[25] D. Shnaider b. [1] A. Sabalenka 3-6 7-5 6-0
L’immagine sul 3-0, 0-15 del terzo set con Aryna Sabalenka piegata sulle ginocchia con la testa china sul manico della propria racchetta, forse racconta e descrive meglio di ogni altra parola una delle sconfitte più cocenti subite in carriera dalla bielorussa: 3-6 7-5 6-0 in 2h14‘ di match per Diana Shnaider. Sembrava in dirittura d’arrivo l’ottava semifinale Slam consecutiva, e la 400esima vittoria nel circuito, invece la ventottenne di Minsk avanti 6-3 5-3 è stata vittima di un crollo totale e per certi versi inspiegabile se non come conseguenza di alcune ferite mai realmente rimarginate.
I fantasmi della sconfitta in finale con Gauff un anno fa, magari dopo tutti i vantaggi sprecati hanno inciso in qualche modo nel portare al burnout mentale verso cui è andata incontro la n°1. Le folate di vento sono state il primo vero campanello d’allarme, in grado di inviare un alert che però Aryna non ha recepito con l’attenzione che avrebbe meritato. Il doppio break di vantaggio quasi sprecato nel primo set, con quella palla del 5-4 che grida ancora vendetta per la russa, si è puntualmente materializzato nel secondo atto e questa volta la rimonta è stata completa. A due punti dal successo, sul 5-4 30-15, e dopo aver mancato l’opportunità di servire per il match, Sabalenka ha accusato il colpo irrigidendosi, giocando solo di pancia e smarrendo ogni qualsivoglia sembianza di lucidità. Ha chiuso l’incontro con poco meno di 60 errori non forzati.
La ventiduenne di Zigulevsk vince appena il suo secondo match su diciassette tentativi contro Top 10, l’unica altra gioia ai danni di Gauff a Toronto 2024. Ma questa certamente ha un peso specifico differente, dopo il primo quarto Slam ecco anche la prima semi (qui a Parigi l’aveva già giocata da junior nel 2021) dove partirà favorita e con il vento in poppa, opposta alla qualificata Chwalinska. Se il dritto mancino performerà come nel terzo set, il sogno Slam non è poi così distante.
Primo Set: Sabalenka domina in avvio, poi il vento cambia tutto ma per sua fortuna Shnaider non è cinica. 6-3 Aryna
Sabalenka è al suo quattordicesimo quarto di finale consecutivo negli Slam. In carriera, la bielorussa a questo punto delle prove Major vanta un record di tredici vittorie a fronte di una sola sconfitta, mentre si tratta dell’esordio assoluto di Shnaider nei quarti Slam. Il cambiamento di condizioni climatiche, rispetto alla prima settimana del torneo, con un sensibile abbassamento della temperatura e un contestuale aumento dell’umidità; certamente dà qualche piccola possibilità in più alla russa complice la maggiore complessità nel trovare il vincente.
Il livello è fin da subito molto alto con un primo game deciso ai vantaggi dove entrambe sciorinano un gran tennis fatto di ottime soluzioni. A rendere ancora più difficile il contesto ambientale, ci si mette anche il vento: ben presente a disturbare le giocatrici, in particolare il lancio di palla bielorusso. Dopo 12 punti e alla quarta palla game, Aryna riesce a tenere il servizio. Sul piano tattico, la partita è facile da inquadrare. Diana proverà ad affidarsi a giocate estremamente lavorate, soprattutto ricercando dei cross stretti che vadano a muovere e far correre la n°1 al mondo. Di contro, Sabalenka vorrà invece far prevalere la sua superiore pesantezza di palla da ambo i lati, tuttavia non rinuncia di tanto in tanto a variazioni sul tema come l’approccio in slice o il dritto uncinato. In generale, ambedue hanno iniziato con grande aggressività. La ventottenne di Minsk nel verticalizzare, prendendo la rete anche dopo la smorzata, e nell’incidere con il colpo bimane in uscita dal servizio: finora la chiave del dominio nello scambio, principalmente nell’accelerazione lungolinea andando a pungere il lato più debole della metà campo russa. La classe 2004, al contrario, esercita questa pressione sulla risposta alla seconda: il vero parametro che ci dirà, quante reali possibilità avrà di fare partita pari e magari addirittura vincere.
