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Al femminile

Wimbledon 2025: Iga Swiatek cambia status

Al via dei Championships si attendevano protagoniste come Aryna Sabalenka, Coco Gauff o Elena Rybakina, e invece a vincere è stata Iga Swiatek. Ecco perché per lei questo successo vale molto di più di “un solo” Slam

Ultimo aggiornamento: 16/07/2025 22:33
Di AGF Pubblicato il 15/07/2025
18 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Iga Swiatek - Wimbledon 2025 (foto X @Wimbledon)

Non so come la pensate voi, ma per quanto mi riguarda non ho il minimo dubbio. Il dato più importante che ci consegna Wimbledon 2025 al femminile è questo: Iga Swiatek entra a far parte di un club molto prestigioso ed esclusivo. Un club che vanta pochissime “iscritte”. Eccole:

Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty
Iga Swiatek

Cosa hanno in comune queste giocatrici? Sono le uniche capaci di vincere almeno uno Slam su tre superfici: cemento, terra rossa, erba. Certo, bisogna ricordare che nei primi anni di circuito non esistevano “hard” Slam, perché il cemento è stato introdotto nel Major americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988. Questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e, secondo me, molto rilevante. Perché, come dimostra la ristrettezza del club, non è per nulla facile raggiungere un traguardo del genere. È qualcosa che è mancato, per esempio, a grandissime giocatrici come Monica Seles e Justine Henin (senza la vittoria a Wimbledon) o come Martina Hingis e Venus Williams (senza il successo a Parigi).

Già il fatto che Swiatek possa far parte di elenchi e confronti del genere ci comunica in via indiretta un’altra notizia: Iga ha definitivamente compiuto un salto di status, ed è entrata nel novero delle giocatrici che si ricordano nei grandi confronti storici. Chiaramente non siamo ancora ai livelli di Serena o di Evert/Navratilova, ma con sei Slam all’attivo su tre superfici diverse siamo comunque di fronte a una tennista che ha segnato la sua epoca. A soli 24 anni, ha già completato la collezione di superfici e può andare alla caccia del Career Grand Slam: se riuscisse a conquistare l’Australian Open, infatti, avrebbe vinto almeno una volta tutti e quattro i Major.

Swiatek ha compiuto l’impresa dopo avere attraversato una fase di carriera complicata, sicuramente la più complicata da quando è salita ai vertici delle classifiche. Al termine del Roland Garros 2025, nel quale era stata eliminata da Aryna Sabalenka con un pesante 6-0 nel terzo set (7-6(1) 4-6 6-0), era difficile essere ottimisti in vista di Wimbledon. Detronizzata nel “suo” Slam, si avviava ad affrontare un Major nel quale vantava come miglior risultato un quarto di finale. L’unico elemento positivo che si poteva trovare nella situazione era che Swiatek si presentava al via della stagione su erba senza grandi pressioni: non era più la numero 1 del mondo, non era più il primo nome su cui puntare quando si elencavano le favorite. E sull’erba è cominciata la risalita. Nel WTA 500 di Bad Homburg Iga è tornata a raggiungere una finale dopo oltre un anno (ultima volta che ci era riuscita Roland Garros 2024), e nel torneo seguente, Wimbledon, è tornata anche a vincere. Tredici mesi di digiuno interrotti nel miglior modo possibile.

Un’ultima osservazione prima di provare ad analizzare tecnicamente il successo di Swiatek. Il fatto che tutti (giornalisti, appassionati, persino i suoi tifosi) la ritenessero in crisi pur essendo sempre rimasta in Top 10 e pur avendo raggiunto due semifinali negli ultimi Slam (Australian Open e Roland Garros), dimostra quanto siano alte le aspettative nei suoi confronti. Aggiungiamoci che Swiatek è polacca, con tutta una nazione che la segue per vederla ogni volta vincere e senza compagne che possono rimpiazzarla se per caso lei “fallisce”; consideriamo tutto questo, e cominciamo ad avere una idea delle pressioni a cui Swiatek è andata incontro nelle stagioni più recenti. Ecco perché il “flop” dell’ultimo Roland Garros (flop solo perché era lei), potrebbe averla aiutata ad alleggerirsi dalle troppe responsabilità e a presentarsi a Wimbledon con la mente più sgombra.

