Insulti gratuiti, minacce, odio ingiustificato. I social sono divenuti sede di violenza virtuale; una sorta di bolla tossica che riunisce sovente una massa di frustrati sprovvisti di senso civico ed educazione. I primi ad esser presi di mira, con offese di ogni genere, sono gli sportivi professionisti. E soltanto nell’ultimo anno sono stati parecchi i casi gravi che hanno riguardato i tennisti del circuito, in particolare gli atleti italiani, con Berrettini e Stefanini sfortunati protagonisti di due vicende aberranti, legate, purtroppo, da minacce di morte, molto probabilmente correlate al mondo delle scommesse.
Il commento shock: “A tuo figlio deve venire un cancro”
Questa volta, invece, la vittima dell’odio social è l’azzurro Flavio Cobolli, che dopo la sconfitta rimediata a Pechino, ha ricevuto commenti poco carini – prassi, ad ogni eliminazione -, che sarebbero passati in sordina come sempre, se papà Stefano Cobolli non avesse denunciato la gravissima frase scritta da una ragazza (anche se il nome e l’immagine del profilo potrebbero benissimo essere falsi). “Altro che Finals, a tuo figlio deve venire un cancro e deve morire brutto f… di merda”. Una frase che ha indignato il padre e coach del numero 7 del mondo, allibito dall’odio e dalla ferocia presenti sui social: “Di solito cerco di cancellare senza dar peso a questi commenti… (che sono tantissimi), scrive Cobolli Senior sul proprio account Instagram, commentando la riprovevole frase della presunta 19enne. “Ma qualcosa bisogna fare! Forse eliminare i social? Sicuramente una soluzione e ci penserò, per il momento mi sento ancora di contrastare se possibile questa piaga e forse la signorina ci penserà due volte la prossima volta!”.
L’avviso di Stefano Cobolli: “Mi auguro che questo messaggio arrivi ai genitori”
Papà Stefano, saturo della violenza verbale gratuita presenti sotto ad ogni post, denuncia pubblicamente questi personaggi il cui scopo è fomentare odio, ignari del fatto che, tramite le loro offese. potrebbero realmente ferire qualcuno, mettendolo a disagio dinanzi ad un’ingente platea – seppur virtuale. Stefano, poi, aggiunge: “Mi auguro che questo messaggio arrivi ai genitori. Noi siamo forti, siamo sportivi e superiamo ostacoli ben più grandi di un commento Instagram, ma ci sono tante persone che potrebbero soffrirci e non è giusto! Quindi cari genitori diamo un occhio a quello che fanno i nostri ragazzi anche sui social, secondo me è importante“. La denuncia di Cobolli Senior, sfruttando la sua posizione, vuole essere anche un’esortazione a un maggior controllo da parte dei genitori circa l’attività di ogni figlio – magari minorenne – sui social network. Al giorno d’oggi, è semplicissimo mascherare un profilo, e commentare a raffica con un volto ed un nome frutto dell’immaginazione. Ma nonostante questa barriera fittizia, è possibile risalire alla vera identità di chi commenta offendendo gratuitamente, ricordando che ciò rappresenta un reato.
Esiste una tutela per i tennisti?
Ma è possibile contrastare tale fenomeno? Con la piaga degli scommettitori incalliti, gli atleti professionisti – di ogni disciplina, non solo il tennis – sono continuamente bersagliati da questi personaggi sull’unico canale di comunicazione a loro disposizione, i social. Se l’odio non si prolifera nei commenti di un post, si canalizza nei cosiddetti “Direct Message“, ovvero i messaggi privati su Instagram. Minacce di morte, offese senza precedenti, e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò, purtroppo, rientra nella quotidianità di un tennista di alti livelli, talvolta costretto a diventare un “fantasma” e sparire dai social per qualche mese, per disintossicarsi e vivere il tour in modo più sereno. L’ATP, chiaramente, non è rimasta a guardare, attuando un programma chiamato SafeSport Initiative, che si serve dell’Intelligenza Artificiale, per individuare e nascondere i contenuti offensivi sugli account dei social media dei tennisti. Il direttore della sicurezza per l’ATP, Andrew Azzopardi, ha dichiarato: “Safe Sport ha cambiato radicalmente il modo in cui proteggiamo i nostri atleti online. Più di 1 commento su 10 sui post dei giocatori era offensivo“. Lo scorso anno, grazie a questo nuovo programma di tutela, sono stati segnalati come “gravi” oltre 162.000 commenti rivolti a 245 giocatori, e alcuni di questi sono stati anche trasmessi alle autorità.
Gli spiacevoli precedenti
Sia l’Association of Tennis Professionals che la Women’s Tennis Association si sono mostrati all’altezza di gestire situazioni ben più gravi, dove la vita di alcuni tennisti è stata seriamente messa in pericolo. L’episodio di Sanchez Izquierdo è forse uno dei più eclatanti in assoluto, con il tennista spagnolo che ha ricevuto delle minacce di rapimento dei propri familiari appena prima di disputare un match nel Challenger di Rosario, in Argentina. Nikolas ha subito denunciato, ricevendo protezione da parte dell’organizzazione: “La direttrice del torneo si è comportata in modo incredibile con me, garantendomi in ogni momento la massima sicurezza. Sono stati momenti di angoscia e di grande paura“, ha rivelato, pochi giorni dopo l’accaduto. Anche l’azzurra Lucrezia Stefanini – come accennavamo poc’anzi – è stata vittima di una vicenda simile. Mentre disputava le qualificazioni ad Indian Wells, la tennista italiana ha ricevuto una minaccia di morte, intimidita da una foto di una pistola. La WTA si è subito attivata per la tutela di Lucrezia, scortandola in qualsiasi suo movimento. E negli ultimi anni, purtroppo, abbiamo assistito in diretta ad una terribile scena che ha visto protagonista Emma Raducanu. L’inglese ha vissuto momenti terribili a causa di uno stalker che la perseguitava in ogni torneo, e durante il ‘1000 di Dubai, nel 2025, accorgendosi della presenza dell’uomo sugli spalti, la povera Emma si è dovuta rifugiare – terrorizzata e in lacrime – dietro la sedia dell’arbitro, attendendo che qualcuno facesse qualcosa. La WTA ha individuato l’uomo e lo ha allontanato, bandendolo da tutti gli eventi.
