I dolori dei giganti. Australia a rischio per Nadal e Murray? (Crivelli). Dimitrov: “Mi avete frainteso. Amo la bellezza ma sono pronto per essere grande” (Rossi). Il tennis ora cerca una nuova rivalità (Azzolini). La potenza nei numeri (Semeraro)

I dolori dei giganti. Australia a rischio per Nadal e Murray? (Crivelli). Dimitrov: “Mi avete frainteso. Amo la bellezza ma sono pronto per essere grande” (Rossi). Il tennis ora cerca una nuova rivalità (Azzolini). La potenza nei numeri (Semeraro)

I dolori dei giganti. Australia a rischio per Nadal e Murray? (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Buone feste? Più che altro feste tormentate, con i dubbi che si insinuano maligni e allungano ombre pesanti sull’avvio della prossima stagione di troppi big. L’anno che si sta chiudendo ha chiesto un tributo altissimo alla salute di molti dei figli prediletti delle divinità del tennis. Murray, Djokovic e Wawrinka sono fermi da Wimbledon, Nishikori da agosto (per lui è slittato il previsto rientro a Brisbane e rischia di saltare anche gli Australian Open e addirittura la sfida di febbraio di Davis contro l’Italia) e Raonic da ottobre dopo un anno comunque ballerino. Perfino Nadal, nonostante il fenomenale ritorno al vertice, negli ultimi due mesi di agonismo non se l’è passata bene, con i guai a Bercy e il ritiro dopo il primo match del Masters. Anzi, le sue condizioni paiono lontane dall’essere accettabili, almeno a valutare le notizie che filtrano da Maiorca. L’ultima è di ieri: il numero uno del mondo ha rinunciato all’esibizione di Abu Dhabi dal 28 al 30 dicembre, che lo avrebbe riportato in campo senza pressioni prima del debutto ufficiale a Brisbane. Il ginocchio destro non ha ancora messo giudizio, e i segnali arrivavano da lontano, se è vero che il portoghese Joao Sousa, chiamato la settimana scorsa all’Accademia di Rafa per allenarsi con lui, è tornato indietro con il primo aereo perché Rafa non era pronto. Nadal rimane iscritto al torneo australiano e probabilmente si tratta solo di precauzioni per non sforzare troppo l’arto, ma intanto la programmazione per il 2018 del primo giocatore del mondo terrà conto degli anni che passano: 18 tornei (due in meno rispetto a quest’anno) e pausa di tre settimane già a febbraio (ha promesso di giocare in Davis, fa Acapulco e poi rientrerà a Indian Wells). Soprattutto, se i primi mesi saranno spumeggianti, il maiorchino potrebbe sacrificare un paio di appuntamenti tra terra ed erba per arrivare in palla a Wimbledon, dove il grande risultato manca dal 2010. Proprio a Wimbledon (che ha anche campi indoor veloci) sarebbe stato avvistato nei giorni scorsi Andy Murray, e i tabloid si sono scatenati: se non è ancora partito per Brisbane, il torneo del previsto debutto (ed è vero, per adesso ha disdetto il volo), significa che sta male e che non giocherà gli Australian Open. Lui, spiritoso e arguto come al solito, ha postato sul suo profilo Facebook una foto della preparazione a Miami, promettendo altre immagini, cercando così di dimostrare che gli allenamenti sono andati secondo routine. Le incertezze restano, soprattutto continua ad aleggiare sullo scozzese, che solo un anno fa festeggiava il numero uno in classifica (ora è 16), lo spettro di un’operazione all’anca destra disastrata, evento quello sì che lo terrebbe lontano a lungo e forse metterebbe in crisi la carriera. Chi vivrà, vedrà. Per adesso, buon anno senza troppi sorrisi.

