5. US Open R3: Krejcikova b. Townsend 1-6 7-6(13) 6-3
Ci sono partite che nascono come match di ordinaria amministrazione, ma poi strada facendo prendono una piega differente: scatta una scintilla, il confronto si accende, il fuoco cresce sempre di più e la partita si trasforma in un memorabile incendio. Questo terzo turno dello US Open fra Taylor Townsend e Barbora Krejcikova nella prima metà risulta quasi un monologo a favore della giocatrice di casa: Townsend vince il primo set 6-1, e nel secondo set si porta avanti sul 3-1.
Al servizio sul 6-1, 3-1 e con il pubblico newyorkese dalla propria parte, il più sembra fatto. Ma l’avversaria di Taylor non è una giocatrice qualsiasi: è la bicampionessa Slam Krejcikova che, anche se sta vivendo una annata difficile, è sempre una giocatrice da prendere con le molle; difficilmente regala i match, soprattutto quando si esibisce sui grandi palcoscenici. E non importa se si trova in situazioni complicate di punteggio e con tutto il pubblico contro; lei non si fa travolgere dagli eventi.
Torniamo al secondo set di New York. Sotto di un set e un break, Krejcikova si salva dal punto delll’1-4 grazie a un dritto che pizzica gli ultimi millimetri di linea: è scattata la scintilla. Barbora torna in gara, salva un match point sul 4-5 (ancora un vincente) e poi rovescia la situazione, strappando per la seconda volta la battuta a Townsend: 6-5 e servizio. Questa volta è Taylor che reagisce, contro-break immediato e sorte del secondo set che si deciderà al tiebreak.
Il tiebreak risulterà determinante, replicando in piccolo l’andamento del match: Townsend si porta in vantaggio, a un passo dalla chiusura. Sul 6-3 con tre match point a favore sembra fatta. Ma Krejcikova reagisce a suon di vincenti. Sarà la costante di questo tiebreak: ogni volta che Taylor arriva al potenziale ultimo punto, Barbora prende l’iniziativa, chiudendo quasi sempre con un vincente; in alcuni casi trovando soluzioni davvero straordinarie. Tie break surreale, con il pubblico incredulo: altri 7 match point salvati, e alla fine set vinto da Krejcikova 15-13, al quarto set point.
Nel terzo set Townsend ha il merito di non farsi schiacciare dalla delusione; rimane in partita sino in fondo ma ormai Krejcikova ha preso il controllo della situazione: il 6-3 conclusivo sigilla la partita a suo favore. Tre ore e 6 minuti di gioco, con un secondo set durato da solo 1 ora e 39 minuti. Krejcikova è passata dai 2 soli vincenti del primo set ai 41 vincenti messi a segno nei due set successivi.
4. US Open SF: [1] Sabalenka b. [4] Pegula 4-6 6-3 6-4
Sinora a livello Slam Jessica Pegula non è mai riuscita a sconfiggere Aryna Sabalenka: si sono incontrate tre volte (una a Parigi, due a New York), sempre con lo stesso esito. Ma se i primi due match Pegula li aveva persi in due set, questa volta prima di cedere darà davvero filo da torcere. Nel primo parziale Jessica parte meglio, risponde benissimo ed è praticamente impeccabile nella conduzione dello scambio: chiude il primo set per 6-4 con appena 3 errori non forzati; ma se teniamo conto che 2 dei 3 errori sono doppi falli, significa che in dieci game ha commesso appena un gratuito. Non è la perfezione, ma siamo molto vicini.
Sotto di un set, Sabalenka dimostra perché è la numero 1 del mondo: alza il livello, e sviluppa il gioco a tutto campo, verticalizzando gli scambi più spesso grazie alle palle corte e le discese a rete. Come, in fondo, aveva fatto l’anno prima sempre contro Pegula nel confronto avvenuto a livello di finale. E così la partita è ribaltata. Davvero un gran match come testimonia il saldo vincenti/errori non forzati: Pegula +6 (21/15) Sabalenka +16 (43/27). Trentadue vincenti per Aryna nei due set conclusivi.
