Un Sinner tutt’altro che banale: “Per vincere il tiebreak l’importante è come ci si arriva”

"Torno a casa 3/4 volte l'anno per vedere genitori e nonni, con loro non sai mai come va a finire" - racconta Jannik Sinner nello speciale a Sky Sport. "Lì mi sento libero le persone mi conoscono per ciò che ero prima"

Di lorenzocelenza
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Jannik Sinner - Shanghai 2024 (foto X @atptour)

Jannik Sinner è pronto per il rush finale di questa incredibile stagione che lo ha visto protagonista sin dall’inizio con la vittoria dell’Australian Open, per poi passare allo US Open e la vittoria di tre titoli Masters1000. Il tutto consacrato dall’ascesa fino alla prima posizione del ranking ATP (primo italiano di sempre a riuscirci).

Adesso mancano le ultime fasi: Parigi, le ATP Finals di Torino e infine la Coppa Davis. Il numero 1 al mondo è stato intervistato dal direttore di Sky Sport, Federico Ferri, in occasione di “Jannik, oltre il tennis”, un appuntamento giunto quest’anno al terzo capitolo. Prima dell’uscita dell’intera intervista, è stata rilasciata qualche anticipazione. Tra i temi trattati dal direttore, ci sono quelli che riguardano la sua professionalità e di come la sua vita sia cambiata, diventando a tutti gli effetti un professionista.

Come persona non sono mai cambiato, il successo non mi ha mai cambiato e non ha cambiato come tratto le persone davanti a me, quelle che incontro. Quello che cambia è che ho un po’ meno tempo libero. Perché io sono una persona che dedica tutto il suo tempo al lavoro. Quindi dipende da me, se domani voglio andare a casa posso farlo, ma non voglio perché la mia carriera è iniziata quando a 13 anni e mezzo sono andato via. Ora ho 23 anni e sono arrivato al punto che ho sempre sognato, di diventare il numero uno“.

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