Dopo essersi salvata ai vantaggi nel suo primo turno alla battuta, Shnaider inciampa in quello successivo complice il primo doppio fallo e un sanguinoso errore di dritto in spinta. Il resto lo fa Sabalenka, che si prende il break mettendo in scena un autentico show di rovescio ed esaltando gli spalti dello Chatrier. Il vento tuttavia infastidisce nuovamente Aryna, che chiamata a servire per confermare l’allungo è costretta a tre seconde consecutive di cu una si trasforma in doppio fallo. La quattro volte vincitrice Slam si lamenta in maniera evidente con il proprio angolo per il lancio di palla errato, ma dal 15-40 fa vedere tutta la campionessa che è: quattro vincenti uno più bello dell’altro, giocando in maniera straordinaria tra tocchi fatati e perle luccicanti di eclatante strapotere bimane. Il 4-1, che di fatto già rappresentava un sigillo sul set, presto acquisisce anche il doppio break firmato da uno scambio che evidenza la completezza ormai raggiunta da Sabalenka: fa il punto con tre rovesci tagliati uno in fila all’altra, chiamando a reta l’avversaria con l’ultimo decisamente più corto per avanzare in controtempo e chiudere con la volée.
La versione deluxe della bielorussa è vicinissima a suggellare la frazione, non prima di aver dovuto fare i conti con folate ventose molto più costanti di qualche minuto prima e che le costano un errore ‘inevitabile’ sulla seconda palla, dopo aver dovuto attendere che Eolo si calmasse in seguito alla prima sbagliata, col doppio fallo giunto sulla palla set e subito dopo uno smash in rete. Alla fine, dopo due set point mancati e alla seconda palla break concessa nel game, Shnaider rintuzza lo svantaggio (5-2) con Aryna andata in confusione col diritto. La presenza più persistente del vento va un po’ ad intaccare la qualità del match, con i gratuiti che crescono sensibilmente.
Incredibilmente, all’improvviso il vento ha spento la luce. La bielorussa smarrisce solidità e perde completamente la misura dei colpi, non trovando più la giusta distanza dall’impatto e il corretto posizionamento degli appoggi. Dal 5-1 e due break di vantaggio, poco dopo il punteggio recita 5-3 30-40. Qui però si manifesta la diversa categoria di appartenenza delle due protagoniste, Diana (già avanti 15-30 nel game) manca la grande occasione fallendo due comodi dritti – il suo miglior colpo – a campo aperto, il secondo perfino in contropiede con tutto il tempo e il margine per fare il punto. Al terzo set point, Aryna tira un sospiro di sollievo dopo essersi complicata maledettamente la vita: è 6-3 Sabalenka in 48 minuti.
Secondo Set: avanti 4-1 e poi 5-3, Sabalenka spreca la possibilità di servire per il match
Nella prima parte dell’incontro, finché la folate di vento sono state contenute e gestibili, la bielorussa ha fatto malissimo con il diagonale bimane: in particolar modo, usando spesso e proficuamente il contropiede incrociato. La rimonta subita successivamente è infatti dipesa soprattutto a causa di sue mancanze, con Shnaider che non ha fatto nulla di particolare limitandosi a rimandare la palla di là e aspettando che l’altra si incartasse.
Scavallato il pericolo, di pura personalità Aryna rimette il piede sull’acceleratore e riparte fortissimo. Grazie a sei vincenti, la n°1 WTA si prende il vantaggio subitaneo valevole per il 2-0. Ormai, la mancina russa sembra dimessa. Non è mai riuscita realmente ad entrare in partita, magari il contro break nel nono game del primo avrebbe potuto modificare tale dinamica. Con il quarto turno di servizio ceduto, peraltro a zero, e il 4-1 bielorusso vidimato, Diana sembra alzare bandiera bianca.
Ma come nel primo set, quando tutto appare in discesa Sabalenka è di nuovo vittima di un inspiegabile passaggio a vuoto: questa volta senza nemmeno l’alibi del vento. E’ come se Aryna certe volte, anche all’interno di prestazioni nel complesso molto positive, sottolineasse eccessivamente i pochi errori che commette. Avanti 4-1, 30-0 con un parziale di dieci punti a uno concede il contro-break con il terzo doppio fallo che arriva mortifero sulla palla break. Per sua fortuna, come in precedenza il vantaggio è tale da non doversi preoccupare più di tanto. Ciononostante, la nativa di Minsk avrebbe la chance per ripristinare immediatamente la doppia distanza ma spreca l’occasione (4-3).