3. US Open SF: [8] Anisimova b. [23] Osaka 6-7(4) 7-6(3) 6-3
Davvero una memorabile giornata di tennis il giovedì delle semifinali Slam americane: dopo Sabalenka contro Pegula (vedi sopra) a Flushing Meadows va in scena un’altra grande battaglia, che sfiora le tre ore di gioco (2 ore e 58 minuti). Da una parte Amanda Ansimova, reduce dalla finale persa malamente a Wimbledon, che vuole tornare subito in una finale Slam per dimostrare che può fare molto meglio. Dall’altra Naomi Osaka, finalmente tornata protagonista delle fasi finali di un grande evento; Naomi è alla ricerca della quinta finale Major in carriera e si presenta con un record invidiabile: a livello Slam non ha mai perso una semifinale (per la verità nemmeno una finale).
Sulla carta si fronteggiano due giocatrici di attacco, però man mano che il match procede la maggiore aggressività di Anisimova risulta evidente: è più spesso Amanda a prendere l’iniziativa, alla ricerca sistematica del vincente, anche in situazioni molto complicate. La partita si sviluppa per fasi differenti, e segue soprattutto gli umori di Anisimova: quando è ispirata i vincenti piovono in serie, ma quando il suo dritto è meno preciso allora è Osaka che finisce per prevalere; anche perché Naomi può contare su una prima di servizio efficacissima: saranno ben 15 gli ace messi a segno nel match.
Si va al terzo set e nei game finali Anisimova risulta incontenibile: si prende ogni rischio possibile e a conti fatti, almeno in questa serata newyorkese, il rischio estremo paga. Sarà lei la finalista dello US Open. Saldo vincenti/errori non forzati: Osaka +5 (32/27), Anisimova ugualmente +5, ma con molti più vincenti e anche molti più gratuiti (50/45).
2. Australian Open SF: [19] Keys b. [2] Swiatek 5-7 6-1 7-6(8)
Torniamo all’inizio dell’anno, per la precisione al 23 gennaio. A Melbourne è la giornata delle semifinali femminili dell’Australian Open. Nel primo match in programma, Sabalenka sconfigge in due set Badosa, e attende quindi di scoprire chi sarà l’avversaria in finale, che uscirà dal confronto tra Iga Swiatek e Madison Keys. Quando Swiatek conquista il primo set 7-5, quasi tutti pensano che la numero 1 e la numero 2 del mondo si affronteranno in una finale Slam: sarebbe la prima volta nella storia della loro rivalità.
Ma per Swiatek c’è ancora un set da vincere e per riuscirci deve fare i conti con la voglia di sovvertire il pronostico di Madison Keys. L’americana riequilibra la partita con un secondo set impeccabile: 6-1 e tutto è rinviato al terzo set. Il parziale conclusivo sarà memorabile, uno dei più intensi di tutto l’anno al femminile: Swiatek e Keys tengono i propri turni di servizio passando anche momenti complessi (8 palle break salvate fra tutte e due). Poi, sul 5-5 comincia il terremoto, tecnico ed emotivo. Keys perde la battuta e così Swiatek va a servire per il match. Riesce anche a raggiungere un match point, ma Keys lo salva con una risposta pungente che Iga non è in grado di gestire. Contro-break e decisione rimandata al tiebreak, o meglio, al Super Tiebreak degli Slam, quello che si vince a 10 punti.
Ancora una volta è Swiatek a sembrare più vicina al successo: inizia meglio e conduce nel punteggio (3-1, 4-2, 5-3, 6-4, 7-5) e quando vince il punto dell’8-7 grazie a un prodigioso riflesso a rete (una volèe di pura opposizione su un passante ravvicinato dell’avversaria) sembra che ormai l’inerzia sia tutta dalla parte polacca. E invece ancora una volta Keys riesce a raddrizzare la situazione.
