La spinta socialista di Zohran Mamdani, ormai pienamente calato nel ruolo di sindaco di New York, è arrivata anche dentro i cancelli di Flushing Meadows, proprio mentre un Ground Pass da 65 dollari viene rivenduto a oltre 300. Con un video pubblicato sui propri canali social, il primo cittadino ha annunciato un accordo con la USTA per mettere a disposizione dei residenti mille biglietti dello US Open al prezzo di 100 dollari ciascuno.
Una piccola incursione politica in uno degli eventi che meglio raccontano le contraddizioni di New York, città eretta per decenni a capitale mondiale del neoliberismo e della libertà intesa nella sua accezione più ampia. Compresa quella del mercato e della sua celebre mano invisibile, che dalle parti di Flushing Meadows sembra però avere acquisito negli ultimi anni una direzione piuttosto precisa: verso l’alto.
Mille biglietti riservati ai newyorkesi
L’iniziativa ha riguardato le sessioni del tabellone principale comprese tra il 30 agosto e l’8 settembre, dunque fino all’inizio dei quarti di finale. Ogni residente poteva acquistare un massimo di due biglietti, dimostrando di possedere uno ZIP code appartenente a uno dei cinque boroughs cittadini.
Tra gli ingressi disponibili figuravano posti sull’Arthur Ashe Stadium, sul Louis Armstrong Stadium e alcuni Ground Pass. Il biglietto per l’Ashe consentiva anche l’accesso ai settori non numerati dell’Armstrong e agli altri campi; quello per l’Armstrong permetteva invece di entrare in tutti gli impianti a eccezione dell’Ashe. Soprattutto, i biglietti non potevano essere rivenduti attraverso Ticketmaster, una clausola tutt’altro che secondaria considerato ciò che sta accadendo sul mercato secondario.
La vendita è scattata alle 10 di mercoledì 26 agosto con la formula del first come, first served. Non una fila fisica fuori dai cancelli, dunque, ma il suo equivalente digitale: bisognava essere liberi a quell’ora, avere una connessione pronta e arrivare prima degli altri. I mille ingressi, come prevedibile, sono andati esauriti quasi immediatamente.
La corsa impazzita dei prezzi
Il prezzo di 100 dollari assume un significato diverso se confrontato con le cifre raggiunte nella rivendita. Nella mattinata di martedì i Ground Pass erano proposti su Ticketmaster tra i 240 e i 478 dollari, nonostante il valore nominale dei più economici partisse da 65. Per la giornata inaugurale, acquistando una coppia di biglietti, il posto meno costoso sull’Arthur Ashe arrivava a 344 dollari, mentre per sedersi a bordo campo si superava abbondantemente quota mille.
Non esiste un tetto massimo alla rivendita e la stessa USTA riceve una piccola commissione sulle transazioni effettuate attraverso Ticketmaster. Nel frattempo, la federazione statunitense è a metà di una ristrutturazione dell’Arthur Ashe Stadium da 800 milioni di dollari, che ha modificato la distribuzione dei posti aumentando quelli inseriti nelle fasce di prezzo più elevate.
Secondo quanto emerso, la differenza tra i 100 dollari pagati dai residenti e il valore reale dei biglietti viene assorbita dalla USTA. Mamdani ha dunque ottenuto una concessione dalla federazione, senza utilizzare fondi pubblici.
Cento dollari sono davvero un prezzo popolare?
«Questa estate abbiamo dimostrato più volte che lo sport appartiene alle persone», ha spiegato Mamdani. «Se i migliori tennisti del mondo vengono nella nostra città, i newyorkesi devono avere la possibilità di vederli giocare».
Il principio è difficilmente contestabile e l’operazione è coerente con la linea seguita dal sindaco, che aveva già negoziato mille biglietti da 50 dollari per le partite dei Mondiali di calcio al MetLife Stadium, aggiungendo anche il trasporto gratuito per i residenti.
La domanda, però, resta: 100 dollari possono essere considerati un prezzo realmente popolare? Lo sono rispetto ai 300 o 400 richiesti dal mercato secondario, ma molto meno per una famiglia che, acquistando quattro ingressi, dovrebbe spendere 400 dollari prima ancora di aggiungere trasporti, cibo e tutto ciò che accompagna una giornata allo US Open.
Se l’intenzione era soprattutto quella di lanciare un messaggio, un biglietto simbolico da un dollaro avrebbe forse interpretato meglio l’idea di restituire il torneo a chi normalmente non può permetterselo. In alternativa, una parte degli ingressi avrebbe potuto essere destinata a bambini, scuole, circoli pubblici o famiglie con redditi più bassi.
La formula scelta, invece, non premia chi ha maggiore bisogno, ma chi può collegarsi alle dieci del mattino ed essere più rapido degli altri. Il “primo arrivato, primo servito” garantisce velocità, non equità. E il limite di due biglietti per acquirente non sembra pensato esattamente per favorire la partecipazione delle famiglie.
La difesa della USTA
Il CEO della USTA Craig Tiley ha ricordato come il torneo offra già otto giornate di ingresso gratuito durante la Fan Week, permettendo al pubblico di assistere agli allenamenti, alle qualificazioni e al doppio misto. È vero, e si tratta di un’offerta importante, ma vedere i giocatori allenarsi o seguire le qualificazioni non equivale a entrare durante il tabellone principale. Giusto specificare.
L’iniziativa produrrà comunque un risultato concreto: mille persone pagheranno meno, mentre il divieto di rivendita impedirà almeno che quei biglietti diventino immediatamente strumenti di speculazione, ma mille ingressi non rendono improvvisamente inclusivo uno degli eventi sportivi più costosi del mondo.
È un segnale, certamente. È anche un’operazione di comunicazione politica costruita con grande efficacia. La mano invisibile del mercato è stata fermata per mille biglietti. Esauriti quelli, ha ripreso immediatamente a spingere i prezzi verso l’alto.
