Immenso Sinner (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)
Il 2025 resterà nella storia del nostro tennis come l`anno in cui un italiano, per la prima volta, ha conquistato il tempio di Wimbledon. Jannik Sinner, il cavaliere in bianco che riceve dalle mani della Principessa Kate il trofeo più ambito per ogni tennista dopo aver battuto il rivale Carlos Alcaraz, che dopo l`ultimo punto si inginocchia e batte la mano sull`erba più verde che ci sia: scatti di storia dello sport italiano che resteranno per sempre nella memoria sportiva di questo Paese. Il trionfo di Church Road è stato senza dubbio il momento più alto della stagione dell`altoatesino, che ha dimostrato ancora una volta quanto, nelle difficoltà, sia in grado di trovare la strada. Poche settimane prima, al Roland Garros, Sinner aveva dovuto ingoiare la sconfitta più cocente della carriera: a un punto dal trionfo contro Alcaraz, aveva subito la rimonta feroce dello spagnolo capace di ribaltare la partita e bissare il trionfo al Bois de Boulogne. Una botta che avrebbe fatto vacillare chiunque, e che ha colpito fortemente l`allora numero 1 al mondo. Ma la differenza tra un grande giocatore e un fuoriclasse sta proprio lì, nella capacità di reagire, correggere, cambiare, apprendere. Il trionfo di Wimbledon, secondo Slam della stagione conquistato dall`allievo di Vagnozzi e Cahill, è stato edificato proprio sulle macerie di quel Roland Garros. II 2025 di Jannik si era aperto con un trionfo: la vittoria dell`Australian Open in una finale lampo, chiusa in tre set contro Sascha Zverev, entrato in una crisi profonda proprio per quella sconfitta. Ma anche per l`azzurro il destino riservava una parentesi amara: arrivato a Doha per giocare l`Atp 500 del Qatar, aveva dovuto fare marcia indietro verso casa per l`accordo raggiunto con la Wada relativamente al caso Clostebol. Tre mesi di sospensione che, se da un lato lo avrebbero messo al riparo dal rischio di una squalifica più lunga, dall`altro lo ferivano profondamente. Uno stop vissuto come un`ingiustizia che però, ancora una volta, è stata capace di accendere il fuoco della rivalsa. Il ritorno, acclamato dal pubblico di casa come un re, a Roma in occasione degli Internazionali d`Italia, è stato a un passo dalla perfezione. Arrivato in finale, è stato Carlos Alcaraz a fermarlo.[…] Allo Us Open il rivale spagnolo gli ha strappato titolo e numero 1 al mondo. Un trono da cui è sceso dopo 65 settimane per risalirci per una settimana pochi giorni dopo, grazie alla vittoria di Parigi, il Masters 1000 che un tempo era Bercy e ora si gioca nella nuova Arena La Defense. Parigi che toglie e Parigi che dà. Ma l` indoor, si sa, è la superficie di elezione di Jannik, che non perde in un palazzetto dalla finale di Torino 2023 contro Novak Djokovic, sconfitta del nostro contro il cannibale serbo campione di 24 Slam. Torino e le Finals consacrano la sua stagione con un`altra vittoria, contro Carlos Alcaraz. Carlos e Jannik, Jannik e Carlos, un duopolio che domina il tennis e lascia agli altri le briciole. […] Tra poco è tempo di ripartire, entrambi hanno gli stessi traguardi: il numero 1 e il Grande Slam della carriera. Lo spettacolo sta per cominciare.
La ricetta dello zio (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)
Rafa Nadal ha avuto solo due allenatori principali in carriera: lo Zio Toni, con cui ha lavorato fino al 2017 vincendo 16 Slam, e Carlos Moya, con cui ha completato la collezione dei titoli più importanti arrivando a 22 prima di ritirarsi lo scorso anno. Sembrava che la strada di Carlos Alcaraz con Juan Carlos Ferrero avrebbe dovuto seguire la stessa direzione. Un rapporto stretto, quasi famigliare, che aveva già portato il numero 1 al mondo a sei Slam ad appena 22 anni. E invece, mercoledì, lo strappo.
