Un antico proverbio giapponese recita: “Più le spighe di riso sono mature e piene di chicchi, più si piegano verso il basso.”. Nella cultura asiatica, l’umiltà è il fulcro del modus vivendi. Il gesto dell’inchino, sdoganato proprio dalla civiltà nipponica parecchi secoli or sono, è utilizzato per mostrare rispetto e gratitudine a chi sta dinanzi. I valori imprescindibili di questo straordinario popolo vengono incarnati appieno dai loro atleti in ogni disciplina, e in questa frizzante edizione di Wimbledon, è tornato a brillare dopo tempo immemore una vecchia conoscenza di Church Road, Shintaro Mochizuki – il primo ed ultimo Samurai.
“Sinner? Per me è folle pensare di affrontarlo”
Il classe 2003 di Kawasaki – proveniente dal tabellone cadetto – si è regalato un’entusiasmante rimonta, sconfiggendo la stella di Leganès Rafael Jodar, che forse, ha ancora qualcosa da imparare su questa superficie. Dopo il match point capitalizzato, Shintaro si è gettato per terra, in ginocchio. Incredulo di aver appena raggiunto un ottavo di finale Slam. Nel corso di un’intervista concessa a Sky, il tennista nipponico si è mostrato quasi imbarazzato a proposito della sua prossima sfida, contro Jannik Sinner: “Per me è strano giocare contro il numero uno del mondo. Non mi succede spesso, soprattutto in uno Slam. Per me è folle pensare di affrontarlo. Tutti sanno chi è Sinner. Io voglio soltanto godermi il momento”.
Destinato a diventare grande
Il ventitreenne nipponico è giunto alle porte di Church Road in punta di piedi, ma non è affatto uno sconosciuto dell’All England Club. Nel luglio 2019, uno Shintaro appena 16enne, battè nella finale decisiva per il titolo di Wimbledon junior, lo spagnolo Gimeno Valero – due anni più grande di lui, diventando così il primo giapponese a trionfare da junior sul prato più prestigioso del mondo. Un mondo che, per la prima volta, posava lo sguardo sul timido ragazzino di Kawasaki, cresciuto col mito di Roger Federer e destinato a diventare un grande di questo sport. Il prosieguo della giovane carriera di Mochizuki, però non è all’altezza delle aspettative fissate. Quel talento scintillante che nel 2017 sconfisse il coetaneo Carlitos Alcaraz durante le Itf World Junior Tennis Finals, non riuscì a brillare alla stessa maniera una volta effettuato il passaggio tra i pro.
Il peso delle aspettative: “Credevo di potercela fare subito”
Dopo il successo registrato a Wimbledon, subentrarono anni complicati per Shintaro, che un giorno ammise: “Ho cominciato a giocare nei Futures e Challenger e credevo di potercela fare subito. Invece non ho fatto altro che perdere, per anni. Vedevo solo difficoltà”. Da numero 1 Junior e predestinato, Mochizuki ha visto la sua carriera decollare in modo lento e complicato, nonostante la “benedizione” del suo idolo Roger Federer, che proprio in quell’eccezionale annata 2019, lo scelse come sparring partner alle ATP Finals, complimentandosi con lui: “È stato un sogno – ha affermato il giapponese -, senti che quando colpisce lo fa in modo incredibilmente rilassato. Molte persone giocano con forza ed emozioni, ma lui semplicemente colpisce la pallina con facilità. Mi ha insegnato che se ho l’opportunità di giocare grandi eventi, devo coglierla”.
La stima dei grandi non basta
Tutti nel circuito – inclusi i più grandi di questa disciplina – nutrivano fiducia per il futuro del classe ‘2003. Persino Maks Mirny, ex numero uno di doppio, si sbilanciò parecchio sul nativo di Kawasaki, paragonando il suo stile di gioco a quello del francese Fabrice Santoro: “Fabrice è un giocatore che sapeva davvero sfruttare la potenza della palla che gli arrivava addosso ed era anche molto astuto con le mani. Proprio come era divertente guardare Fabrice, Shintaro è uno di quelli.