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Dimitrov: “Mi avete frainteso. Amo la bellezza ma sono pronto per essere grande” (Paolo Rossi, La Repubblica)

Ultima settimana di vacanza per il tennis: dal 31, a Brisbane, comincia la nuova stagione. E si riprende da Grigor Dimitrov, che ha vinto l’edizione 2017 del torneo australiano e ha poi chiuso l’anno trionfando al Masters di Londra. Il 2018 non può dunque che partire nel segno del tennista bulgaro, oggi 26enne e finalmente maturo, dopo essere stato definito “erede di Federer” e poi finito sulle copertine dei magazine per le sue love story con Serena Williams prima, Maria Sharapova dopo e, infine, per quella con Nicole Scherzinger. Oggi “Grisha” è un altro uomo e un tennista ritrovato: ha chiuso il 2017 come n. 3 del mondo, dietro Nadal e Federer. E punta gli Slam, il nuovo obiettivo della carriera.

“Maestro Dimitrov”… che suono ha la vittoria più bella della sua carriera?

Un suono piacevole, ma ce ne sono state altre importanti; quella che ricordo con più affetto risale a quando avevo 14 anni: vinsi gli Europei in Repubblica Ceca. Lì capii che avrei potuto fare questo mestiere con successo. Mi fa piacere che la gente apprezzi i miei risultati, ma io non gioco solo per arricchirmi, cerco di godermi i momenti belli. Mi sento come le farfalle che, avendo vita breve, vivono e apprezzano al massimo il presente e ne sono felici. Certo, poi dipende da cosa si intende per felicità. Io non ho formule segrete, per me la felicità è la sintesi delle mie esperienze, quel che riesco a condividere con gli altri.

Una volta ha detto che il tennis può portare in molte direzioni diverse. Lei ha rischiato, vero?

Il tennis è un mondo particolare, cambia le persone. E, a seconda poi di temperamento e dna, può portare a prendere anche strade sbagliate. Per questo mi ripeto sempre che il tennis non può essere tutto per me, nella vita contano anche altre cose. Non voglio essere bravo in una sola cosa nella vita, vorrei fare altro. Insegnare magari. Per lasciare un messaggio ai giovani, a chi verrà dopo. Se non trasmetti qualcosa, cos’hai vissuto a fare? Ecco come amo definirmi, un ragazzo dalle molte passioni. Mi piace dipingere, fotografare, creare oggetti.

Quanto hanno influito le scelte sentimentali? Non possiamo certo dimenticare il Dimitrov playboy, che ora sembra aver lasciato spazio all’uomo maturo.

Penso di essere stato frainteso. Non conoscendomi, le persone si sono fatte un’idea sbagliata. Certo, ci sono stati momenti di difficoltà, in cui non sono stato circondato dalle persone giuste. Lasciamo perdere il cliché sulle fidanzate, da Serena a Maria, inutile stare a girarci intorno. Dico che è facile perdersi nella bellezza, ma poi è un errore questo? Oggi però con Nicole (Scherzinger), la mia attuale fidanzata, sono attento alla privacy.

C’è di molto di bulgaro nel suo carattere?

Tutto. Sono bulgaro al 100%. Vede il retro della cover del mio telefonino? Questo è il leone, simbolo del mio paese. Sono andato via che ero un ragazzino, sono stati anni duri. Non c’era ricchezza, a scuola ci si picchiava sempre, i vicini erano pericolosi, così come girare per strada: stavo diventando un tipo aggressivo, in fondo un pizzico di gene ribelle c’è sempre stato dentro di me. Ricordo anche che un paio di volte ero stato espulso da scuola per comportamento irrispettoso. Nel futuro spero di poter fare qualcosa per il mio paese, magari una accademia del tennis. In fondo ho aperto una strada, tennisti bulgari di un certo livello prima non ce n’erano, magari altri mi seguiranno.

Ha pagato dazio per essere definito il nuovo Federer?

Mah, forse è colpa del mio papà che mi ha insegnato il rovescio a una mano, sin dalla mia prima racchetta che nemmeno ricordo più com’era fatta. Scherzo, non posso che ringraziare il mio papà tutta la vita, lui resta il mio eroe: il colpo è venuto spontaneo.

Nel 2018 si riparte comunque da Dimitrov.

