Carlos Bernardes: “Con la tecnologia ridimensionato il ruolo dell’arbitro”

Intervistato da Federica Cocchi per La Gazzetta dello Sport, l'ex giudice di sedia Carlos Bernardes è intervenuto su diversi punti: “Non c’è più quel rapporto continuo tra giocatori e arbitri”

Di Carlo Galati
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Carlos Bernardes (foto via Twitter @atptour)

Wimbledon apre alla video review, e per Carlos Bernardes non è una sorpresa. Nell’intervista raccolta da Federica Cocchi de La Gazzetta dello Sport il decano dei giudici di sedia legge la scelta come una naturale evoluzione del sistema. Prima o poi doveva succedere, dice, senza esitazioni. Gli altri Slam avevano già fatto il passo, il circuito si era già mosso in quella direzione. Era un percorso che sarebbe stato intrapreso comunque.

Bernardes parla con il distacco di chi ha visto tutto. Tre finali Slam, Finals, Olimpiadi, ventiquattro numeri uno arbitrati. Una carriera chiusa alle Finals del 2024 dopo aver attraversato ogni fase del cambiamento e oggi osserva da lontano e il giudizio resta lineare, quasi asciutto: la tecnologia non è una svolta, è una conseguenza.

Tra sollievo e perdita: il peso dell’errore umano

Guardando indietro, il discorso si fa più personale, quasi intimo. Bernardes non ha difficoltà ad ammettere che strumenti come la video review avrebbero cambiato molto il suo lavoro. Sarebbe stato tutto più semplice, molto più semplice, dice, e subito precisa: “non ci sarebbero state tutte quelle discussioni, quelle situazioni in cui non sai se il giocatore ha ragione oppure no”. Il dubbio, nel tennis di ieri, era parte integrante del gioco, ma anche una responsabilità enorme.

La tecnologia ha alleggerito quel peso, ma ha trasformato il ruolo. “Oggi l’influenza dell’arbitro è minore nelle decisioni importanti”, spiega, “siamo più tutelati perché non dobbiamo più fare certe chiamate, ma allo stesso tempo siamo meno centrali. Il problema è che si perde l’errore umano”, continua, “e quando tutto è automatico, quando tutto è perfetto, diventa un po’ come un videogioco”.

E poi c’è quel ricordo che torna, nitido, quasi irrisolto. “Alle Olimpiadi c’è stato un punto importante, un possibile tocco sulla racchetta; non ho visto niente, non ho sentito niente, e lì resti con il dubbio. Con il video review si sarebbe potuto dimostrare tutto”.

Un futuro sempre più automatico

Il presente, intanto, ha già cambiato le relazioni in campo. Meno discussioni, meno contatto diretto. “Non c’è più quel rapporto continuo tra giocatori e arbitri”, osserva Bernardes, “si gioca di più, si interrompe meno”. E il ruolo si sposta, quasi si ridefinisce. “Oggi è più importante spiegare al pubblico cosa succede, perché viene chiesto il VAR, qual è stata la decisione”, più che gestire il confronto con i giocatori.

Lo sguardo, inevitabilmente, va avanti. E qui Bernardes non chiude le porte a scenari radicali. “È difficile pensare che l’arbitro non possa essere sostituito, prima o poi”, dice, senza forzature, “ci sono già idee per controllare tutto dall’esterno del campo”. Un tennis sempre più automatico, sempre più distante dalla dimensione umana che lo ha accompagnato per decenni.

La conclusione è ampia, quasi inevitabile. “La tecnologia è venuta per restare, non solo nel tennis ma nelle nostre vite”, riflette, “il gioco è più veloce, ci sono meno discussioni, meno tensione”. Ma qualcosa cambia anche nella percezione. “Nel calcio, quando c’è un gol, si guarda subito l’arbitro per il VAR”, dice, “non è più solo l’emozione del momento”.

E allora resta una domanda sospesa, senza nostalgia ma con realismo. Se il giudice di sedia scomparirà?, si chiede, non scommetterei che questo non possa accadere.

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