Non è stato un secondo turno come gli altri quello affrontato da Karolína Muchova sul cemento del Louis Armstrong Stadium. La ceca, testa di serie numero 13 e semifinalista a Flushing Meadows nelle ultime due edizioni, ha dovuto lottare non solo contro Sorana Cirstea (poi sconfitta con il punteggio di 7-6(0) 6(3)-7 6-3), ma anche contro un improvviso momento di turbamento emotivo. Già, perché durante il primo set, sotto 1-4, la giocatrice è apparsa visibilmente scossa: lacrime agli occhi, uno sguardo fisso verso il pubblico, poi una breve pausa prima di servire. A quel punto, il tennis è passato in secondo piano.
Un volto familiare, ma indesiderato
A chiarire l’accaduto (come riportato da The Athletic) è stata la stessa Muchova nella conferenza stampa post-partita, durante la parte in ceco. Il motivo del suo disagio? La presenza sugli spalti del suo ex compagno, che – parole sue – “tende a presentarsi in luoghi dove non dovrebbe essere“. Una frase che lascia poco spazio all’interpretazione. “Mi sono spaventata, l’ho visto proprio davanti alla mia panchina” ha raccontato. “Gli ho chiesto di andarsene. Non l’ha fatto subito, ma poi ha lasciato il posto. In quel momento era difficile concentrarsi, non sapevo come reagire“. Karolina è riuscita a ricomporsi e portare a casa il match, dimostrando ancora una volta grande forza mentale. Ma la scena vissuta sul campo ha aperto una finestra su una questione sempre più attuale nel circuito femminile.
Sicurezza sì, ma basta?
Al momento, né la WTA né la USTA (United States Tennis Association) avevano ricevuto segnalazioni preventive da parte della giocatrice. E non risulta sia stato avviato alcun procedimento formale dopo l’accaduto. Il regolamento prevede comunque che le giocatrici possano richiedere restrizioni specifiche per l’accesso di determinate persone, sia per quanto riguarda i biglietti che gli accrediti. Ad ogni modo, in risposta a delle domande sulla sua sicurezza, Muchova ha risposto con diplomazia: “Mi sento a posto” ha glissato. Ma alla domanda se fosse sicura che episodi simili non si ripetano in futuro, ha risposto con un eloquente: “Chi può dirlo?“.
Il tennis femminile e il lato oscuro della visibilità
L’episodio, purtroppo, non è un caso isolato. Tutti, infatti, ci ricordiamo di quanto accaduto nei mesi scorsi ad Emma Raducanu, che era scoppiata in lacrime a Dubai durante un match disputato proprio contro Karolina Muchova. Anche in quel caso, un uomo oggetto di ordine restrittivo era stato individuato sugli spalti. Il tennis, sport individuale per eccellenza e ad altissima esposizione mediatica, sembra attirare con frequenza preoccupante l’attenzione di individui, se non ossessivi, quantomeno borderline. Esperti e addetti ai lavori, del resto, parlano di una “tempesta perfetta”, fatta di solitudine, notorietà e accessibilità. E le giocatrici, spesso giovanissime, si trovano esposte in prima linea.
Il campo chiama, ma il contesto pesa
Muchova, che ora si prepara alla sfida dei quarti di finale dello US Open contro Naomi Osaka, testa di serie numero 23, è apparsa piuttosto preoccupata circa la questione di cui sopra. L’augurio è che l’attenzione torni sul tennis giocato, anche se episodi come questo ricordano a tutti quanto sia importante non abbassare la guardia sul tema della sicurezza – emotiva e fisica – delle atlete. Nel frattempo, Karolina ha dimostrato ancora una volta che il suo spirito combattivo va ben oltre le righe del campo. Ma non dovrebbe servire dimostrarlo così.
I pronostici di Ubitennis
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