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La tradizione della Repubblica Ceca: un’incredibile fucina di talenti

I segreti di una storia le cui radici partono all'inizio del novecento, fino ai grandi successi nel tennis femminile di oggi: Drobny e Navratilova fino a Muchova e Siniakova passando per Mandlikova, Lendl e Berdych

Ultimo aggiornamento: 29/11/2025 15:49
Di Luca Baldissera Pubblicato il 29/11/2025
7 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Allo US Open 2025 abbiamo salutato, con rammarico, la due volte campionessa di Wimbledon Petra Kvitova, che ha chiuso la sua carriera con la sconfitta al primo turno contro Diane Parry. Nello stesso torneo, sempre dalla Repubblica Ceca sono arrivate ai quarti di finale Karolina Muchova, testa di serie numero 11, e altre due vincitrici a Church Road, Marketa Vondrousova (2023), e Barbora Krejcikova (2024, in finale su Jasmine Paolini), oltre a Jiri Lehecka tra i maschi. La Repubblica Ceca ha forse la scuola tennis di livello tecnico più alto, e produce straordinari risultati, negli ultimi anni soprattutto in ambito femminile. Non c’è giocatrice o giocatore di quel paese (o della Repubblica Slovacca) che non sia splendidamente impostato, o che non porti benissimo i colpi.


Quella dell’ex-Cecoslovacchia è una tradizione tecnica che affonda le sue radici nel cuore del novecento, partendo dai grandi Jaroslav Drobny e Jan Kodes, passando per il tedesco naturalizzato Roderich Menzel (recordman Davis, 40 vittorie e sole 12 sconfitte), fino ad arrivare a Martina Navratilova, Hana Mandlikova, Helena Sukova, Jana Novotna tra le donne, e Ivan Lendl, Miloslav Mecir, Petr Korda, Tomas Smid, Karel Novacek tra gli uomini.

E poi i tempi moderni, con Tomas Berdych, Radek Stepanek, e tra le donne Karolina Pliskova, Lucie Safarova, Daniela Hantuchova, Dominika Cibulkova, le citate Kvitova, Vondrousova, Muchova e Krejcikova, e la numero uno in doppio Siniakova. Un elenco di campionesse e campioni straordinario, che fa sorgere la legittima domanda del perchè si sia sviluppata, e abbia tanto prosperato negli anni, una tradizione tennistica del genere in un piccolo paese della Mitteleuropa.


Tutto ebbe inizio nel 1906, quando quella cecoslovacca fu tra le prime federazioni nazionali a iscriversi alla neonata ITF. Successivamente, un impulso determinante fu dato dall’appassionato e allenatore Miroslav Burianek, personaggio di cui anche i media cechi e slovacchi hanno notizie incerte e frammentarie. Pare che fosse un coach e giocatore dilettante, all’epoca il concetto di professionismo non esisteva, naturalmente. Anni prima della seconda guerra mondiale, andò per un lungo periodo negli Stati Uniti, a vedere come giocavano a tennis, studiando con Bill Tilden e il connazionale Karel Kozeluh (vincitore degli US Pro Championships, il torneo professionistico più antico del mondo, nel 1929, 1932 e 1937), per poi ritornare a Praga a divulgare le sue scoperte tecniche e tattiche. Il leggendario Jaroslav Drobny ne parlò ripetutamente come di uno dei suoi punti di riferimento e ispirazione.


Con i successi nel dopoguerra proprio di Drobny, il circolo virtuoso della federazione cecoslovacca era stato avviato, e non si sarebbe più fermato. Tra gli anni ’60 e ’70 ebbe poi grande diffusione, ma solo entro i confini nazionali, un manuale di tecnica del tennis (“Scuola di Tennis”, era il non originalissimo titolo), che vedeva tra gli autori Vera Sukova, finalista a Wimbledon nel 1962, la mamma e allenatrice di Helena, colei che impedì, nel 1984, la realizzazione del Grande Slam a una lanciatissima Martina Navratilova. Sull’erba di Kooyong, a Melbourne, dove ai tempi si giocava l’Australian Open come ultima prova dello Slam, a dicembre, Helena fece in semifinale a Martina lo stesso scherzo che 31 anni dopo riuscì a Roberta Vinci contro Serena Williams, sconfiggendola dopo che Navratilova aveva vinto i tre Major precedenti. Storie affascinanti a dire poco.


Attualmente, in Repubblica Ceca le accademie principali sono a Praga, seguite dal quasi ottantenne Kodes, da Jiří Hřebec (ex 25 del mondo nel 1974) e dal più giovane Jan Hernych, ex 59 ATP nel 2009, e attuale coach di Vondrousova. Il maggior successo nel tennis per le donne deriva dal fatto che gli sport preferiti dai maschi sono il calcio e soprattutto l’hockey su ghiaccio, con diversi campioni approdati fino alla NHL americana. Tra le ragazze, il tennis è da sempre la prima scelta, con la pallavolo come seconda opzione. La diffusione dei campi da tennis è capillare, ci sono club in ogni paese anche piccolo, perfino ai tempi del comunismo giocavano anche nei villaggi più sperduti, senza mai interrompere la tradizione.

L’insegnamento è sempre stato molto rigoroso riguardo alla qualità tecnica, fin dal dopoguerra, e questa profonda tradizione si vede bene anche ai giorni nostri. Le caratteristiche comuni a tutte le ragazze ceche, storicamente, a prescindere dai diversi stili di gioco, sono infatti una grande pulizia dei gesti, con gli swing a colpire che tendono a essere più lineari possibile, privilegiando la potenza rispetto alla rotazione esasperata.
C’è molta attenzione anche agli aspetti tattici, e alla possibilità di implementare strategie diverse all’occorrenza, il cosiddetto “piano B”.

Due delle promesse migliori del tennis ceco attuale, infatti, le sorelle Linda e Brenda Fruhvirtová (20 e 18 anni), a detta dei colleghi loro connazionali presenti a New York vengono un po’ criticate, perchè tendono a essere troppo “sparapalle” in senso moderno, con poche possibilità di variazione. D’altronde, con una storia e una tradizione del genere alle spalle da onorare, non deve essere semplice per le giovani ragazze di Praga. Più apprezzata in patria è Linda Noskova (20 anni, di Vsetín in Moravia), che ha già raggiunto il best ranking di numero 25 WTA, e ha giocato gli ottavi di finale a Wimbledon 2025 e i quarti all’Australian Open 2024. Vedremo cosa riserverà loro il futuro.


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TAGGED:flashKarolina MuchovaPetra Kvitova
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