Il vuoto di gioco per la bielorussa, prima di tutto mentale, prosegue e al servizio nell’ottavo gioco, va sotto 0-40. Adesso il viso di Shnaider sembra mostrare quella determinazione e quella fiducia in se stessa che le erano mancate quando aveva avuto l’opportunità di riaprire la contesa nel primo set. Come però ha dimostrato in tutti in frangenti delicati, Aryna quando veramente la palla pesa risponde presente cancellando quattro break point per volare sul 5-3, con Diana ancora una volta tradita dalla sua arma più robusta nel momento del bisogno.
Ma se nel primo set, il calo bielorusso poteva apparire come un episodio isolato l’andamento di questo set evidenza come invece non lo fosse. Dopo aver permesso il rientro russo dal 4-1, chiamata a chiudere i conti sul 5-4 e a due soli punti dalla vittoria (30-15) ennesimo crollo di Aryna sempre più nevrotica e divorata dalla fretta. Finalmente il dritto di Shnaider comincia ad incantare come sa e l’equilibrio viene ripristinato definitivamente, anzi per la prima volta la mancina in campo mette il naso davanti (6-5) con un filotto di 5 games ad uno 1 in favore della n°23 WTA. Tutto ciò che poteva andare storto per Aryna, adesso non solo prende la direzione negativa ma assume perfino tratti drammatici. Sabalenka non sa più cosa voglia dire lucidità nelle scelte, si abbandona completamente all’istinto ma la scelta non paga. Shnaider dal canto suo è indemoniata, di dritto fai i buchi e in difesa è semplicemente mostruosa.
Inoltre il servizio in slice della russa ha praticamente tolto dalla partita la risposta bielorussa nella continuità del rendimento. Contrariamente, i piedi di Aryna si sono completamente bloccati: sempre in ritardo nel primo colpo dopo il servizio e con due accelerazioni affossate in rete, incredibilmente si va al terzo. 7-5 Shnaider, dopo 1h41′ di gioco c’è ancora match.
Terzo Set: lo psicodramma della n°1 si completa
Se nella prima ora di gioco, la finalista uscente del torneo si era dimostrata eccezionale nel togliere tempo alla rivale giocando costantemente in anticipo, spesso e volentieri in controbalzo, per poi verticalizzare al momento opportuno. Adesso quello scenario si è capovolto, la minore mobilità deli arti inferiori impedisce a Sabalenka di trovarsi nella condizione di spingere e far male. Ora va avanti più per mancanza di alternative credibili che per una ponderata decisione strategica, infatti attualmente nello scambio il diritto di Diana comanda a piacimento facendo quello che vuole sia sbracciando in lungolinea sia tramite le sue arpionate mancine.
Alla quarta chance, subito dopo il 48esimo non forzato della partita di Aryna, l’ennesimo fulmine vincente di dritto – di questo frangente – regala a Diana il break e il 2-0. Lo psicodramma di Minsk è ormai conclamato, i fantasmi della finale di un anno fa rimbombano nella testa di Sabalenka. Nel palleggio intenso, il dominio di Shnaider è lampante mentre la n°1 non tiene più una palla in campo. Si evince chiaramente come ora Aryna abbia paura di perdere, e questo si ripercuote in campo con errori grossolani da matita rossa che una n°1 non dovrebbe essere capace di commettere.
La racchetta parte e finisce a terra. Il collasso mentale sotto il peso delle aspettative, appesantito e incrementato da quanto accaduto su questo stesso campo un anno fa con Coco, ha totalmente irrigidito Sabalenka: vittima delle sue stesse paure. E’ 4-0 in favore di Diana, che continua ad abbagliare dal lato sinistro mentre ogni colpo bielorusso è eseguito esclusivamente di forza, strappando il movimento impoverito dell’ancora basilare rappresentata dalla spinta della gambe. La prestazione atletica e tecnica nel brillare con un dritto rivelatosi nel terzo set da campionessa Slam, confeziona il colpo del KO all’interno di una prestazione di Aryna che via via è passata dallo straordinario in positivo allo sconcertante in negativo. Il terzo match point è quello buono per Diana, Shnaider chiude con una sequenza di 10 giochi in fila e infierisce con tanto di bagel finale.
