Lasciato il Challenger di Monza nelle ottime mani dei nostri inviati, la panoramica sugli altri tornei della settimana comincia inevitabilmente parlando di Stefano Napolitano, che un po’ per indole un po’ per risultati che potremmo definire alterni si è quasi abituato a stare lontano dai riflettori. Strana la parabola di questo ragazzo che sabato compirà 31 anni e che da giovane non faceva letteralmente vedere palla ai conterranei Sonego e Vavassori, che di certo non erano contenti quando nei tornei juniores se lo trovavano dalla stessa parte del tabellone.
A 20 anni nemmeno compiuti comincia a vincere a livello professionistico (un ITF in Israele nel marzo 2015) e l’anno dopo trionfa al Challenger di Ortisei battendo in finale Alessandro Giannessi. Stefano sembra avviato a raggiungere quei risultati che tutti gli pronosticano tanto che nel 2017 supera le qualificazioni e anche il primo turno al Roland Garros per poi perdere in tre set da Diego Schwartzman. Poi sono arrivati i problemi, tanti e importanti (ernie inguinali, schiena, lesione al tendine di un ginocchio e soprattutto un’operazione al legamento del gomito destro) che l’hanno costretto a rivedere le sue priorità. Non era più tanto importante entrare in top 100 quanto entrare in campo.
Gli anni 20 e 21 per lui sono stati un’autentica via crucis, un susseguirsi di frustranti stop and go che sembravano mettere a rischio la sua carriera e quel suo tennis pulito ed equilibrato dove tutti i colpi, nessuno di per sé eccezionale, contribuiscono a farne il prototipo del giocatore universale. Ma è qui che Stefano si dimostra persona resiliente e determinata, così, recuperato uno stato di salute accettabile, torna anche a vincere: i Challenger di Bangalore e Madrid nel 2024 e quello di Biella (il torneo di casa) l’anno successivo. Arriva anche il best ranking alla posizione n.121 ATP ma la top 100 gli resiste ostinatamente.
E noi, dobbiamo confessarlo, lasciamo nel cassetto la nostra imparzialità e un po’ di tifo per lui ci scappa. Salutiamo così con piacere il suo quarto di finale al Challenger 125 di Città del Messico (terra battuta) dove ha battuto due che non sono certo fenomeni (Andres Martin e Matias Soto) ma che nelle sabbie mobili del circuito cadetto sono sempre pronti a sgambettarti. Ora l’aspetta l’australiano Tristan Schoolkate (n.116) che giocherà da favorito e che vanta un precedente favorevole nelle qualificazioni del Master 1000 di Miami lo scorso anno. Ma in questo caso diciamo che non ci dispiacerebbe se i fatti ribaltassero i pronostici.
Quanto a giovani promettenti, uno che non ha niente da invidiare a Napolitano è il palermitano Federico Cinà che, grazie ad un ottimo 2025 e alla vittoria nel Challenger di Pune nel marzo scorso, a soli 19 anni è sulla soglia della top 200. Poi certo ci sono anche degli spiacevoli rimbalzi come qui a Madrid dove si è fatto sorprendere all’esordio (6-4 6-3) dal molto più esperto austriaco Jurij Rodionov (n.176). Possiamo considerarli peccati di gioventù senza per questo essere tacciati di favoritismo?
Già, perché sulle vicende del ragazzo è già partito il dibattito social riservato a ogni predestinato che si rispetti. Noi siamo assolutamente convinti che Federico, che curiosamente ha un tennis completo e lineare che un po’ ricorda quello di Napolitano, arriverà in alto, molto in alto. Perché oltre ai colpi ha sicuramente una gran bella testa, capace di metabolizzare le sconfitte e di migliorare da esse. A Madrid c’era anche Franco Agamenone che, superato indenne il primo turno battendo in rimonta (5-7 6-2 6-1) il 24enne lussemburghese Chris Rodesch (n.146), è stato fermato 6-3 4-6 7-6(1) dal bosniaco Nerman Fatic (n.249), da anni residente in Italia, al termine di una battaglia campale durata oltre tre ore.
