Dopo il successo a Doha nel mese di febbraio, la scorsa settimana a Pechino Amanda Anisimova ha vinto il secondo WTA 1000 della sua stagione. E lo ha fatto mettendo in mostra il tennis tipico delle grandi attaccanti, cioè le giocatrici disposte a prendersi grandi rischi quasi su ogni colpo. A volte questo atteggiamento le ha procurato qualche errore di troppo, ma quando ha attraversato momenti di grande ispirazione ha dato l’impressione di essere quasi incontenibile.
Per esempio in semifinale, contro un’avversaria che pure eccelle nella copertura del campo come Coco Gauff, Amanda ha attraversato fasi di dominio totale, tanto da arrivare a servire per il match sul 6-1 5-0. A quel punto ha concesso due game a Gauff, ma a conti fatti le ha comunque lasciato le briciole: 6-1 6-2 il risultato finale. Anche in finale contro Linda Noskova ha iniziato su livelli altissimi, stravincendo il primo set (6-0 con appena 4 errori non forzati), prima di scendere un pochino di rendimento e doversi rimboccare le maniche in un confronto più equilibrato per riuscire a conquistare il titolo (6-0 2-6 6-2).
Durante il percorso nel torneo cinese Anisimova ha lasciato altri set per strada (contro Muchova per esempio); ma soprattutto nei quarti di finale contro Paolini è stata spinta al limite: ha sì vinto per 6-7(4) 6-3 6-4, però Jasmine sul 4-4 terzo set ha avuto ben sei occasioni per ottenere il break e andare a servire per la vittoria. Ma nei momenti più complessi quasi sempre Amanda ha saputo salvarsi grazie a grandi colpi e ha finito poi per chiudere la partita con un parziale di otto punti a zero a proprio favore.
Nel bilancio stagionale oltre ai successi nei WTA 1000 di Doha e Pechino, Anisimova può vantare due finali Slam: Wimbledon e US Open. A fermarla a un passo dal titolo ci sono volute le due più forti giocatrici degli ultimi anni, cioè Iga Swiatek (a Londra) e Aryna Sabalenka (a New York). Tutto questo ha significato enormi progressi nel ranking: ha cominciato l’anno da numero 36 della classifica e ora è numero 4 del mondo. Se invece consideriamo la Race, Anisimova è addirittura terza, dietro soltanto a Sabalenka e Swiatek; e i 5908 punti conquistati già oggi le garantiscono la qualificasione alle WTA Finals in Arabia Saudita.
Questi numeri ci dicono anche che Amanda sta avanzando una seria candidatura a leader del tennis USA, che in questo momento vanta quattro tenniste in Top 10: Gauff, Anisimova, Pegula e Keys. Ma non è nemmeno così impossibile che possa spingersi oltre, contendendo il primato assoluto a Sabalenka e Swiatek. Del resto nel 2025 le ha già sconfitte in due occasioni molto importanti: ha eliminato Sabalenka nella semifinale di Wimbledon (6-4 4-6 6-4) e Swiatek nei quarti di finale dello US Open (6-4 6-3).
Dopo tutte queste imprese e di fronte agli ultimi progressi, comincia ad aleggiare una domanda: a 24 anni appena compiuti, quale sarà il futuro di Anisimova? O più precisamente: fino a che punto saprà spingersi?
Ovviamente è impossibile rispondere con certezza, almeno per me che non possiedo la sfera di cristallo. Di sicuro Amanda ha dimostrato di poter raggiungere vertici di gioco altissimi, irraggiungibili per quasi tutta la concorrenza. Però è anche vero che il tennis delle grandi attaccanti è particolarmente difficile da praticare, perché sta proprio nella sua natura basarsi su grandi rischi, con minimo margine di sicurezza; di conseguenza basta poco perché i vincenti si trasformino in errori, e i successi in sconfitte.
E quindi? Per rispondere alla domanda non ho voluto scegliere una ipotesi in particolare; al contrario, vi propongo una serie di possibili scenari. Non si tratta di scenari del tutto inventati, ma si basano sulle vicende di giocatrici del recente passato, in modo da ragionare su un riferimento concreto e credibile. Anche perché, come vedrete, nella carriera delle tenniste citate ci sono affinità significative con Anisimova.
Premessa
Non ho voluto classificare questa prima ipotesi come scenario perché si tratta della più pessimistica e in un certo senso sgombra il campo da qualsiasi alternativa. La premessa è questa: qualsiasi atleta, per quanto forte e talentuosa, non riuscirà mai a mettere in campo le proprie potenzialità se non rimarrà sufficientemente sana. Sono purtroppo innumerevoli i casi di giocatrici incapaci di esprimersi ad alti livelli a causa della fragilità del loro corpo. Per uno sportivo il corpo è lo strumento di lavoro fondamentale e senza questo non si va da nessuna parte. Dunque, la premessa è che nei prossimi anni Anisimova possa competere con una certa regolarità mantenendosi in salute, come del resto tutti gli appassionati si augurano. Premesso questo, passiamo al primo scenario.
Scenario 1: Sofia Kenin
Come è noto, Anisimova proviene da una famiglia russa (sono russi entrambi i genitori) che si è trasferita negli Stati Uniti nel 1998, cioè poco prima che Amanda nascesse (nel 2001, in New Jersey). C’è un’altra tennista statunitense che proviene da una famiglia russa, emigrata prima in Europa e poi negli USA in cerca di miglior sorte, e che in questo modo ha dato la cittadinanza americana alla figlia tennista. Parlo di Sofia Kenin.
Ma le affinità tra Kenin e Anisimova non si fermano qui: entrambe sono state allenate dal padre ed entrambe hanno vissuto una annata di livello straordinario, raggiungendo due finali Slam. Ad Anisimova è accaduto nel 2025, a Kenin nel 2020. Allora Sofia aveva vinto in gennaio l’Australian Open, sconfiggendo Barty in semifinale e Muguruza in finale, dando prova di una forza mentale straordinaria in occasione di tutti i punti importanti. Poi, subito dopo lo stop del circuito per la pandemia, era stata capace di raggiungere la finale al Roland Garros nella edizione autunnale, fermata solo da una incontenibile Swiatek.
Per Kenin, a distanza di cinque anni, l’annata 2020 si è rivelata irripetibile; dopo alcuni mesi è uscita dalla Top 10 (best ranking numero 4) e oggi è numero 28 della classifica WTA. L’attuale posizione non è certo da disprezzare, ma obiettivamente è da parecchio tempo che Sofia non è più protagonista in eventi di una certa rilevanza. Dal 2021 in poi ha raggiunto tre finali in tornei di livello WTA 500, tutte perse (l’ultima a Charleston 2025 contro Pegula). Insomma, se confrontiamo l’anno 2020 con quelli successivi, la flessione appare evidente e quella stagione di picco vissuta a 21 anni è risultata un unicum nella sua carriera; almeno per il momento. Accadrà lo stesso ad Anisimova?
a pagina 2: Gli altri tre possibili scenari
