Il lunedì sinnerista continua. Il trionfo a Wimbledon da parte del numero uno azzurro ha sguinzagliato la gioia irrefrenabile dei milioni d’italiani che sono rimasti incollati allo schermo per poco più di tre ore, scongiurando lo scottante epilogo della precedente finale Slam. Qualcuno utilizza l’espressione “No trips for cats – Niente trippa per gatti”, per esprimere la fermezza con la quale Sinner ha messo alle corde Carlitos Alcaraz, interrompendo quell’amarissima striscia di sconfitte consecutive contro il murciano – eccetto la finale del Six Kings Slam -, e sollevando il trofeo più prestigioso, sul campo più iconico ed emblematico del pianeta.
Questi due giovani fenomeni sono costantemente scrutati, analizzati, e osservati millimetricamente su ogni loro gesto, sul più impercettibile cambiamento in un determinato colpo, tentando di carpire quale mossa si rivelerà vincente per guadagnare un’inezia sul rispettivo avversario durante il prossimo incontro. Quella tra Sinner e Alcaraz è oramai la rivalità per antonomasia. Il glaciale contro il caliente, il razionale contro l’istintivo, più semplicemente Jannik contro Carlitos. Il duello di cui tutti parlano, e di cui tutti sono ossessivamente innamorati, talvolta anche a prescindere dai colori della bandiera. Della nuova rivalità tennistica moderna si apprezzano le sfumature e le virtù “dei due bravi ragazzi”, quali bontà e genuinità fuori dal campo, e la capacità di trasformarsi – nel momento in cui il giudice di sedia esclama “Ready? Play!” – in due guerrieri assetati di vittoria, senza mai perdere lo stile da “Gentleman” che li contraddistingue.
Prima del fatidico 13 luglio, in quel di Church Road, il fenomeno di El Palmar non aveva mai perso una finale Slam. Ci è andato vicino, anzi, vicinissimo poco più di un mese or sono, ma in quell’occasione è riuscito a divincolarsi da campione, soffiando a Jannik Sinner un titolo del Roland Garros che l’altoatesino già sentiva tra le mani. Ma c’è sempre una prima volta, per tutti. Il numero uno azzurro, infatti, grazie all’impresa a Wimbledon, è diventato il primo giocatore a battere Alcaraz in una finalissima del Grande Slam. Una sorta di vendetta, servita appena 30 giorni dopo dal misfatto, a Parigi, dove Sinner ha perso il primo atto decisivo di un Major proprio a causa del murciano. Una statistica non del tutto inedita, che anzi riporta ad una vecchia rivalità… annoverata tra le più straordinarie della storia: Rafael Nadal contro Roger Federer.
Questi due nomi ci inondano di nostalgia, anche se i loro “eredi” stanno facendo ampiamente il loro dovere, potremmo aggiungere senza remore. Come accennavamo poc’anzi, proprio come Sinner e Alcaraz, le due leggende si sono date dei dispiaceri reciproci nel corso della loro carriera, specialmente nella fase embrionale. Nel maggio 2006, Roger Federer fu sconfitto per la prima volta in una Finale Slam da Rafael Nadal, sul Philippe Chatrier. Il mese successivo dello stesso anno, lo svizzero fu incoronato Re a Church Road, siglando “il primo tracollo” Major del giovanissimo fenomeno spagnolo, già a quota due Slam.
Una storia straordinariamente analoga quella tra le due leggende e “Sincaraz”, divenuta la seconda coppia di tennisti nell’Era Open a scontrarsi in finale a Parigi e a Wimbledon nella stessa stagione. Per trovare qualcuno prima di loro… bisogna scavare nella storia: i primi in assoluto furono Lacoste e Borotra nel 1925, seguiti da Perry e Von Cramm nelle annate 1935 e ’36. Chiudono Drobny e Sedgman nel 1952.
