ha finita in quella di Djokovic. “Taylor gioca completamente all’opposto del mio stile” ammette, citando altre partnership di successo tra allenatori e giocatori i cui stili di gioco non si assomigliavano, come quella tra Marian Vajda (recentemente intervistato in ESCLUSIVA da Ubitennis) e Novak Djokovic. Nulla che un po’ di diligente lavoro di scouting non possa compensare.

La giornata tipica di Russell consiste in un allenamento mattutino di due ore con Fritz, e poi altre due o tre ore di video analisi del prossimo avversario. “Questa è la parte che le persone non vedono”, dice Russell parlando del suo lavoro che, contrariamente alle apparenze, non termina quando è finita la partita. “Avevo un amico che mi chiedeva, ‘Cosa diavolo fai davvero?’ “.

Fortunatamente Russell dice di non avere problemi nel coinvolgere Fritz nell’aspetto analitico dello sport. “È bravo con questo genere di cose, gli piace parlarne.”

Fritz non sempre è stato simpatizzante di un altro tipo di innovazione dei giorni nostri: il coaching in campo. Quando è stato introdotto nell’estate del 2022, lo ha criticato definendolo una “regola stupida” e ha detto che lui e Russell non ne hanno mai fatto uso durante le partite. Due anni dopo, Russell dice di apprezzare il cambiamento. “So che Taylor ha detto di non gradirlo, ma ora comunica con me”, afferma Russell.

La cosa importante è non esagerare. “Basta dare quei pochi suggerimenti importanti e assicurarsi che il giocatore li metta in pratica”, aggiunge. “Se le emozioni iniziano a insinuarsi, puoi dirgli di tenerle a bada.” Se c’è un lato negativo del coaching in campo, è il giudizio a posteriori che può subentrare dopo una sconfitta. “Se perde una partita”, dice Russell, “potresti chiederti se c’era qualcos’altro che avresti potuto dire” per aiutarlo.

Anche il rapporto tra giocatori e allenatori fuori dal campo è cambiato, secondo Russell. I giorni in cui si cenava e si trascorreva del tempo insieme sono per lo più tramontati. “Ora si tratta di più una relazione d’affari”, dice. “Devi avere una sinergia personale con qualcuno, ma giocatori e allenatori si prendono un po’ più di tempo lontani l’uno dall’altro, cosa che penso sia salutare. La stagione è più lunga e anche i tornei, come i Masters 1000, durano di più.”

Russell dichiara che non potrebbe fare il suo lavoro se Lilly non facesse parte integrante del team sempre in viaggio. Lui e sua moglie, anche lei appassionata di fitness, hanno abbracciato una vita matrimoniale itinerante. “Abbiamo amici in diversi posti, quindi questo ci dà la possibilità di mantenere i contatti con loro.”

Per quanto riguarda la parte più importante del suo lavoro – il gioco di Fritz – Russell è soddisfatto di quanto ha visto nelle prime fasi del 2024. Il 26enne ha concluso la scorsa stagione con un infortunio addominale, ma un “buon blocco di allenamento” prima degli Australian Open l’ha aiutato a raggiungere i quarti di finale a Melbourne, una corsa che ha incluso quella che forse è stata la sua vittoria più importante in un Major, contro Stefanos Tsitsipas. Nei quarti, Djokovic lo ha piegato in quattro set, ma Fritz arriverà ad Acapulco la prossima settimana con un record di 9 vittorie e una sconfitta in questo anno solare.

“Penso che l’allenamento che ha fatto l’abbia aiutato a capire che poteva stare al passo con Djokovic”, ha detto Russell. “È stato un buon indicatore di cosa deve mettere in atto.” Sebbene Russell affermi che Fritz sia tra i migliori contendenti nel circuito, è ciò che fa fuori dal campo che potrebbe determinare quanto in alto salirà. È difficile allenarsi intensamente durante la stagione, ma hanno fatto “micro-sessioni in palestra” durante i tornei.

“Come allenatore, devi essere una sorta di dittatore benevolo”, dice Russell. “Devi far in modo che il giocatore lo accetti. È comunque un processo, ma lui vuole essere Top 5.” Russell è stato contento del modo in cui Fritz si è mosso a Delray e di come ha affrontato le “condizioni difficili”. Ancora un paio di settimane così, e potrebbe persino sorridere.

Traduzione di Jenny Rosmini

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