Francesco Cinà: “Come dice papà Tsitsipas, allenare un figlio è il mestiere più bello del mondo”

Scanagatta intervista papà e figlio Cinà. "A 16 anni sei già un mini professionista" spiega Francesco. "Punto a far bene negli Slam junior" conferma Federico

Di Redazione
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Federico Cinà - Roland Garros 2026 (foto Instagram @imgtennis)
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Un messaggio dal direttore
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Riproponiamo un estratto dell’intervista del direttore Scanagatta a Federico Cinà e al padre e coach Francesco. Era il 2023, maggio. Più sotto, anche i link a quattro fra i più significativi articoli degli oltre 100 giù pubblicati da Ubitennis su Federico a partire dal luglio 2022, quando conquistò il primo punto ATP.

Durante gli Internazionali BNL d’Italia, il direttore Ubaldo Scanagatta ha intervistato Francesco Cinà, ex allenatore di Roberta Vinci, e suo figlio Federico Cinà, tennista di 16 anni e finalista in passato del prestigioso torneo under 14 Les Petits As.

Ubaldo Scanagatta: Eccoci con Francesco Cinà e suo figlio Federico Cinà, classe 2007. Partiamo dal padre: attualmente di cosa ti occupi, sei allenatore di tuo figlio? Ti manca l’attività internazionale di quando seguivi Roberta Vinci in tutto il mondo?
Francesco Cinà: Gestisco un’accademia a Palermo al Country Time Club (sede del WTA 250) e in questa accademia oltre ad avere Dalila Spiteri e Camilla Rosatello, c’è anche mio figlio Federico. Lui mi porta in giro per il mondo, già da due anni, e vedremo dove arriverà. Il percorso è lungo e avrò ancora da girare molto.

Ubaldo Scanagatta: Quali sono i tuoi sogni Federico? Perché tutti i ragazzi sognano.
Federico Cinà: Beh (sorride) il mio sogno è quello di diventare magari numero 1 e vincere più Slam possibile, però a breve termine vorrei fare bene nei tornei Slam junior e prendere altri punti ATP. Al momento sono numero 25 juniores e ho un punto ATP. Entrerò nel tabellone del Roland Garros.

Ubaldo Scanagatta: Quali sono gli italiani tuoi coetanei più forti?
Federico Cinà: Io sono dietro Federico Bondioli, poi dietro c’è Fabio De Michele.

Ubaldo Scanagatta: Chiedo a Francesco, quali sono le caratteristiche tecniche di tuo figlio?
Francesco Cinà: Ha un rovescio a due mani naturale, stiamo lavorando tanto sul servizio aspettando anche la sua crescita per capire quanti diventerà alto. Tecnicamente è importato abbastanza bene; aspettiamo che cresca fisicamente, mentalmente è buono perché è molto appassionato di questo sport. Ora stiamo lavorando a tutto campo. Quando sarà più grande lavoreremo all’identità di gioco.

Ubaldo Scanagatta: Fa già attività internazionale? Quanti tornei gioca di solito?
Francesco Cinà: Ormai già a quest’età sono dei mini professionisti. Abbiamo iniziato l’anno in Australia, prima con un torneo preparatorio e poi con gli Australian Open. Ha vinto il torneo a Traralgon e poi a Melbourne ha perso al secondo turno 6-4 al terzo dall’americano Learner Tien che poi ha fatto finale; perciò si è comportato abbastanza bene. Ha lottato tanto ed è stata una bella trasferta, siamo contenti.

Ubaldo Scanagatta: Quanto è più facile o difficile essere il coach del proprio figlio? E quanto è diverso esserlo di una giocatrice e di un giocatore?
Francesco Cinà: Di una giocatrice è molto diverso rispetto a un giocatore, perché con le donne devi stare molto più attento a quello che dici, è un ruolo abbastanza più complicato, devi pensare molto di più secondo me. Per quanti riguarda il ruolo di padre-allenatore è abbastanza difficile ma lui è un ragazzo dolce, sereno e ad oggi non abbiamo avuto nessun problema. Ti posso dire che è una cosa meravigliosa. Ad Abu Dhabi ho avuto l’occasione di parlare con il padre di Tsitsipas e mi ha detto che è il mestiere più bello del mondo e sono d’accordo con lui.

Ubaldo Scanagatta: A Federico invece chiedo cosa ti ripete più spesso tuo  papà?
Federico Cinà: In campo mi mette sempre molta pressione sotto il punto di vista del gioco e mi dice di essere aggressivo e di fare il mio gioco. Fuori dal campo invece siamo serenissimi. (sorride)

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