Lo US Open, oltre ad essere un palcoscenico per il grande tennis, regala sempre qualche nuova curiosità. Anche nel Day 5 i campi newyorkesi hanno infatti, ancora una volta, offerto episodi insoliti e dichiarazioni sorprendenti. Si passa dalle durissime lamentele sull’atmosfera del pubblico alle caotiche avventure logistiche dei giovani esordienti. Trovano spazio anche malinconiche riflessioni su storici gesti tecnici ormai in via di estinzione, come il rovescio a una mano.
Il grande ritorno di Valentin Vacherot
Il monegasco Valentin Vacherot, riemerso da due mesi di calvario fisico, è approdato al terzo turno dello US Open, dove sfiderà Frances Tiafoe. Al secondo turno, si è imposto contro Kamil Majchrzak per 6-4 4-6 7-6(3) 6-2 e ora è pronto a mettersi in gioco contro la testa di serie numero 11.“Si sono un po’ dimenticati di me“, ha confessato il tennista, reduce da una frattura da stress al piede sinistro e un edema osseo che lo hanno costretto a saltare l’intera stagione sull’erba. L’infortunio, i cui primi sintomi erano apparsi a Madrid, ha rappresentato un amaro contrattempo nella sua ascesa vertiginosa, culminata in Top 20 grazie al titolo di Shanghai e alla semifinale casalinga al Monte-Carlo Country Club. Scivolato al n. 23 del ranking, Vacherot è pronto a dimostrare a Flushing Meadows che il suo talento è tutt’altro che un ricordo sfocato.
La speranza rinata di Arthur Gea
Tra i fatti più curiosi della giornata americana del 3 settembre, ci sono le montagne russe che Arthur Gea sta vivendo da quando è stato ripescato come lucky loser allo US Open in seguito al forfait di Casper Ruud. Grazie a questa nuova possibilità, Gea ha superato Zachary Svajda per 5-7 6-3 6-2 6-2, approdando a sorpresa al terzo turno. L’intervista post-match ha regalato una sequenza ininterrotta di aneddoti interessanti. Primo fra tutti la schietta opinione sulla sconfitta di Rafael Jodar, che non dovrà più affrontare: “Ho visto che si è fatto massacrare, la cosa mi fa comodo“. Senza peli sulla lingua attacca anche il pubblico newyorkese, definito autore di un “rumore fastidioso e inutile“, lontano dal tifo che si respira in Australia. Il tennista ha poi rivolto un pensiero al bar del suo paese natale, Velleron, immaginando i suoi accaniti tifosi ormai “tutti ubriachi per i festeggiamenti“. Dopo aver elogiato anche il sistema di chiamata elettronica, Gea ha chiuso con un siparietto esilarante sulla sua vita da circuito. Pur non conoscendo ancora l’ammontare esatto del prize money guadagnato – che gli permetterà, ironizza, di potersi “finalmente permettere una bibita dal frigobar” – il francese continua a gestire in totale autonomia la sua organizzazione, pagando il terzo trasloco da un hotel all’altro per mancanza di stanze e la terza modifica al volo di ritorno perché ancora in gioco.
Tsitsipas e i dinosauri del tennis
Archiviata la vittoria contro il sudafricano Lloyd Harris allo US Open, il tennista greco Stefanos Tsitsipas guarda già oltre il mero risultato. Per lui, infatti, la vera metrica del successo attuale risiede nel costante miglioramento tecnico. L’obiettivo prioritario è abbandonare i momenti di passività e abbracciare un tennis più aggressivo, l’unico in grado di infondergli la giusta fiducia per spingersi lontano. Una mentalità che affonda le radici nei sogni di bambino, quando palleggiando contro il muro non immaginava certo di accontentarsi di un terzo turno, bensì sognava i grandi palcoscenici come le sessioni serali sull’Arthur Ashe per una semifinale o una finale. Nel fare il punto sul suo gioco, si è lasciato andare anche a un’interessante digressione sul rovescio a una mano. Pur usandolo all’occorrenza, non ama rifugiarsi nello slice, preferendo colpire la palla in spinta. Ha ammesso che il suo colpo richiede una tecnica perfetta, poiché un minimo ritardo non può essere corretto dalla mano sinistra. Il rovescio a una mano è un’arte tecnica che sta inesorabilmente svanendo, al punto da spingerlo a una curiosa battuta condivisa con l’amico Grigor Dimitrov allo US Open: “Siamo come i dinosauri che vanno verso l’estinzione“. Così si è espresso riflettendo sul calo costante di giocatori con questo colpo e sul rischio che nessuno di loro raggiunga le semifinali Slam quest’anno. Il prossimo banco di prova per difendere la “specie” sarà la sfida contro il numero 19 del mondo Jiri Lehecka.
Lo zoo secondo Mannarino
Adrian Mannarino non ha cercato scuse dopo la netta sconfitta contro Alexander Bublik. Ha definito la sua prestazione “catastrofica dall’inizio alla fine“. Tra le curiosità di questo US Open, spicca però la sua dura critica alle condizioni ambientali. Mannarino ha paragonato l’atmosfera del torneo a un vero e proprio “zoo”. Le nuove regole permettono infatti agli spettatori di muoversi liberamente durante i punti. Questo genera un rumore costante e una forte distrazione per gli atleti in campo. Il francese ha persino lamentato un forte odore di marijuana nell’impianto. Nonostante il disappunto dei giocatori, gli organizzatori difendono apertamente questa nuova linea di tolleranza: l’obiettivo dei vertici resta trasformare l’evento in una sorta di Disneyland del tennis.
Cobolli manda un bacio agli spettatori
Durante il match vinto in rimonta contro l’australiano Tristan Schoolkate allo US Open, Flavio Cobolli ha fatto un gesto curioso e inaspettato. A metà partita, il tennista azzurro si è infatti avvicinato all’obiettivo e ha mandato un bacio alla telecamera, regalando al pubblico un simpatico momento di spettacolo.