Toni, lei che è rimasto tanti anni accanto al suo nipote campione, come interpreta la rottura improvvisa tra Alcaraz e Ferrero?
La cosa che è parsa un po` strana è che sia accaduto dopo uno degli anni migliori di Carlos in termini di risultati. Quanto al rapporto è abbastanza normale che possa succedere. Juan Carlos ha iniziato a lavorarci quando il giocatore era poco più che un bambino. All`inizio era normale per lui essere lusingato e felice di essere allenato da un campione Slam, un ex numero 1 al mondo. Poi, crescendo, gli equilibri cambiano. Quando il giocatore cresce, diventa più forte e consapevole, vuole avere sempre più il controllo della situazione. Immagino che all`inizio Ferrero decidesse un po` tutto e questo iniziasse a pesare un po` a Carlos. Di sicuro la ragione della fine di questo rapporto non è tennistica visto che i miglioramenti di Alcaraz sono stati importanti come anche i risultati. Magari c`è anche un tema economico, ma non penso che sia solo una questione di soldi.
Anche Sinner recise il cordone ombelicale con Riccardo Piatti che l`aveva cresciuto e portato in Top 10.
Sì, ma la situazione era diversa. Jannik non era ancora così vincente e affermato e non stava da così tanto tempo con Riccardo, era ancora in evoluzione.
Si dice che Carlos volesse più libertà: crede che avere un allenatore meno severo potrebbe essere negativo per lui?
Penso che Ferrero abbia fatto un grandissimo lavoro. Ma sa, gli allenatori nel tennis hanno un problema non piccolo: vengono assunti per dirigere gli allenamenti e in parte per educare il tennista che, però, è il datore di lavoro… E alla fine il capo è il giocatore, è lui che decide come vuole fare le cose. È una cosa abbastanza logica: quando hai 15 anni sei disposto ad ascoltare, ma quando ne hai 22 e sei numero 1 al mondo, hai vinto tanto e sei uno sportivo riconosciuto a livello mondiale è normale che stare agli ordini sia più difficile.
Lei ha allenato uno dei più grandi giocatori della storia: quanto è difficile mantenere la disciplina con un giovane e farlo diventare un campione?
Vede, nel caso di Rafael non è stato per niente difficile: era uno sempre disposto ad ascoltare, a capire. In più, anche il mio modo di agire era diverso: io ero un allenatore molto esigente, ma allo stesso tempo gli dicevo: “Fai quello che vuoi, è un problema tuo”. Non gli ho mai detto se poteva uscire o no: era la sua vita, ci mancherebbe. Poi uno deve essere coerente con quello che fa. Io, personalmente, credo di essere stato molto fortunato: mio nipote è stato facile da allenare e da gestire.
Tutti sognano di vedere Rafa lavorare con Alcaraz. È possibile?
Al momento mi pare difficile perché mio nipote ha una vita molto piena di impegni.
In futuro lo vede come allenatore?
Onestamente no. Un conto è collaborare, dare consigli, e potrebbe anche fargli piacere, un giorno. Ma allenare a tempo pieno e girare per il mondo non credo. Costerebbe troppo! Perché dovrebbe lasciare tutti gli affari che ha ora perdendo soldi (ride).
Che tipo di coach dovrebbe scegliere Alcaraz, ora?
Se si trova bene con Samuel Lopez è giusto che segua l`istinto e continuino insieme. Credo che, a livello tennistico, Juan Carlos abbia letto molto bene la situazione e Samuel può proseguire facendo un ottimo lavoro. Non penso che la stagione di Alcaraz subirà conseguenze da questo cambiamento. […]
“Wimbledon e il n. 1: vedo doppio” (Roberto Bertellino, Tuttosport)
Andrea Vavassori è già in piena preparazione per la stagione 2026, che prenderà il via in chiave personale con la United Cup (2-11 gennaio): «Partirò alla volta dell`Australia – ha detto il trentenne torinese – il 28 dicembre, dopo il Natale in famiglia. Mi sto allenando un po` a Pinerolo e un po’ al Circolo della Stampa Sporting. Tecnica e atletica. Vestire la maglia della Nazionale è sempre un grande onore e non vedo l`ora di rifarlo dopo le grandi emozioni provate, pur senza giocare, in Coppa Davis a Bologna a novembre». Un 2025 nel quale Vavassori ha vinto 4 tornei del circuito maggiore, 3 dei quali ATP 500, accanto a Simone Bolelli, raggiunto la semifinale alle Nitto ATP Finals e conquistato un magico doppio misto accanto a Sara Errani agli US Open.
