Al tennis, in fin dei conti, Daniel Evans mancherà. Tennis vecchio stile, molto leggero, quasi senza rovescio in top, ma con un ottimo slice. E anche capacità difensive non indifferenti, che gli hanno permesso addirittura di battere Novak Djokovic a Montecarlo nel 2021. Ha fatto tanto, dando quasi tutto, per la sua Gran Bretagna. Dopo Wimbledon si ritirerà, al termine di una carriera dai mille volti.
Momenti esaltanti, vittorie, ma anche squalifiche, indagini, legati al consumo di cocaina. Una figura non sempre comoda, ma che ha rinunciato alla parte finale della sua carriera per permettere a Murray di giocare il doppio alle Olimpiadi di Parigi, il suo ultimo evento. Non è bastato per convincere la LTA a concedergli una wildcard per Wimbledon. Un piccolo caso, con Evans che rischia di ritirarsi sui prati cadetti di Roehampton.
Un gesto da gentiluomini di Evans
Nel 2023, a sorpresa, Evans vince l’ATP 500 di Washington, cemento, in piena estate americana. Il titolo più importante della carriera, che gli permette un bel balzo in classifica e la certezza di poter rimanere ad un certo livello, con una buona testa di serie nei tornei più importanti. Nel 2024 decide però di non difendere il titolo, perdendo 500 punti, passando in una settimana da n.58 a n.176 del mondo. 118 posizioni in meno, che vogliono dire non più ammissione diretta ai main draw dei grandi tornei. Un sacrificio enorme, quasi un mettere da parte la propria carriera, per un bene superiore.
Quel bene superiore era danzare al fianco di Andy Murray nel suo ultimo tango, in doppio, sulla terra del Roland Garros per le Olimpiadi, avventura terminata ai quarti di finale. Una scelta assolutamente consapevole di Evans, che non l’hai mai condannata, neanche esprimendo rimpianti a tal proposito. Ma di fatto è stata la pietra tombale sulla sua carriera. Da allora il britannico non è mai più rientrato in top 100, senza quasi prendere mai più parte ai tornei importanti. Ha rotto il silenzio per annunciare il ritiro dopo Wimbledon 2026, confidando ovviamente in una wildcard. La LTA aveva in fondo un minimo di riconoscenza nei suoi confronti. O, quantomeno, avrebbe dovuto averla.
Una scelta discutibile
Neanche Gael Monfils, alla sua ultima stagione in tour, ha ricevuto un invito per Wimbledon. Risultato: non compirà il viaggio per Londra. Invece Evans, anche perché è il torneo di casa, tenterà l’assalto al tabellone principale tramite le qualificazioni. E, scorrendo le wildcard, non si può non rimanere perplessi. Dimitrov e Wawrinka, giustamente, sono presenti. Ma degli altri sei posti riservati a britannici, non ce ne vogliano Pinnington Jones o Fery, non sarebbe stato più giusto riservarne uno a Daniel Evans? Tra l’altro campione in Coppa Davis nel 2015.
Tutte le wildcard locali avranno altre occasioni per giocare sui prati di Church Road, con tutto il tempo dalla loro parte. Per l’ex n.21 al mondo, che non ha ricevuto l’invito neanche dal torneo del Queen’s, questa è l’ultima spiaggia. E, contando che non gioca da molto ad alti livelli, e la condizione fisica non è esattamente quella dei giorni migliori, passare le qualificazioni potrebbe rivelarsi un compito ben più complesso del previsto. Sappiamo che le wildcard di Wimbledon seguono percorsi non sempre facili da identificare, e premiano per la maggior parte giovani, ma anche meno giovani, giocatori di casa.
Al contempo, è innegabile che Dan Evans, anche solo per aver dato una mano alla LTA giocando alle Olimpiadi a discapito della propria classifica, avrebbe dovuto essere preferito a tutti gli altri. È stato a lungo tra i primi 50, con permanenze importanti anche in top 30. Sempre deliziando in qualche modo il pubblico. E di certo lo avrebbe fatto volentieri in un’ultima capatina in main draw a Wimbledon. L’augurio è che, passando dalle qualificazioni, possa farcela comunque. La certezza è che la federazione britannica si è comportata in modo ingiusto nei suoi confronti.