Il finale del 2017 resta indimenticabile, ma lo spettacolo deve andare avanti, giusto? Torneranno Djokovic, Wawrinka, Murray. E poi ci sono sempre quei due, Federer e Nadal, i due fenomeni che hanno segnato la mia vita sportiva: la cosa divertente è che io, denominato “Baby Fed”, sia poi stato “salvato” da Rafa con la sua Academy. I paradossi della vita.

Di chi sarà il 2018?

Bella domanda, ma se questi fenomeni continuano a vincere vuol dire che la verità è una sola: l’età, nel tennis, non conta più.

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Il tennis ora cerca una nuova rivalità (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Bollettini medici come fiori per gli innamorati. Da sfogliare… Ce la fa, non ce la fa? Ultimo aggiornamento: Nadal non ce la fa, il ginocchio sfrigolato dal troppo tennis si rifiuta di collaborare. Niente esibizione ad Abu Dhabi, dove danno 250 mila euro per esserci e altri 250 per vincerla. Il classico posto dove noi comuni mortali andremmo su un ginocchio solo. Forse Rafa sarà in campo a Brisbane. Forse… Altrimenti, Open d’Australia a rischio. Stan Wawrinka, invece, ce la fa, è dato presente al fianco di Hewitt, Djokovic e Kyrgios al Tie Break Tens, sui campi di Melbourne Park. Si gioca il 10 gennaio, tre giorni prima dello Slam… Ma chissà se è vero. La notizia la dà il sito del torneo australiano, che sembra non avere dubbi su niente. I tennisti non vedono l’ora di essere qui, annuncia, ma non dice come vi arriveranno, se direttamente con l’ambulanza. Infine Murray, di cui non si sa nulla. È a Miami, ma non è partito per l’Australia. Perfino i giornalisti inglesi hanno ammesso di non saperne nulla. C’è mistero e apprensione. Chi conosce il tennis sa che le indicazioni degli Open d’Australia valgono, a volte, una stagione intera. Così è stato quest’anno. Il Federer che non ti aspetti, il Nadal che risorge, il campione uscente che non ritrova la strada di casa (Djokovic), il numero uno Murray che scopre quanto fosse meglio inseguire. E i giovani un po’ più vicini, uno su tutti, Sascha Zverev, incapace però di passare i quarti di uno Slam. La vigilia della finale, a Melbourne, i cuori battevano. C’era un’aria di festa, di nuova epifania, le buone, vecchie tradizioni che si rinnovano. Federer e Nadal siamo noi, fu il grido comune per una finale – cinque set fra i più belli, con rimonta e sorpasso di Roger nel quinto – accolta come una gemma. Grazie ai due, l’anno dei lungodegenti è passato senza che nessuno sentisse il bisogno di informarsi anche solo di come stessero Djokovic, Murray, Wawrinka, Raonic, Nishikori, Berdych, tutti ospedalizzati dopo Wimbledon. Sono le rivalità che fanno gli sport, che li costruiscono pezzo a pezzo, che edificano grattacieli con il cemento dell’attesa popolare, del sogno. Federer vs. Nadal, vedrete, un giorno ne faranno un film, come per Borg/McEnroe. Una rivalità che ha definito una stagione perfetta, irrorata dalle prime vittorie dei ragazzini (Zverev, a Roma e Montreal) e dalla “ricrescita” della generazione di mezzo (Dimitrov maestro alle Finals). Old, Mid e Next Gen unite da una manciata di persone. Ci si chiede, alla vigilia del 2018 tennistico, se gli appassionati non desiderino altro che la conferma di quanto visto quest’anno, incuranti nei confronti dei “retournants”. Difficile (viste anche le condizioni di Nadal) anche solo ipotizzare che i due siano in grado di ripetersi. Ma non cambia la visione di fondo. Di rivalità c’è bisogno, e forse proprio a questo potrebbe servire l’anno nuovo, a svelarci i contorni di antagonismi inediti. Dunque, chi nel ruolo di Federer e chi in quello di Nadal, ovviamente in formato 2.0? Due nomi per Roger, Shapovalov e Kyrgios. Uno per Rafa, Zverev. Shapovalov ha 18 anni, ne compirà 19 ad aprile. Dritto stravagante, tendente a far male, rovescio compatto, nessuna paura di tirare i colpi né di inventare situazioni. Ed è questo che lo avvicina a Federer. Di Kyrgios (23 anni) si sa, deve far pace con se stesso, ma ha un tennis aggressivo e presuntuoso, di alto lignaggio. E su Zverev (20) c’è poco da aggiungere: da fondo, a pallate, non lo batte nessuno. Attenti, però, all’orizzonte già si profila un possibile ricambio: altro canadese, 17 anni, Felix Auger Aliassime, famiglia togolese. Segni particolari: nato l’8 di agosto. Come Federer…