Lo fa con due grandi battute: un ace in kick e un servizio vincente; e così si porta in vantaggio, per la prima volta, proprio sul 9-8. Ora il match point è dalla sua parte, ma al servizio c’è Swiatek. Madison risponde, entra nello scambio e riesce a vincerlo grazie a un dritto lungo di Iga. La finale Sabalenka-Swiatek non ci sarà neanche questa volta, Keys ha sovvertito il pronostico. Torna in finale Slam a distanza di quasi otto anni (US Open 2017). Saldo vincenti/errori non forzati: Keys -5 (36/41) Swiatek –18 (22/40 anche a causa dei 7 doppi falli a fronte di zero ace).
1. Australian Open F: [19] Keys b. [1] Sabalenka 6-3 2-6 7-5
Lo straordinario e imprevedibile viaggio di Madison Keys in Australia continua: dopo l’impresa della semifinale vinta contro Swiatek è il momento della finale, contro la numero 1 del mondo. Aryna Sabalenka è la campionessa in carica, anzi la due volte campionessa in carica, dato che ha vinto a Melbourne sia nel 2023 che nel 2024, e dunque si presenta all’ultimo atto del torneo con una striscia aperta di 20 successi consecutivi. E poi a livello Slam c’è un precedente che non si può dimenticare: nel 2023 allo US Open Keys era arrivata a condurre per 6-0 5-3, ma alla fine a vincere era stata Sabalenka.
Tutti questi elementi fanno pendere il pronostico da una parte sola. Forse anche per questi fattori, Aryna non percepisce in pieno il pericolo e si presenta in avvio di match non del tutto concentrata: perde il servizio in apertura, e poi un’altra volta nel sesto gioco. Sotto 1-5, recupera in parte con un contro-break, ma ormai il set è indirizzato: 6-3 per Keys.
Sabalenka reagisce offrendo un set davvero degno della prima del ranking e pareggia i conti: 6-2 senza mai perdere il servizio. Assegnazione del titolo rimandata al terzo set. Nel set decisivo il livello si alza esponenzialmente: tutte e due le giocatrici offrono il meglio, e da grandi attaccanti servono benissimo, tengono l’iniziativa e chiudono con autorità i propri turni di battuta. In una situazione del genere non c’è più spazio per piccoli errori o passi falsi: subire anche un solo break potrebbe risultare fatale.
Per dieci giochi la partita segue la logica del servizio: non solo non ci saranno palle break, ma nemmeno un game deciso ai vantaggi. Sul 5-5, con Keys al servizio, Sabalenka prova a rompere l’equilibrio: sale 15-30, ma a questo punto Madison entra “in the zone” e sfodera tre grandi colpi: servizio vincente, dritto di controbalzo vincente in uscita dal servizio (un colpo miracoloso) e ancora un dritto vincente in contropiede: 6-5 per lei.
Ecco allora il fatidico dodicesimo gioco; Sabalenka va alla battuta per forzare l’assegnazione del titolo al tiebreak, e non fa nemmeno scelte sbagliate: serve solo prime, cinque volte su sei sul colpo più debole dell’avversaria, il rovescio. Ma Keys riesce a rispondere comunque, una volta addirittura con un vincente, e così conquista due match point. Il secondo è quello definitivo, al termine di un breve scambio comandato grazie alla profondità della risposta e concluso con un imprendibile dritto anomalo.
Keys conquista finalmente il primo Slam della carriera, quasi otto anni dopo la finale persa allo US open 2017 contro Sloane Stephens. Le avversarie sconfitte durante il torneo certificano uno dei percorsi più duri della storia del tennis recente, con quattro Top 10 superate. Nell’ordine: Li, Ruse, Collins (testa di serie 10), Rybakina (tds 6), Svitolina (tds 28), Swiatek (tds 2), Sabalenka (tds 1).
Saldo vincenti/errori non forzati: Keys +6 (29/23), Sabalenka -2 (29/31). Ma terzo set di grandissimo livello con saldo ampiamente positivo per entrambe: Keys +6 (10/4), Sabalenka +4 (11/7). Il canale ufficiale dell’Australian Open ha caricato su Youtube il video dell’intero match, ma per chi ha fretta consiglio di seguire almeno gli ultimi punti, dal 5-5 15-15 terzo set.
