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Interviste

Toni Nadal: “Sinner e Alcaraz grandi favoriti. Jannik e Djokovic? Nole è più completo”

Il coach spagnolo: "Oggi è gara a chi colpisce più forte. Rafa non ha mai vinto le Finals? Le avessero fatte sulla terra..."

Ultimo aggiornamento: 11/11/2025 12:31
Di Beatrice Becattini Pubblicato il 10/11/2025
9 min di lettura 💬 Vai ai commenti

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Quando parla Toni Nadal, difficilmente ascolteremo banalità. La sua visione del tennis non scende a patti con nessuno. È questo che forse fa di lui una delle figure più influenti del tennis. Lui che è stato parte dell’artificio chiamato Rafael Nadal, il demiurgo di una carriera da 22 Slam e 92 titoli totali – 14 Slam sono arrivati sotto la guida tecnica dello zio. Ma, più che un elenco di numeri e traguardi, è valsa l’immortalità tennistica. Ha forgiato il talento ancestrale del nipote, che si è affermato come uno degli idoli del pantheon della racchetta.

Sezioni
“Alcaraz e Sinner un passo avanti, anche Auger-Aliassime sta giocando alla grande”I problemi del circuito: “Non è una questione di calendario, ma di condizioni di gioco. Rallentare per aumentare lo spettacolo”“Musetti ha potenziale, ma irregolare. Sinner erede di Djokovic? Novak è più completo”

Quando si legge il palmares del fenomeno maiorchino, sembra non manchi davvero niente. Eppure, con più attenzione si può scorgere l’incompleta perfezione di quella bacheca, che difetta davvero di pochi traguardi. Uno di questi? Le ATP Finals. Perché Nadal il torneo degli otto maestri non lo ha mai vinto. Secondo lo zio Toni, non c’è una motivazione specifica legata a questa mancanza. Certo, la superficie non è mai stata la preferita da Rafa, però l’ex numero 1 del mondo ha dimostrato di sapersi destreggiare su tutti i campi di gioco. In un’intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport” l’allenatore spagnolo risponde, circa la vittoria mai arrivata alle ATP Finals: “Intanto perché non hanno mai messo le Finals sulla terra… Al di là della battuta, Rafael ha sempre giocato bene su tutte le superfici, ma arrivava a fine stagione quasi sempre molto provato fisicamente”.

“Alcaraz e Sinner un passo avanti, anche Auger-Aliassime sta giocando alla grande”

Addentrandosi più nello specifico della competizione degli otto migliori giocatori della stagione, Toni Nadal a Torino vede Jannik Sinner e Alcaraz un passo avanti a tutti, anche se il suo connazionale non ha mai dimostrato un gran feeling con l’indoor.
“Ovviamente i grandi favoriti sono sempre Alcaraz e Sinner. Negli ultimi tornei Jannik ha giocato a un livello altissimo, e credo che a Torino possa partire un filo avanti rispetto a Carlos, che onestamente appare un po’ meno a proprio agio su questa superficie così veloce. Sarà sicuramente una grande sfida, da non perdere”.

Per gli eventuali outsider, il coach iberico guada con grande attenzione a Felix Auger-Aliassime, con cui ha lavorato tra il 2021 e il 2023. “Dallo US Open Felix sta giocando ad altissimo livello, ha messo in difficoltà tutti, ha fatto una grande semifinale con Sinner e un’altra partita straordinaria a Parigi”.
Nel 2022, sotto l’occhio attento di Toni, il canadese ha disputato la migliore stagione della carriera, arrivando a porre l’asticella del best ranking alla posizione numero 6, oltre ad aver centrato la prima qualificazione per le Finals. Poi, però, non è riuscito a dare continuità a quei risultati, se non con exploit sporadici, come la finale del Master 1000 di Madrid nel 2024. Adesso Auger-Aliassime sembra essere tornato ad alti livelli, con la speranza che il prossimo anno possa continuare a questi ritmi. Poi, Nadal fa un altro nome di una possibile sorpresa: “Farei attenzione anche a Shelton che è pericoloso per il servizio e perché è mancino”.

