Libreria – “Siamo ciò che raccontiamo”, le storie di tennis di Antonio De Florio

La nuova fatica letteraria dello stimato ex collaboratore di Ubitennis

Di Redazione
4 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Per quarant’anni ha scavato nella vita degli altri, a volte rubandola e raccontandola. A fine corsa ha deciso di ribaltare la prospettiva. Di mettersi in gioco.
Da vecchio cronista, Antonio De Florio Palopoli, e’ andato a scandagliare questa volta nella sua esistenza, nei suoi affetti, fino al nonno del nonno, condannato a 30 anni di “ferri” dal tribunale speciale dei Borbone. Senza sconti. Svelando tante piccole storie, che, a volte, danno un senso alla vita. “Siamo ciò che ci raccontiamo, storie di strada e di tennis”, Luigi Pellegrini editore (16 euro), è un percorso in poco più di 200 pagine, in cui l’autore racconta se stesso e le vicende vissute come testimone, che più lo hanno colpito e segnato.


Come una lettera scritta a 16 anni a Oriana Fallaci, che risponde da New York e gli fa scoprire il piacere della lettura e del racconto. Il liceo in Calabria, le prime esperienze sportive nella pallavolo di Rossano che poi sfornera’ due campioni come Daniele Lavia e Gabriele Laurenzano, l’università a Roma funestata dal sequestro Moro, l’esordio nella carta stampata con il ricordo del grande Torino di Valentino Mazzola e poi l’amore per il tennis, dai campi inzaccherati di sale del Lemon Bowl di Roma ai prati verdi di Wimbledon.
Per dieci anni Antonio De Florio Palopoli riesce a farsi inviare dal suo giornale, Il Messaggero, sui campi di Church Road, dove incontra Roger Federer,  Rafa Nadal(va a colazione con lo zio Toni, grazie a uno sponsor italiano), Nole Djokovic, Andy Murray, che restituisce Wimbledon agli inglesi dopo 80 anni, dai tempi di Fred Perry. E’ ammaliato dalle gesta e dalla vita di questi grandi campioni. Incrociando in solitaria  nei corridoi delle interviste Federer, prova qualcosa di simile alla sindrome di Stendhal. Conosce e diventa amico di Rino Tommasi, Ubaldo Scanagatta (con cui condivide l’appartamento a Notting Hill),  Stefano Semeraro e Gianni Clerici. Scrive l’autore: “Sono un uomo noioso perché amo le cose apparentemente noiose. Come il tennis. Come la filosofia. Starei ore e ore a seguire con lo sguardo quella pallina gialla che vola sopra una rete. Contiene speranze e delusioni. Va e viene. Lunga, corta, tagliata, alta. In rete, Fuori. Non e’ la vita? O qualcosa che le somiglia? Naturalmente tutto dipende da chi la colpisce e come la colpisce. Roger Federer raggiungeva l’essenza dell’eleganza, il gesto semplice e grande, la pennellata d’autore. Il pensiero debole e forte nello stesso tempo. In un colpo solo. Il pensiero che da’ l’anima alle cose. Che cambia e ti cambia”.
La vita scorre veloce nelle pagine con tanti imprevisti e aneddoti che catturano l’attenzione del lettore. Dal cronista che corre per raccontare un omicidio e scopre che i killer volevano uccidere proprio lui, colpendo mortalmente  e per sbaglio un povero tipografo che non gli somigliava affatto, al “cravattaro” romano che confessa un delitto per amore. Nella carrellata dei personaggi che sfilano tra strada e campi da gioco, senza un preciso ordine temporale, c’è forse un filo conduttore, una traccia da romanzo tutta da scoprire.

Nota del direttore Ubaldo Scanagatta: Antonio de Florio, oltre che un valente collega con il quale ho diviso tanti momenti, dividendo per anni un appartamento a Notting Hill Gate durante Wimbledon, e scarrozzandolo (non senza suoi tremori…) sulla mia vespa,è un grande amico con il quale ho giocatoci anche a tennis sull’erba di Roehampton come del Queen’s, sempre  cercando (ma non sempre con successo…) di battere le sue traiettorie mancine. Questo è un libro la cui lettura mi permetto di consigliare e tutti. A me è piaciuto molto. Ma non ne dubitavo. Buona lettura

TAGGED:
Leave a comment