Quali i momenti più belli?
Esserci ripetuti cogliendo la finale Slam agli Australian Open è stata una gran cosa. Aver colto la semifinale a Torino nelle Finals ha rappresentato un traguardo veramente importante. Indimenticabile poi il successo con Sara agli US Open, con una formula rivoluzionata che però non ha cambiato i valori in campo. Il titolo lo avevamo già vinto nel 2024 al termine di un percorso più “classico”.
Nella sua stagione ci sono stati anche momenti difficili..
Senza dubbio la sconfitta a Roma contro Bondioli e Caniato, giunta a sorpresa e le premature eliminazioni a Shanghai e a Pechino che ci hanno poi costretti a rincorrere la qualificazione alle Finals, che fino a un certo punto sembrava acquisita. Ma lo sport è cosi, nel bene e nel male.
Dopo la United Cup quali programmi? E il singolare?
Faremo Adelaide e gli Australian Open. Nel primo Slam di stagione dovremo difendere la finale del 2025 ma non lo faremo con l`ansia addosso. L’esperienza ci ha insegnato che, lavorando nel modo giusto, prima o poi i risultati attivano. Per quanto riguarda il singolare il discorso è sempre lo stesso. Difficile incastrare gli impegni che propongono i due calendari. Quando sarà possibile non mi tirerò però indietro perché il singolare mi è sempre piaciuto e ritengo di poter esprimere un livello di tennis attorno alla top 100.
Ben più alti invece gli obiettivi da doppista. Quali?
Diventare un giorno il numero 1 al mondo della specialità. Non posso dire quando ma che farò di tutto per issarmi in vetta assolutamente. Nei sogni, da conquistare in doppio, rimane Wimbledon. Obiettivo anche gli Internazionali d`Italia dove nel 2026 si giocherà anche un doppio misto in stile US Open.
Su quali aspetti state lavorando In ottica 2026?
Bisogna migliorare in tutte le sfaccettature del gioco e ne siamo consapevoli. Lo abbiamo fatto in questi anni e continuiamo a farlo. In particolare cerchiamo di curare la risposta, sempre più importante nel doppio. I progressi si sono visti ma non bisogna mai smettere di cercarli. […]
Sara Errani, sua compagna di doppio misto, è entrata a far parte del team di Jasmine Paolini, seguita da alcuni mesi da un altro torinese, Danilo Pizzorno. Cosa pensa?
Sara era già di fatto una “consulente” di Jasmine, oltre che la sua compagna di doppio. È una gran tattica e una fonte d`ispirazione per tutti noi giocatori Anche Pizzorno è un grande professionista e precursore della videoanalisi. Lo ricordo quando la faceva tanti anni fa alla Tennis Clinic di Sansicario e poi al Monviso di Grugliasco. Insomma, due figure che saranno molto di supporto alla Paolini.
Alcaraz e Cobolli: “Bella scommessa” (Antonio Sepe, Corriere dello Sport)
Mentre il mondo del tennis s`interroga sul motivo dietro la separazione tra Carlos Alcaraz e coach Ferrero, il n.1 al mondo è in campo per preparare la nuova stagione. Lo spagnolo si è allenato a Murcia con Cobolli, suo grande amico e l`atmosfera è sembrata più che distesa. Lo certifica una foto postata sui social in cui l`azzurro prende Carlos sulla schiena e lo porta in giro per il campo. La scritta “se paga” suggerisce una scommessa
persa. A supervisionare gli allenamenti c`è Samuel Lopez, per ora primo allenatore. Intanto prosegue il conto alla rovescia per l`Australian Open. Gli occhi non possono che essere puntati su Jannik Sinner che prosegue gli allenamenti a Dubai. […]
