Lorenzo Musetti esce sconfitto dalla finale di Atene, ma con la certezza di aver compiuto un passo importante nella sua crescita. L’azzurro ha raccontato nel post-partita il dialogo avuto con Novak Djokovic alla stretta di mano finale:
D: Lorenzo, prima di tutto complimenti per la partita di oggi e per il tuo torneo in generale. Volevo chiederti cosa ti ha detto Novak subito dopo il match: era qualcosa riguardo Torino? Musetti: “Sì, mi ha detto che non avrebbe partecipato. Non sapevo bene come prendere quella cosa, dopo una partita di tre ore. Sinceramente, non ci stavo neanche pensando. Stavo pensando al livello che avevo mostrato, alle chance che ho avuto nel terzo set e alle occasioni che non sono riuscito a sfruttare. Ovviamente c’era un po’ di rammarico… non saprei nemmeno come descriverlo. Ma sì, mi ha detto che non sarebbe andato a Torino. Come ho detto anche nell’intervista in campo, credo che entrambi abbiamo giocato una gran bella finale, quindi è qualcosa di positivo“.
D: Durante questa settimana il tuo livello è salito giorno dopo giorno. Arrivi a Torino con grande fiducia o questa sconfitta pesa?
Musetti: “Sono d’accordo sul fatto che il mio gioco sia cresciuto durante la settimana. Oggi è stata probabilmente una delle migliori partite che abbia mai giocato indoor, almeno per una parte importante del match. Penso di arrivare a Torino con fiducia, anche fisicamente mi sento in grande forma. La stanchezza accumulata durante la stagione ora è un po’ alleggerita dalla soddisfazione di essermi qualificato per il Masters. Domani avrò un giorno libero, e cercherò di prepararmi al meglio per lunedì“.
Q: Ciao Lorenzo, congratulazioni. Volevo chiederti dell’esperienza qui ad Atene. Com’è stata? E che sensazione è stata giocare a tennis in uno dei palazzetti di basket più famosi al mondo?
Musetti: “Mi sono divertito molto. Non solo qui al torneo, ma anche girando la città. Abbiamo visitato il centro storico, abbiamo avuto tempo per vedere un po’ di cose. Non era la mia prima volta in Grecia: la prima volta venni per gli Europei Junior, vicino a Candia, e poi passai alcuni giorni qui ad Atene. Sono passati circa otto anni, molte cose sono cambiate. Ho davvero apprezzato la gentilezza e l’organizzazione, il modo in cui sono stato trattato. Oggi è stato davvero molto bello. Parlavamo con il direttore del torneo, e ci ha detto che c’erano circa 15.000 persone a guardare. Penso sia molto importante che il tennis lasci un segno qui in Grecia, così da portare più appassionati allo sport“.
Q: Complimenti per la tua prestazione. Dall’anno prossimo la Race terminerà dopo Parigi. Secondo te è meglio così?
Musetti: “Sì, decisamente. Perché la magia delle Finals deve restare propria del torneo. Ad esempio venerdì, alla serata di Gala, è una cosa magari piccola ma significativa: avere solo metà dei giocatori presenti non ha molto senso se parliamo del Masters. Credo sia la decisione giusta da parte dell’ATP. Abbiamo visto anche l’anno scorso giocatori che hanno fatto una stagione lunghissima, come Medvedev, e altri come Rune o Rublev, che hanno dovuto ritirarsi o arrivare all’ultimo. E in situazioni simili sarebbe potuto accadere di nuovo. Quindi sì, penso sia la scelta giusta“.
Q: Ora che sei qualificato alle Finals, volevo chiederti come recuperi da partite così intense, una dopo l’altra, e da un torneo all’altro. Quanto contano anche solo poche ore di recupero in più o in meno rispetto agli altri? E cosa fai nello specifico per recuperare velocemente?
Musetti: “Beh, le cose che fanno un po’ tutti: cercare di dormire bene, che credo sia la cosa principale. Ognuno poi ha la sua routine post-partita: può essere stretching, crioterapia o camera iperbarica, massaggio, e ovviamente cercare di rilassarsi e di recuperare. La cosa più difficile, almeno per me, è che quando finisci molto tardi non è facile andare a dormire, perché l’adrenalina continua a circolare. Nell’ultimo mese ho giocato spesso sessioni serali, e addormentarsi prima delle 2 o 3 del mattino è davvero difficile. E giorno dopo giorno la stanchezza si accumula. Questo, secondo me, è l’aspetto più impegnativo“.
