Anche l’ultima italiana presente nel singolare femminile è uscita dallo US Open. Jasmine Paolini ha perso in due set da Sorana Cirstea in un match giocato piuttosto male nel quale si sono visti i mesi di inattività di quest’estate.
Giornata nera
UBALDO SCANAGATTA: Jasmine, è difficile tornare dopo essere state ferme tre mesi. Eri avanti 2-0 nel primo set e 3-1 nel secondo. Al di là dei molti errori gratuiti, è sembrato che avessi un atteggiamento molto negativo: anche avanti 3-1 continuavi a dirti che le cose non andavano bene. È possibile vincere lamentandosi continuamente?
JASMINE PAOLINI: «Sicuramente era difficile. È stata una giornata dura: non mi sentivo al meglio fisicamente e lo sapevo, lo sentivo. Forse per questo ero un po’ negativa. Cercavo comunque di rimanere lì e di dirmi di non lamentarmi, ma facevo fatica. Credo si sia visto: tanti errori e poca lucidità.
C’è da lavorare, sia fisicamente sia a livello tennistico; devo cercare di colpire tante palle, cosa che forse mi è un po’ mancata. Oggi è stata sinceramente una giornata tosta.»
Hai avuto anche dei blackout, perdendo dieci punti consecutivi in un momento della partita.
JASMINE PAOLINI: «Sicuramente, ci sono stati tanti alti e bassi. La verità è che nella giornata di oggi non ci sono tante cose positive. Poteva andare meglio e avrei potuto essere un pochino più positiva, anche se le cose erano difficili. Cercavo di ripetermi di fare con quello che avevo e di accettare la situazione, ma è andata così.»
La spinta con i piedi
LUCA BALDISSERA: Tecnicamente, da fuori è sembrato che in alcuni colpi in spinta, per esempio un paio di diritti in risposta incrociati che di solito sono molto efficaci, non ti fidassi abbastanza a spingere. È legato al piede o al fatto che non riuscivi a spingere in maniera sciolta?
JASMINE PAOLINI: «Quando siamo arrivati qui abbiamo cercato di lavorare molto su quello, perché mi ero accorta che in alcune situazioni facevo un po’ più fatica a muovermi e magari a fidarmi anche del mio corpo. Sembrava andare meglio, sinceramente.
Poi ogni giorno è diverso. Anche al servizio, non so se non spingo al massimo con i piedi. Stiamo cercando piano piano di ritrovare sicurezza e forza. Oggi è stata una partita dura. Lei è comunque una giocatrice che gioca bene, però avrei potuto fare sicuramente di più.»
Tu sei tornata dopo un periodo di infortunio, ma ci sono molti infortuni e tante sorprese, con giocatrici favorite che perdono e sconfitte nette. Si parla spesso di una stagione intensa e di un tennis stressante mentalmente e fisicamente. Dall’interno, hai la sensazione che si stia arrivando a un punto di rottura e che sia necessario cambiare qualcosa? Rispetto a quando hai iniziato, qual è la tua impressione?
JASMINE PAOLINI: «Secondo me, il tennis sta andando verso una direzione sempre più fisica e veloce. Ogni anno il livello si alza e bisogna stare dietro a questa velocità; più si alza, più tutti facciamo fatica.
Forse bisogna gestirsi bene. Ognuno cerca di farlo al meglio e non è facile, perché bisogna stare al passo con i tornei e trovare spazio e tempo per allenarsi. Il tennis è diventato questo: velocità, forza e grande fisicità.»
Ansia da rientro
Anche l’ansia da prestazione, il dover accelerare sempre di più, può incidere?
JASMINE PAOLINI: «Fisicamente è uno sport che ti porta al limite; è normale che anche mentalmente si arrivi un po’ più stressati in certe situazioni. Va accettato: è così. Bisogna fare programmazioni intelligenti. Non è facile, perché il calendario è abbastanza fitto.
Noi stiamo cercando di fare questo, ovviamente adattandoci anche agli infortuni. Credo però che sia fondamentale essere preparati e sani, se si vuole competere a questo livello.»
Dopo un infortunio che non ti ha consentito di allenarti come avresti voluto, c’è anche la fretta di pensare: “Adesso devo tornare come ero prima, in due secondi”. Può rendere ancora più difficile accettare le giornate non straordinarie, che capitano anche nei momenti di forma migliore?
JASMINE PAOLINI: «Sinceramente, oggi non ho fatto una buona partita ed è stato duro da accettare. È stato duro non sentirmi benissimo in campo, sia a livello fisico sia tennistico: avevo delle difficoltà.
Bisogna però cercare sempre di guardare anche il lato positivo. Non era facile tornare dopo quattro settimane senza toccare racchetta. Soprattutto nei primi giorni qui non mi muovevo benissimo e ho cercato di fare il massimo. Avrei potuto fare di più, sicuramente, ma poteva anche andare peggio.»
Il tuo infortunio ti ha impedito anche di svolgere la parte fisica?
JASMINE PAOLINI: «Ho fatto lavoro fisico. Ovviamente non ho svolto la parte fisica in campo, la corsa e queste cose; ho cercato comunque di adattarmi e di allenarmi sotto tutti gli aspetti. Però la parte del campo e della partita non è allenabile, secondo me.»
L’aspetto positivo
CARLO GALATI: Hai detto di guardare al lato positivo: qual è, secondo te?
JASMINE PAOLINI: «Il lato positivo è che sono arrivata qui e sono tornata a competere. Alla fine ho giocato tre partite, non perfette, assolutamente, anzi, però credo e spero che possano aiutarmi per il finale di stagione.
L’obiettivo, ovviamente, è alzare ancora il livello. L’avevo già detto dopo Stefanini: dovevo cercare di alzarlo, perché non avevo giocato una brutta partita, ma non mi sentivo al top. Il lato positivo, quindi, è essere tornata alla competizione.»
Programmi?
JASMINE PAOLINI: «Billie Jean King Cup, Pechino, Wuhan, Ningbo e poi vediamo.»
