ATP Roma, Sinner: “Vincere tutti i nove 1000 in un anno non è realistico”

Il n.1 al mondo: "Giocare a questo livello per tutto l'anno è difficile da pensare. Noi tennisti non sempre ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Jannik Sinner - Roma 2026 (x @atptour)

🆕 Sinner e Bolelli e Vavassori in finale!
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Da Roma, il nostro inviato
Jannik, sei storia! Sinner vince per la prima volta in carriera gli Internazionali BNL d’Italia, portando a casa un’edizione 2026 dominata, con qualche piccolo problema solo in semifinale contro Medvedev. In finale batte Casper Ruud facendogli giocare in pratica solo il primo set. Diventa il più giovane di sempre a vincere tutti e nove i Masters 1000, ben sette anni prima di Novak Djokovic, che completò il set a 31 anni, Cincinnati 2018. E il primo italiano ad alzare il trofeo a Roma dal 1976, cinquant’anni dopo Adriano Panatta.

D: Quanto è bello completare il Golden Masters?

Sinner: “Completare il Golden Masters è bello. Tornando indietro è sempre stato un torneo interessante, dal mio esordio dal 2019. Qui metto tanta attenzione, molte emozioni, per un italiano è uno degli eventi più importanti, e significa molto vincere qui“.

D: Quanto ti senti in fiducia per il Roland Garros?

Sinner: “Nei prossimi giorni mi allenerò poco, zero tennis. Voglio stare con la mia famiglia, staccare dal tennis, e mi preparerò direttamente a Parigi. Ora è importante riposare“.

D: In campo hai detto che non è stato un tennis perfetto. Che voto ti daresti? E i più e i meno del torneo.

Sinner: “La finale era difficile, con l’orario con tanto sole e ombra. Per un’ora non era semplice. E il vento cambiava, era difficile giocare bene a tennis. Sentivo pressione prima della partita, la cosa più normale che c’è. Sapevo per cosa giocavo. Ho cercato di restare calmo, anche se non sono partito benissimo. Dopo mezz’oretta mi sono sentito meglio, all’inizio ho faticato ad entrare. La giornata è stata importante per il tennis italiano, partendo dal doppio”.

D: Ti fermerai a pensare a quello che hai fatto finora?

Sinner: “Non abbiamo tanto tempo per realizzare quello che stiamo facendo. Il mio obiettivo resta Parigi, poi quello che ho fatto finora è incredibile. Mi rendo conto ma mentalmente so che devo fare tutte le cose giuste. Giusto riposarmi ma anche tenermi in forma, c’è il torneo più importante di quest’anno per me. Non voglio mettermi troppa pressione, che viene da solo. Ora conta staccare, fare le cose giuste“.

D: Hai fatto qualcosa che nessuno aveva mai fatto. E anche sugli spalti qualcuno diceva pensa se li vince tutti e nove. Hai l’idea di provarci almeno?

Sinner: “Dobbiamo andare torneo dopo torneo. La cosa più importante è star bene fisicamente, altrimenti non vai da nessuna parte. Perciò ringrazio il mio team, lavoriamo tanto. La cosa che conta di più è il corpo, tutti giocano bene a tennis, ed è difficile fare quelle cose lì. Prima di Wimbledon non giochiamo nessun torneo su erba, poi se riposiamo prima, dopo Wimbledon c’è la probabilità di giocare in Canada. Secondo me non è realistico pensare di vincere tutti e nove i 1000, è impossibile stare così come sto giocando per tutta la stagione“.

D: Sei felice? Quanto dura mediamente la tua felicità?

Sinner: “Dipende dal momento. Ora so che posso staccare per due o tre giorni, e resterà per due o tre giorni. Dopo Montecarlo non era così, siamo andati subito a Madrid. Nel nostro sport è un attimo, puoi perdere subito il filo. Ma la felicità non dipende da un torneo, non devi metterti troppa pressione. Sono equilibrato anche nei modi di fare, le piccole cose, come golf o kart, mi rendono felice”.

D: Ti capita mai di dirti “Bravo, Jannik?

Sinner: “Fa parte della lucidità. Mi sono fatto i complimenti dopo la partita contro Medvedev, in cui ho faticato molto. Dopo il 4-2 abbiamo smesso di giocare ed era buono stare ancora là. Ma a volte anche dopo una sconfitta ci si può fare i complimenti per il torneo fatto“.

D: Con i bambini c’è sempre un piccolo momento in cui ti vediamo sorridere. C’è qualcosa che ti ha lasciato più sereno prima di giocare, o ti ha rilassato?

Sinner: “Noi tennisti non ci rendiamo sempre conto di quanto siamo fortunati. Ci sono ragazzini con problemi felici con piccoli gesti. Sei solo felice di giocare, con lo stadio pieno, cambi punto di vista. Questi momenti mi toccano di più, hai un contatto fisico. Era bello, un momento che mi fa molto piacere, piccoli gesti che loro si terranno per sempre e a noi non costa nulla. Anzi ci dà delle bellissime sensazioni“.

Ubaldo Scanagatta: Oggi ti sei preoccupato quando sei andato sotto 2-0? E stanotte dormirai tranquillo?

Sinner: “Dipende anche quello che faccio stasera. Un torneo molto importante per me. Tante emozioni, sia nel bene che nel male. Ma sono sempre stato uno che fatica a dormire quando perde. E vale anche per altri atleti. Ma è la cosa più normale, pensi a quello che potevi fare meglio. Quando vinci c’è una piccola festa, non pensi più, si dorme meglio rispetto a quando perdi“.

D: Come hai gestito il peso della tensione, e delle aspettative? Hai gestito in maniera particolare questi quindici giorni?

Sinner: “La tensione ci sarà sempre, se non c’è vuol dire che non ci tieni. E a me piace, anche della prima partita, con dei piccoli dubbi. Una cosa normale. Poi io ho sempre provato a controllare quello che posso, ed è fondamentale in quei casi. Se poi in un certo giorno l’avversario gioca meglio devi trovare una soluzione“.

D: Sette anni fa la prima volta. Ti ricordi quelle emozioni, con la vescica sotto al piede, parti di notte…

Sinner: “Quando ho giocato la prima volta sul Centrale contro Johnson sono entrato in campo e non volevo fare brutta figura. Era quasi impossibile vincere, almeno pensavo così. Persi 6-1 in un secondo, poi però trovai le risorse che avevo dentro. Credo che quello che sto facendo non mi metto neanche in gioco per certe cose. Non avrei mai pensato di essere qui. Sono un ragazo che viene da una piccolissima città, 2.000 persone, dove la gente va a sciare. Sono qua che gioco a tennis nei campi più belli al mondo, ed è la mia vita. Quello che cercherò sempre di fare è dare il 100%, e quello che esce è un’esperienza“.

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