I problemi del circuito: “Non è una questione di calendario, ma di condizioni di gioco. Rallentare per aumentare lo spettacolo”

In seguito, il fulcro della conversazione si sposta sulle criticità del circuito, che emergono in maniera sempre più virulenta. Secondo Nadal, il focus non dovrebbe riguardare il calendario fitto di impegni, perché, a suo avviso, non sono i tornei senza soluzione di continuità il vero problema e la causa reale dei numerosi infortuni, bensì le condizioni di gioco troppo rapide e lo stile dei giocatori odierni, improntati a colpire sempre più forte.
“Non è una questione di calendario. Ora molti saranno in disaccordo, ma il vero problema è che la palla va sempre troppo veloce. Non è una questione di quantità, ma di intensità e di violenza del gesto. Non ci sono quasi più giocatori “tattici” come Coria o Gaudio, che cercavano di costruire. Oggi spesso è solo una gara a chi colpisce più forte. E quando fai gesti così rapidi, quando arriva tutta velocità su una palla, freni e riparti, è facile che il corpo vada al limite e si faccia male. Io credo che bisognerebbe cercare di rallentare un po’ il gioco”.

Parole che sicuramente provocano una dissonanza cognitiva rispetto a quanto affermato negli ultimi tempi dai protagonisti, Alexander Zverev su tutti. Le sue proposte in merito sono tanto singolari quanto provocatorie: “Proporrei di giocare con racchette più piccole. Sarebbe più facile per gli amatori e più difficile per i professionisti, e il gioco sarebbe meno violento. La bellezza del tennis è poter vedere il gesto. Quando giocavano McEnroe o Nastase c’era tutto: gesto, mano, tattica. Il tennis è l’unico sport che inizia con un “calcio di rigore”: se servi bene, l’avversario non gioca… In altre discipline hanno cambiato le regole per aumentare lo spettacolo”.

Quando gli viene chiesto a quale sport si riferisca, non indugia: “Il calcio. Dopo i Mondiali di Italia 90 hanno introdotto tre nuove regole: il retro passaggio al portiere che non poteva più prenderla con le mani. I tre punti per la vittoria: così hanno cominciato ad attaccare di più. E il cartellino giallo: prima potevano massacrare Maradona tutto il tempo, poi non si poteva più entrare da dietro. Questo ha provocato una grande evoluzione”.

Infine si lascia andare a una previsione, senza evitare una patina polemica: “Non cambieranno mai, perché ai dirigenti interessano solo i top player. E questi preferiscono che tutto resti uguale: “No, no, se restiamo così io sono numero uno, numero due, non tocchiamo nulla…”. Gattopardiano. Insomma, a scendere a compromessi Toni Nadal non pensa neanche. Anzi. Propone la sua disamina con schiettezza e senza timori reverenziali.

“Musetti ha potenziale, ma irregolare. Sinner erede di Djokovic? Novak è più completo”

Le ultime domande sono riservate ai due tennisti azzurri presenti in top 10, entrambi qualificati per le Finals, ovvero Lorenzo Musetti e Jannik Sinner.

“Musetti ha colpi molto buoni, un gioco aggressivo, quando sta bene è completo” analizza Toni “Ma il suo tennis–rovescio a una mano e dritto, entrambi di grande qualità – a volte è un po’ irregolare. Se guardi Sinner, lui gioca sempre molto piegato con le gambe: quando hai tanta flessione, controlli meglio la palla. Musetti invece è più disteso, e se non colpisce perfettamente la palla questa tende a scappare. In più, rovescio a una mano e traiettorie alte rendono il controllo più complicato. Però parliamo di un giocatore che ha battuto Alcaraz e fatto partite importanti con tutti: il potenziale è lì, è anche una questione di dettagli e di fiducia”.

L’allenatore maiorchino non è convinto che Sinner si possa configurare come l’erede di Novak Djokovic, anche se qualche analogia è ravvisabile. “Penso che Djokovic sia un po’ più completo. Sinner ha più velocità nei colpi, Nole un po’ più tocco. Hanno in comune il fatto che impongono sempre un ritmo alto e hanno un controllo di palla eccezionale, con spostamenti di livello altissimo. Jannik gioca con uno schema molto definito: impone fin dall’inizio un ritmo velocissimo, difficile da reggere per chiunque”.


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TAGGED:Carlos AlcarazJannik SinnerNovak DjokovicRafael NadalToni Nadal
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