PREMIUM Atp Montecarlo – Finalmente la sfida Sinner-Alcaraz dopo aver ridotto tutti gli altri a comprimari

La loro superiorità è imbarazzante. Lo dicono gli ultimi 21 tornei cui hanno preso parte insieme: li ha sempre vinti uno dei due. Povero Zverev, peggio non poteva capitare. Prima i Fab Four, ora loro due

Di Ubaldo Scanagatta
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Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Jannik Sinner (ITA), Thursday, April 9, 2026. Photo Felice Calabro'

Che imbarazzo per tutti gli altri. Eh sì perché si ha un bel dire che ogni torneo è diverso, che tanti possono vincere, ma quando in tutti gli ultimi 21 tornei giocati da Alcaraz e Sinner il torneo è sempre stato vinto da uno dei due, beh, tutti gli altri possono illudersi quanto vogliono, ma restano purtroppo soltanto dei comprimari. Risalendo un tantino più indietro nel tempo sono 23 tornei su 24 a partecipazione congiunta quelli i cui trofei sono finiti nelle bacheche di Jannik e Carlos. Unica perla davvero eccezionale più che rara Madrid 2024, dove quel Masters 1000 lo vinse Andrey Rublev, battendo in finale Auger Aliassime 46 75 75 (dopo aver battuto nei quarti proprio Carlos Alcaraz 46 63 62)… ma attenzione però! Sinner, all’indomani della sconfitta di Alcaraz, non perse.

Jannik dovette ritirarsi per un problema all’anca che si trascinava da tempo. Aveva battuto Khachanov (57 63 63) in ottavi, ma fu costretto a ritirarsi contro Aliassime nei quarti, prima ancora di scendere in campo. Come sarebbe andata contro il canadese se Jannik fosse stato in condizione di scendere in campo? Le statistiche dicono che dopo il suo forfait di Madrid 2024 contro Aliassime il “nostro” ha poi vinto 5 volte su 5, vincendo 10 set e cedendone appena uno.

In quei primi mesi del 2024 Sinner aveva raggiunto ovunque almeno semifinali: campione all’Open d’Australia, vittorioso a Rotterdam, semifinale a Indian Wells, vittoria a Miami, semifinale a Montecarlo. Penso, senza temere di passare da supertifoso iperpatriottico di Jannik, che anche contro Rublev, battuto 5 su 6 dal 2023 in poi, la Volpe Rossa avrebbe vinto il torneo. Mancano le controprove, ma quei confronti diretti sono indizi sufficientemente validi a farci dire che molto probabilmente se non fosse stato per quell’anca dolorante, oggi parleremmo di 24 tornei vinti sugli ultimi 24 dai due “marziani”.

Sinner pubblicò su Twitter la sua delusione per non poter scendere in campo con Auger Aliassime: “Ho avuto fastidi all’anca tutta la settimana e i medici mi hanno sconsigliato di continuare a giocarci sopra”. Torno allora sul discorso maramaldeggiante di… tutti comprimari. Capisco che sia ingeneroso chiamarli tutti comprimari, magari nobili comprimari per carità e per non infierire oltre il dovuto, ma di fatto – ad analizzare con la dovuta obiettività la situazione – il loro unico vantaggio rispetto alle generazioni che hanno avuto a che fare con i Fab Four, è che Alcaraz e Sinner sono soltanto in due.

Come dice la parola stessa, Fab 4, mutuata dai Beatles di Abbey Road, Federer, Nadal e Djokovic (e come Ringo Starr nel quale una volta si travestiva Andy Murray e un’altra Stan Wawrinka), monopolizzavano regolarmente almeno 3 posti di semifinale quando non tutti e 4. Tutti gli altri… comprimari dovevano accontentarsi delle briciole costituite dalla conquista di un corridoio verso un difficilissimo e unico posto in semifinale, oppure gioire per aver raggiunto i quarti.

Tanti oggi lamentano che non ci sia ancora un terzo incomodo in grado di imporsi fra i due massimi duellanti (che non si possono neppure chiamare litiganti, tanto sembrano andare d’accordo pur nel rispetto di una legittima rivalità), quindi qualcuno invoca il giovanissimo Fonseca, rimpiange il terribile infortunio toccato a Rune, lamenta la minor competitività dei due russi (Medvedev e ancor più Rublev)…per non parlare del desaparecido Tsitsipas.  

