PREMIUM Berrettini denuncia l’odio degli scommettitori. Ma i mercati predittivi entrano allo US Open

Lo US Open annuncia l'accordo con Kalshi aprendo le porte a un mondo che da un lato genera proventi a cui difficilmente si può rinunciare, e dall'altro causa sempre più frequenti fenomeni degenerativi

Di Gianluca Sartori
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Illustrazione della nuova facciata dell'Arthur Ashe Stadium (immagine USTA)

“A mio fratello scrivevano cose del tipo: ‘Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere’, o qualcosa del genere, ‘uccideremo la tua famiglia’ oppure ‘faremo questo’. Ci minacciavano. Ovviamente lui ha segnalato tutto all’ATP e anche noi abbiamo segnalato tutto. Hanno i numeri di telefono e tutto il resto. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma se penso alle ragazze e ai più giovani, ricevere questo genere di messaggi può fare paura. Siamo tennisti, quindi è importante proteggerci”.

Le parole di Matteo Berrettini in conferenza stampa allo US Open dopo la vittoria contro Stanislas Wawrinka hanno (ri)acceso i fari sul tema della sempre più frequente degenerazione della pratica delle scommesse sportive (perfettamente legali se interpretate nella giusta misura) in fenomeni ben diversi riconducibili alla ludopatia, come le intemperanze sugli spalti e le minacce social ai giocatori, se non proprio alla criminalità.

Restando a casi di giocatori italiani, basta tornare indietro di qualche mese per riportare alla mente le denunce di Lucrezia Stefanini, alla quale avevano pure mandato una foto di una pistola per minacciarla, o quelle di Andrea Pellegrino, che agli ultimi Internazionali d’Italia si scagliò contro scommettitori incalliti che lo disturbavano durante le sue partite definendoli giustamente “una piaga per il nostro sport”, oppure ancora di Andrea Vavassori, che nel 2023 pubblicò messaggi privati su Instagram di individui che lo insultavano e gli auguravano la morte. Il tema, chiaramente, non si ferma a messaggi online ma è molto più profondo e preoccupante quando si tratta del coinvolgimento di giocatori stessi in casi di match-fixing e corruzione. Le tentazioni esistono eccome, soprattutto nei tornei professionistici di fascia minore, con montepremi non paragonabili a quelli dello US Open che vengono puntualmente e grandemente superati dai volumi di scommesse generati.

Insomma, il lato oscuro del mondo delle scommesse non è certo un argomento nuovo nel mondo del tennis, uno sport che si presta molto al betting, poiché a determinare i risultati sono i singoli e non squadre. Una novità è, invece, l’accordo di sponsorizzazione annunciato il 31 agosto tra lo US Open e Kalshi, nuovo Prediction Market Partner dello Slam newyorkese. La piattaforma di mercato predittivo è presente da quest’anno con il proprio marchio sia sulle piattaforme digitali del torneo sia nella cartellonistica a bordocampo. Per chi non lo sapesse, i mercati predittivi rappresentano un’evoluzione particolare del betting tradizionale, una tipologia di trading emergente in cui i partecipanti comprano e vendono contratti basati sull’esito di eventi futuri.

“Siamo costantemente impegnati a mantenere il tennis all’avanguardia nell’innovazione sportiva globale e nel coinvolgimento dei tifosi”, ha dichiarato Craig Tiley, CEO della USTA. “La collaborazione con Kalshi ci offre l’opportunità di aprire la strada a una nuova generazione di interazione con il pubblico, garantendo al contempo l’integrità del nostro sport”.

È proprio su quest’ultimo punto che risiedono le perplessità di chi, nella consapevolezza che il mondo del tennis non è certo impermeabile a comportamenti che poco hanno a che fare con lo sport, vede in questo accordo commerciale un lasciapassare per i ludopatici, un via libera per coloro che vivono lo US Open come un enorme casinò, affollando i campi con cellulare in mano per piazzare le loro puntate live. Lecito chiedersi, allora, se le istituzioni tennistiche stiano facendo tutto il possibile per affrontare il problema.

Come noto esiste un’agenzia specializzata per tutelare l’integrità del tennis professionistico, l’ITIA (International Tennis Integrity Agency), che si occupa tanto dei casi di doping quanto di quelli relativi a fenomeni corruttivi collegabili alle scommesse. Interpellata in merito da Ben Rothenberg, noto giornalista statunitense, l’agenzia (fondata dagli organi di governo del tennis, tra cui USTA) ha rilasciato uno statement relativo all’accordo tra lo US Open e Kalshi: “I mercati delle scommesse e del trading si stanno evolvendo con estrema rapidità; l’emergere di mercati di previsione e di altre tipologie non tradizionali comporta nuove opportunità e nuovi rischi per tutti gli sport, tennis incluso. Sebbene gli accordi commerciali esulino dal nostro ambito di competenza, collaboriamo strettamente con i nostri finanziatori all’individuazione e alla gestione di tali rischi”.

L’ITIA, sulla scorta di quanto accaduto in passato, è molto severa nell’impedire ai tennisti professionisti di stringere accordi di sponsorizzazione con agenzie di betting, oltre ovviamente a effettuare loro stessi scommesse sportive. Esistono divieti simili perfino per i giornalisti, che rischiano di vedersi ritirati gli accrediti se stringono accordi di sponsorizzazione con le agenzie di scommesse. Tali prescrizioni non esistono però per i tornei, anche quelli ricchissimi come lo US Open, che evidentemente ha ritenuto di dover finanziare anche in questo modo gli sforzi fatti per offrire ai giocatori il montepremi più ricco di sempre per un evento di tennis professionistico. Del resto, lo diceva l’imperatore romano Vespasiano fin dal I secolo: “Pecunia non olet”.

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