Vede il campo in una dimensione completamente diversa. Sfrutta bene gli angoli, li taglia bene e ama avvicinarsi alla rete. Prende la palla in anticipo e ha un ottimo tocco con le mani”. Tennisti, leggende viventi ed opinionisti del settore, vedevano in Mochizuki un atleta pronto per arrivare presto tra i primi della classe. Ma in verità, l’eccessiva pressione divorò il giapponese, trasformando il suo percorso nel circuito maggiore in un’eterna salita.
Tokyo 2023, la legge della vita
Un impatto tremendo. Durante il primo biennio a confronto con i “grandi”, Shintaro fatica eccome. I risultati nei Challenger sono insufficienti, così il classe 2003 ripiega nei futures per immagazzinare fiducia e qualche utile vittoria, ma l’unico discreto successo che riesce ad ottenere, è una finale in un 25 mila dollari a Grodzisk Mazowiecki. Dopo un 2021 e un 2022 passati nell’anonimato, la stagione 2023 – finalmente – inizia a restituire qualcosa a quel talento sino ad allora frenato dalle aspettative. Il Kinoshita Group Japan Open Tennis Championships, nell’ottobre ’23, decide di concedere una wild card al tennista casalingo per il tradizionale ATP 500 che di disputa a Tokyo ogni autunno. Dopo una tentata qualificazione per il Masters di Shanghai, passata totalmente in sordina a causa di repentina sconfitta subita al primo turno, non v’era una trepidante attesa per assistere al debutto di Shintaro Mochizuki nella Capitale del Sol Levante. Ma la legge della vita è uguale per tutti: non può piovere per sempre.
Quel ragazzino prodigio – tanto chiacchierato, ma mai sbocciato – si regalò una settimana da favola nella splendida cornice di Tokyo, facendo fuori tre Top 50 consecutivamente. Etcheverry, Fritz, poi Alexey Popyrin. L’idolo di casa cadde per mano di Aslan Karatsev, in semifinale, nonché risultato più importante registrato in carriera. Il torneo di Tokyo sembrava essere un segno premonitore. Forse quel timido ragazzo di Kawasaki si sarebbe finalmente rivelato al mondo del tennis una volta per tutte, togliendosi dalla fronte quella scomoda etichetta. Ma il felice capitolo durò poco o nulla. I mesi successivi riportarono Mochizuki nell’oblio, intrappolandolo nuovamente nel circuito Challenger, dove ha raggiunto due finali e ottenuto due trofei (Barletta e Noumea). L’anno successivo, gli organizzatori del ‘500 di Tokyo concessero nuovamente la wild card al classe 2003, sperando in una seconda magia. Ma quel ritorno nella Capitale fu pallido e sfortunato, ed Ugo Humbert lo spazzò via con un repentino 6-1 6-2.
Church Road, 7 anni dopo
Il giapponese accettò il suo status, con umiltà, proprio come vuole la sua cultura. Il definitivo decollo, per Mochizuki, non è mai arrivato. Con disciplina ha collezionato dei discreti risultati che gli hanno consentito di sfondare per la prima volta la barriera della top 100, ma la sua permanenza tra i primi 100 migliori giocatori del mondo è durata come un gatto in tangenziale. Nel novembre 2025 ha ritoccato il suo best ranking (92) per poi scivolare fuori all’alba della corrente stagione. Prima dell’avventura di Wimbledon, Shintaro era retrocesso sino alla 151^ piazza, ma tra le strade di Church Road, è tornata la magia.
La lotta con Clement Tabur nell’atto decisivo del tabellone cadetto, ha smosso qualcosa nel 23enne. Tornato ragazzino su quel meraviglioso manto verde che 7 anni prima gli regalò una delle gioie sportive più grandi della sua vita. 9 set vinti, soltanto uno concesso, a Rafita Jodar, nel main draw più prestigioso del calendario. E ora la sfida per chiudere gli occhi e sognare senza pretese, contro il campione in carica e numero uno del ranking Jannik Sinner.
