Lucia Bronzetti è una giocatrice dal percorso differente. Non ha scelto come molti suoi colleghi di giocare prima tra coetanei e fare un passo per volta. La storia della classe ’98 di Villa Verrucchio iniziò subito nel professionismo, “Il piano B non c’era”. Il suo primo torneo furono le qualificazioni dell’ITF di Viserba di Rimini, nel 2013. All’epoca Lucia, non ancora quindicenne, vantava una classifica italiana a cavallo tra la seconda e la terza categoria. Tutto ciò è impressionante, se si pensa che aveva iniziato a giocare appena cinque anni prima. Era molto difficile aspettarsi subito vittorie a nastro. Il primo successo in un tabellone principale arrivò infatti circa un anno dopo, proprio all’ITF di Viserba, dove Lucia superò in due set Marcella Cucca con un perentorio 6-1 6-1.
I primi traguardi
I primi passi importanti arrivano però nel 2016, dove l’azzurra si spinse per la prima volta, e per più volte, oltre il secondo turno di un torneo ITF, collezionando anche il suo primo successo, all’ITF di Sion, in Svizzera. Quell’anno Lucia lo chiuse da numero 706 del ranking, con 16 anni appena compiuti. Per non aver seguito lo stesso percorso dei colleghi, è possibile affermare che i risultati siano stati più che positivi, per restare coi piedi per terra. “Quando si comincia ci si spera sempre, pero poi ne arrivano pochi fin qua. Non mi aspettavo di arrivare a questi livelli e ora che ci sono, sono davvero contenta. Quando uno fa della propria passione il proprio lavoro non si può non esserlo“” avrebbe dichiarato nove anni dopo Lucia dopo la sua prima vittoria agli Internazionali d’Italia 2025.
Abituarsi così giovani al circuito, alle trasferte, alle sconfitte, e il tutto non proprio in cima alla piramide, dove i giocatori vengono serviti e riveriti. Ma la fatica, se hai anche talento a sufficienza, paga sempre. Ed è proprio per coltivare questo talento, dal 2017 a coach Francesco Piccari si affiancò la moglie di questi, l’ex 33 WTA Karin Knapp. Con anche lei al fianco, l’azzurra arrivò quasi a raddoppiare il suo bottino di punti, passando da 25 a fine 2016 a 43 a fine 2017. Tra il 2018 e il 2020 il coefficiente di difficoltà delle partite salì, ma l’azzurra fu bravissima a tenere bilanciata la percentuale di vittorie ottenute. In quei tre anni non arrivarono titoli, ma solo undici semifinali a livello ITF.
L’inizio di un nuovo capitolo
Con l’avvento del 2021, una Lucia ormai ventitreenne, più matura e consapevole delle sue armi, iniziò a muovere i primi passi anche nel circuito WTA, sacrificando il circuito ITF in cui ormai c’era troppo poco da prendere. Nel circuito cadetto, quell’anno, Lucia ottenne un impressionante 71,4% di vittorie su 49 match giocati, vincendo anche due titoli. A livello WTA, invece, arrivarono 4 sconfitte e 6 vittorie, di cui la prima, quella che inaugurò l’approdo tra i grandi, al WTA 250 di Losanna, nella stessa Svizzera che 5 anni prima le aveva regalato il primo titolo. Nella città elvetica l’azzurra raggiunse i quarti di finale, che le consentirono di accedere, per la prima volta in carriera, alla top 200 WTA.
Dal 2022, ragionevolmente, l’attenzione si spostò molto di più sul circuito maggiore, in cui Lucia sì faticò di più, ma venne ben ripagata. Dopo pochi mesi, infatti, arrivarono prima il debutto in un grande Slam, in Australia, e poi gli ottavi al WTA 1000 di Miami, che le garantirono un’altra vera e propria pietra miliare tennistica: entrare tra le prime 100 tenniste del mondo. In un anno di tante prime volte, arrivò anche la comparsa per l’azzurra nel torneo che ogni italiano sogna, ovvero gli Internazionali di Roma. Negli anni passati Lucia aveva tentato numerose volte di parteciparvici, disputando regolarmente le prequalificazioni IBI e anche nel 2021 sfruttando una wildcard per le qualificazioni, in cui perse 6-3 6-4 dalla 74 WTA Polona Hercog, decima del seeding del tabellone cadetto. Arrivare, dopo tanti anni di sacrifici, di fronte al pubblico di casa, è certamente un’altra emozione.
Per il resto, il 2022 fu un anno da incorniciare, quasi, con la vittoria al W60 di Chiasso e la finale al Palermo Ladies Open. Per raggiungere la prima finale WTA, Lucia sconfisse l’attuale numero 7 del mondo Jasmine Paolini in semifinale per 0-6 6-3 6-3. La dedica alla prima finale andò “alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e, soprattutto, la dedico a mio nonno Italo che ha 93 anni ed al quale voglio tantissimo bene”.
Gli anni successivi furono di alti e bassi, perché Lucia passò frequentemente da periodi bui a successi importanti e viceversa. Vinse il primo titolo da 102 del mondo a Rabat, in Marocco, contro Julia Grabher. La strada verso il titolo, se il nome della finalista non fosse noto, non fu scontata. Lucia sconfisse, tra ottavi e semifinale, Tatjana Maria, Alycia Parks e Sloane Stephens. Un mese dopo arrivò anche la prima finale sull’erba di Bad Homburg, persa contro Katerina Siniakova.
In tutti questi successi, rimaneva un problema fondamentale di costanza. Erano frequenti sconfitte al primo turno, anche in ripetizione, e la cosa è andata avanti anche nel 2024, in cui Lucia ha raggiunto il best ranking alla posizione numero 46 per poi chiedere l’anno al 73esimo posto della classifica. Tuttavia, di Bronzetti è rimasta la grinta con cui ha aiutato la nazionale italiana a vincere la Billie Jean King Cup, dopo la sconfitta in finale dell’anno prima. Le vittorie arrivarono contro la 38 al mondo Linette in semifinale e Viktoria Hruncakova in finale. Non un assolo che basta a riparare un anno intero, ma comunque una nota positiva in un periodo difficile.
L’ultimo periodo
L’azzurra nel 2025 non ha ancora trovato la giusta continuità: ha raggiunto la finale a Cluj-Napoca, ma ha anche perso diversi incontri di fila contro avversarie alla sua portata. Ciò che conta, e su cui Lucia stessa si è espressa, è trovare serenità. A Wimbledon, dopo aver interrotto una serie di quattro sconfitte consecutive, ha dichiarato di aver addirittura pensato di mollare a tratti nella sua carriera. “C’erano momenti in cui ho davvero pensato di smettere. Sentivo troppe pressioni, non mi divertivo più, avevo perso la felicità di giocare. E quando viene meno la passione, tutto diventa più pesante. Entrare in campo e non stare bene, sapere che si potrebbe fare meglio, è frustrante.”
Fortunatamente, gli anni passati nel circuito da quando aveva 14 anni, la consapevolezza di giocare senza un vero e proprio piano B, i sacrifici fatti da lei, dal coach e dai genitori, le hanno dato le motivazioni giuste. “Il rimedio è parlarne ogni giorno con chi mi sta vicino: il mio allenatore, il mental coach con cui lavoro da anni. Ho cercato di lavorare, tenere duro, pensare che era solo un momento e che sarebbe passato. Era già successo in passato, e anche allora ne ero uscita. L’esperienza mi ha aiutata.” La strada atipica che ha percorso la ha indirizzata verso un epilogo più sereno. Con soli 26 anni, c’è abbastanza tempo per fare ancora grandi cose.
