Dell’infortunio al tendine d’Achille di Holger Rune si conoscono ormai i contorni essenziali. Più che tornare sulla diagnosi o sulle conseguenze immediate, oggi è interessante osservare come il danese stia gestendo questa fase della sua carriera, tra riabilitazione, programmazione e comunicazione costante con il pubblico. Chi segue i suoi canali social se ne è accorto: Rune aggiorna con regolarità il suo pubblico postando immagini e brevi video delle sessioni di riabilitazione e dei primi, cauti, allenamenti in campo. Un racconto continuo che trova una naturale estensione nelle numerose interviste rilasciate negli ultimi mesi alle principali testate internazionali.
Quella concessa al quotidiano spagnolo Marca si inserisce in questa linea: una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto, di come sia stato gestito l’intervento e di quale percorso Rune abbia scelto per tornare gradualmente all’attività agonistica.
Il momento dell’infortunio: “Ho avuto la sensazione che il terreno stesse sprofondando”
Rune torna innanzitutto all’episodio avvenuto durante la semifinale di Stoccolma contro Ugo Humbert, spiegando le sensazioni provate nell’istante della rottura del tendine: “Ho avuto la sensazione che il terreno stesse sprofondando, come se fossi nel bel mezzo di un terremoto. Il mio primo pensiero è stato che ci fosse un problema con il terreno di gioco. Non ho sentito dolore, il mio piede si è semplicemente staccato dal corpo”. Inizialmente, nemmeno lui aveva percepito la gravità della situazione: “Ho detto al fisioterapista che non mi sarei ritirato. Ero in vantaggio di un set ed ero sicuro che una fasciatura sarebbe stata sufficiente”. La conferma della rottura è arrivata solo dopo i controlli, accompagnata da un comprensibile stato di apprensione: “È stato lui a dirmi che il tendine era rotto. Sentivo il piede intorpidito. Ero spaventato”.
L’intervento chirurgico, appena quattro giorni dopo l’infortunio
L’operazione è stata effettuata quattro giorni dopo l’infortunio. Rune racconta di non aver avuto particolari timori legati all’atto chirurgico, quanto piuttosto all’anestesia, esperienza nuova per lui. Fondamentale, sottolinea, la fiducia nel medico che lo ha operato, lo stesso chirurgo della nazionale danese di calcio: “Se era riuscito a rianimare Christian Eriksen, ero sicuro che avrebbe potuto riparare il mio tendine d’Achille. E lo ha fatto. Tutti in ospedale sono stati molto gentili e mi sono sentito in buone mani”.
Riabilitazione e scelta degli specialisti: “Il mio corpo è il mio bene più prezioso”
Dopo l’operazione, la priorità è stata organizzare subito un programma strutturato: “Avevo bisogno di un piano. Non potevo passare dall’essere attivo ogni giorno al non fare nulla”. Da qui la decisione di spostarsi a Doha, al centro Aspetar, per lavorare con specialisti abituati a trattare questo tipo di infortuni: “Il mio corpo è il mio bene più prezioso. Non si tratta di accelerare il processo, ma di lavorare con persone che affrontano questi casi quotidianamente”. Le sue giornate sono scandite da circa sei ore di lavoro tra mobilità, forza, coordinazione, camminata assistita e terapie. Il tennis, per ora, resta limitato a brevi sessioni controllate: “Colpire qualche palla è stato piacevole, ma sempre in modo molto misurato”. Rune insiste più volte su un concetto: il tendine d’Achille richiede tempi lunghi e grande attenzione.
Il lavoro con l’equipe e Marco Panichi
Nel percorso di recupero rientra anche il confronto con Marco Panichi, già parte dello staff di Rune prima dell’infortunio: “All’inizio ho lavorato solo con il mio fisioterapista, Nicolas, perché ero molto limitato dopo l’intervento. A Doha ho un preparatore atletico e un fisioterapista specializzati in questo tipo di riabilitazione, sanno esattamente quanto spingermi. Marco e io abbiamo lavorato insieme prima che andassi a Doha, e lui mi ha raggiunto qui dopo per monitorare i miei progressi prima del mio ritorno in Europa. Abbiamo ripreso a lavorare insieme dopo Capodanno”. Un lavoro coordinato, in cui ogni fase viene valutata senza forzature.
Tempi di rientro e obiettivi concreti: “Riuscire a camminare senza zoppicare”
Rune evita previsioni precise, ma indica alcuni passaggi chiave: “Il mio obiettivo è camminare normalmente, senza zoppicare. Poi riuscire a muovermi in campo e sembrare un tennista”. Il 12 febbraio, quattro mesi dopo l’intervento, rappresenta uno snodo importante per iniziare a valutare movimenti più dinamici, come split step e piccoli salti, sempre in base alle risposte del fisico: “A seconda dei miei progressi dal 12 gennaio in poi, potrei essere pronto per fare qualche salto a febbraio. Forse di più. Ma stiamo procedendo un passo alla volta”. Parlando della stagione a venire, rassicura: “le mie ambizioni sono le stesse, vedremo cosa succederà. Sono sicuro che avrò fame”.
Il confronto con Sinner e Alcaraz: “Ero davanti, ma non sono stato costante”
Interpellato sul divario con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, Rune offre una lettura lucida: “Prima dell’infortunio, la differenza principale era la costanza. Novak, Rafa e Roger sono riusciti a fare quello che fanno con costanza per tutta la stagione. Questa non è un’abilità con cui si nasce; non è talento, è disciplina! Anni fa, per un po’ sono stato davanti a Carlos e Jannik, ma non sono stato costante e ho perso quel vantaggio”. Un aspetto che lega direttamente al percorso che sta affrontando ora: “Non si supera la riabilitazione senza disciplina, giorno dopo giorno”.
Djokovic e lo Slam: “Con Novak niente è impossibile”
Un passaggio su Novak Djokovic, citato anhe come esempio di continuità ad alto livello: “Quello che sta facendo è già impossibile, quindi se mi chiedete se è impossibile per lui vincere altri Slam, in riferimento a qualsiasi altro giocatore della sua età, direi di no, impossibile, ma se mi chiedete di Novak, vi dico che per lui niente è impossibile”.
Fuori dal campo: il progetto Manuka e la “guarigione di Barcellona”
Nella parte finale Rune racconta anche un progetto extra-tennis, collegandolo a un problema concreto avuto nel 2025 (ammalarsi spesso): “Ho avviato una collaborazione con il miele di Manuka. Ho avuto un inizio difficile nella stagione 2025, ammalandomi continuamente”. Dice di aver fatto ricerche per sostenere immunità e salute generale: “Mi piace vivere e mangiare sano, e ho fatto molte ricerche su come avrei potuto sostenere la mia salute generale e rafforzare il mio sistema immunitario. Il miele di Manuka era ovunque. Così l’ho comprato”. Occorre dire che è stato davvero benefico: “Ho iniziato a usarlo, e poi ho vinto a Barcellona. Ho pensato: ‘Ok, questo è buono’”. In riferimento a questa nuova collaborazione commerciale ha poi aggiunto: “Era difficile trovare miele di Manuka di buona qualità in Europa… Durante Wimbledon, ho incontrato un produttore locale e da lì abbiamo lavorato a due edizioni che sono state lanciate il 15 dicembre”.