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La potenza nei numeri (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Quando si dice che quella fra Federer e Nadal è una rivalità da record, non lo si dice per caso. Non è una frase fatta, ma una realtà sostenuta da una massa di primati imbarazzante, ovviamente per gli avversari: gli statistici ci vanno a nozze. Tanto per capirci: anche limitandosi ai quattro tornei dello Slam Federer detiene in solitaria 26 record “all time” cioè validi per tutta la storia ufficiale del gioco (dal 1877). Esempi? Maggior numero di titoli (19), maggior numero di finali (29), di semifinali (il più impressionante di tutti: 42, di cui 23 consecutive), 71 presenze consecutive, 325 partite vinte. Sempre limitandosi agli Slam, il suo compare spagnolo è invece l’unico ad aver conquistato 10 volte lo stesso torneo (Roland Garros), ad aver vinto almeno un titolo per 10 anni consecutivi (2005-2014), e ad aver chiuso in carriera il cosiddetto “Golden Slam”, lo Slam d’oro – i quattro titoli dello Slam, più l’oro olimpico sia in singolare che in doppio (e se proprio volete strafare anche la Coppa Davis). Vogliamo limitarci al 2017, la stagione in cui da over 30 i due soci sono riusciti ancora una volta ad annullare la concorrenza? Federer si è preso l’ottavo Wimbledon (il più anziano della storia: 35 anni e 342 giorni) superando Sampras e l’antenato Willie Renshaw, ed è diventato a 36 anni e 5 mesi il numero 2 più anziano della storia, oltre che il primo a chiudere per 11 anni l’anno fra i primi due del ranking. A Shanghai, a 36 anni e 2 mesi, ha battuto anche il record di longevità per un vincitore di Master 1000. A marzo ha tagliato il traguardo delle 870 settimane fra i primi 50 del mondo (nessuno ci è rimasto di più), e da quest’anno è sua anche la percentuale di tie-break vinti in carriera: 64,99% contro il 64,89 di Djokovic. Al momento è anche il tennista che ha guadagnato di più in soli montepretni: 110.617.682 dollari (Djokovic è secondo a 109.805.403). Passiamo a Nadal. Il maiorchino a dicembre è diventato ufficialmente il più anziano numero 1 di fine anno: 31 anni e 6 mesi, dopo aver riconquistato il trono a 9 anni dalla sua prima volta da numero 1: altro record. E’ stato anche il primo a conquistare la “Decima’ in un torneo dello Slam: a Parigi, ovviamente, dove detiene un record di 79 partite vinte, praticamente irraggiungibile (è sua anche la miglior percentuale di successi sulla terra: 91,74 contro il “misero” 86,7 di Bjorn Borg). E’ andato infine a segno per la decima volta anche a Montecarlo e Barcellona: insomma, un anno da 30 e lode che lo ha visto salire complessivamente a 16 Slam, staccando a 14 un certo Pete Sampras e restando così da solo l’inseguitore più pericoloso di Federer, che veleggia a quota 19. L’unico grande record che Federer non possiede è quello del maggior numero di titoli in assoluto, 109, che Connors si tiene stretto. Lui è a quota 95, teoricamente a portata, ma nel giro di un paio d’anni. In fondo c’è tempo, no?

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