Ma oltre agli aspetti psicologici vanno sottolineati anche alcuni aspetti tecnici, che le hanno permesso di rendere sull’erba dei Champioships come non le era mia riuscito prima. Due soprattutto: la mobilità e il servizio. Già nei match di Bad Homburg avevamo visto una giocatrice che per la prima volta si muoveva sull’erba quasi ai livelli di terra e cemento. La mobilità è un elemento fondamentale per qualsiasi tennista, ma è forse ancora più importante per Swiatek, visto che grazie agli spostamenti spesso riesce a fare la differenza. Quando è in forma, l’eccezionale rapidità e la prontezza con cui reagisce alle mosse dell’avversaria le consentono di avere più tempo per eseguire i colpi nel modo migliore; in questo modo risulta estremamente incisiva nella conduzione dello scambio. La Swiatek più vincente è infatti quella che riesce a sopraffare le avversarie attraverso un ritmo così incalzante da risultare alla fine insostenibile. Ma sino allo scorso anno sui prati faticava a impostare le partite in questo modo proprio perché non era del tutto a suo agio negli spostamenti.

Il secondo grande progresso è determinato dal servizio. Mai era stata così efficace nel colpo di inizio gioco, nemmeno sulle altre superfici. A Wimbledon non solo ha potuto contare su una battuta di velocità superiore (è arrivata a punte di 121 miglia orarie, cioè 195 km/h), ma quella stessa prima le entrava con alte percentuali. Nelle sette partite disputate, solo contro Collins (58%) ha servito sotto il 63% di prime; mentre nei tre turni conclusivi con Samsonova (70%), Bencic (68%) e Anisimova (78%) è andata ampiamente al di sopra. In sintesi: una prima potente ed efficace e ad alta percentuale. Questo va considerato un autentico progresso tecnico, una novità che, se si dimostrerà duratura, sicuramente la aiuterà a migliorare i risultati su qualsiasi terreno.

A tutto questo uniamo il fatto che, quando Swiatek è in forma, in risposta è una delle migliori giocatrici del circuito, ed ecco che ci ritroviamo di fronte a una tennista molto competitiva anche sull’erba. Grazie a basi così solide, è riuscita anche a minimizzare i problemi legati alla meccanica del dritto, che non è proprio fulmineo nella preparazione dello swing. Forse solo in alcuni scambi contro Samsonova ha faticato a gestire il confronto sulla diagonale destra; in tutti gli altri match la supremazia è stata tale da non far emergere particolari problemi.

Ricapitolando: progressi tecnici e maggiore serenità agonistica. E così anche a Wimbledon è andata in scena la tipica Swiatek vista in altri Slam vittoriosi. Sappiamo che Iga è una naturale “front runner”: vale a dire che si trova suo agio quando comanda nel punteggio; più ha margine nello score e meglio gioca. Non è una caratteristica frequente a livello WTA, ed è proprio per questa dote che Swiatek è abituata a rifilare tanti 6-0 e 6-1 alle avversarie.

Soltanto nel primo set del secondo turno contro Mc Nally ha avuto un passaggio a vuoto (dal 4-1 al 5-7), lasciando per strada l’unico set di tutto il torneo. Ma poi ha innestato le marce più alte e solo nel secondo set contro Samsonova (6-2 7-5) c’è stato un minimo di incertezza. Senza storia la semifinale contro Bencic (6-2 6-0) e la finale contro Anisimova (6-0 6-0). Probabilmente negli ultimi due match è stata in parte agevolata dall’avere di fronte avversarie molto provate dai turni precedenti. Bencic era reduce dal duro match contro Andreeva (7-6 7-6), e per la parte bassa di tabellone non c’era giorno di riposo tra quarti e semifinali. Mentre Anisimova è approdata in finale senza più energie, fisiche e mentali, dopo la battaglia contro Sabalenka (6-4 4-6 6-4). Ma non si può farne una colpa a Iga se lei è stata in grado di superari i propri turni agevolmente, mentre altre sono dovute passare attraverso confronti più tosti ed equilibrati. Fa parte della normale dinamica dei tornei.

a pagina 2: La finale del 6-0 6-0 e la qualità complessiva di Wimbledon 2025

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