Il n.3 è indubbiamente Zverev, ma il fatto che sia distaccato di (almeno) 7995 punti ATP da Sinner la dice lunga sulla sua frustrante situazione. Forse perfino più frustrante dell’aver giocato tre finali di Slam senza vincerne una, ma con tanti rimpianti. Contro Jannik non ha nemmeno i rimpianti. Jannik lo batte, lo domina: se a Miami gli aveva lasciato 9 game, al Country Club dove raggiunge la sua prima finale, gliene lascia solo 5, dopo avergliene concessi 6 a Indian Wells, 7 a Torino, 1 a Parigi Indoor. Sono botte pesanti per un olimpionico come il tedesco. Gli altri, tutti gli altri, possono definirsi comprimari, ma lui onestamente no. Per me è un campione. Forse il più sfortunato dei campioni, perché imbattersi prima nei Fab4 e ora nei “marziani” del terzo Millennio deve essere stato davvero duro. Ricordando anche il terribile infortunio che patì al Roland Garros quando stava giocando contro Nadal il suo miglior tennis. Quel giorno ricordo che ebbi la sensazione che avrebbe potuto vincere sulla terra rossa perfino contro quel mostro sacro di Rafa Nadal.  

Come si fa a dire che il suo 2026 sia un anno deludente? Il buon Sascha non riesce a far di più e meglio che giocare 4 semifinali consecutive nei Masters 1000 (tre quest’anno più quella a Parigi). Il guaio, il suo guaio, è che non ne vince nemmeno una. Perde per 8 volte consecutive con Jannik Sinner. E in 8 lezioni di tennis strappa a malapena 2 set, perdendone 14. Roba da non dormirci la notte. Anche perché perde con Jannik perfino sulla terra rossa dove Jannik – almeno fino a oggi – ha vinto soltanto un piccolo, piccolissimo torneo a Umago, nel 2022, mentre lui ha trionfato 2 volte a Roma, altre 2 volte a Madrid – e sono 4 Masters 1000 – e aveva anche condotto due set a 1 su Alcaraz nella finale del Roland Garros del 2024.

Zverev non è Vacherot che ha toccato il cielo con un dito per aver centrato la prima storica semifinale per un monegasco nel torneo di casa. Vacherot non dimenticherà mai questo torneo. Zverev vorrebbe invece dimenticarlo, come tanti altri.

Chi coniò per primo i Fab Four per quattro/cinque fenomeni – ribadisco che Murray e Wawrinka erano il quarto/quinto – è stato bravo e fortunato. Anche chi ha coniato il Fedal e più recentemente il Sincaraz. Io ho pensato come si potrebbero chiamare, con un richiamo di tipo musicale, i due fenomeni contemporanei oggi, ma di grandi duetti da rendere l’idea non mi sono venuti in mente che questi: Simon&Garfunkel, Sonny&Cher, Ike&Tina Turner, Hall e Oates, i Carpenters, ma non sono coppie dominanti che rendono l’idea.

Vabbè, non si sa quasi più che scrivere se a vincere gli ultimi 23 tornei è sempre uno di loro due. Se entrambi – come ho scritto nell’editoriale di ieri – si studiano, si imitano, si migliorano. I confronti diretti parlano a favore di Carlos, 11-6, e anche quelli sulla terra rossa, 3-1, e quindi, oltre al fatto che Carlos sceglierebbe sempre la terra rossa come sua superficie prediletta e Jannik no, oltre al dato di fatto che Carlos ha avuto molti più giorni per preparare questo torneo rispetto a Jannik – e tutti e due danno grandissima importanza alla preparazione dei loro tornei, dei loro match – se uno ti obbligasse a dare un favorito dovresti dire lo spagnolo più dell’italiano.

Ma io per primo sono abbastanza convinto che Jannik abbia, seppur con meno armi tecniche, una testa più solida rispetto a Carlos. E sono davvero curioso di vedere se saprà dimostrarlo anche sulla superficie sulla quale il suo miglioratissimo servizio è meno efficace. Spero soprattutto che sia una bellissima finale. Perché l’abbiamo tutti attesa per quattro tornei e soltanto il quinto ci ha dato soddisfazione.

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