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Opinioni

La proposta di Ubaldo Scanagatta per gli ATP Masters 1000

I “Mille” da dodici giorni non piacciono a diversi top player, ma muovono parecchi soldi anche a favore dei tennisti di seconda fascia. L'idea del direttore di Ubitennis per accontentare tutti e le reazioni di Alex de Minaur e Taylor Fritz

Ultimo aggiornamento: 19/11/2025 11:18
Di Michelangelo Sottili Pubblicato il 17/11/2025
11 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Valentin Vacherot - Shanghai 2025 (Foto X @atptour)

Con il trionfo di Jannik Sinner a Torino, si è concluso anche l’ultimo torneo ATP – l’evento principe dell’Associazione dei Pro –, catalizzatore di tutta l’attenzione in un boom adrenalinico che fa temporaneamente dimenticare il peso di un’intera stagione sulle spalle. Peso che ricade principalmente sui tennisti, anche perché sono loro a sobbarcarsi in via esclusiva la parte atletica (a parte qualche corsa dell’inviato di turno dalla sala stampa o da un campo periferico per una conferenza anticipata senza preavviso), ma anche appassionati e addetti ai lavori cominciano a sentire il bisogno di una pausa. Salvo poi lamentarsi, tempo due settimane, “ma quando si ricomincia?”.

Sezioni
Le lamentele (fuori luogo?) dei “top”Ci sono anche i “non top”Gaudenzi: “25% in aggiunta al montepremi”L’idea del Direttore“Ingiusto. E dove sarebbe il giorno libero?”“Complicato. E troppo vantaggio per i migliori”In conclusione…

Le lamentele (fuori luogo?) dei “top”

In ogni caso è anche il momento dei bilanci e allora, durante le ATP Finals, ecco la conferenza stampa di Andrea Gaudenzi, presidente del Board ATP. Che nella sua interezza si trova qui, mentre letteralmente qui prendiamo spunto dalla parte che riguarda i Masters 1000, riferendoci, ça va sans dire, a quelli da dodici giorni, gioie(lli) e dolori del Tour. La parte “dolori” riguarda le lamentele di alcuni top player, poco contenti della durata, così come diversamente entusiasta è anche una fetta di appassionati (probabilmente non da ricercare fra coloro che comprano i biglietti e hanno così a disposizione più giornate tra cui scegliere).

C’è chi potrebbe considerare bizzarro che i giocatori – rappresentati in misura paritaria nel Board ATP – si scaglino pubblicamente contro il proprio circuito su questo e altri temi; più che bizzarro, Mark Petchey, ex pro e ora commentatore, analista e allenatore, ha detto di trovarlo “completamente inaccettabile da un punto di vista commerciale. Però” ha aggiunto riferendosi all’evento saudita che entrerà in calendario nel 2028, “non abbiamo sentito niente sul nuovo Masters 1000. Nessuno si è lamentato perché ci saranno vagonate di dollari”.

Ci sono anche i “non top”

Non solo dolori, tuttavia, questi tornei: chiedere al monegasco Valentin Vacherot, sorprendente vincitore a Shanghai partendo dalle qualificazioni che, in un “Mille” da una settimana non sarebbe neanche andato vicino a poter partecipare. Sì, in quello di Monte Carlo entra comunque perché gli danno una wild card, ma come lui sono tanti i tennisti non di primissimo piano che possono abbeverarsi alle più ricche fonti del Tour in virtù di un tabellone da 96 posti rispetto a uno da 56.

Gaudenzi: “25% in aggiunta al montepremi”

Ma stavamo accennando alle parole di Gaudenzi: “Non ho inventato nulla, Indian Wells e Miami erano già a 12 giorni da 35 anni e, guardando i dati, vedevo che erano tornei con le performance nettamente migliori. Per noi la fonte principale di ricavi è la biglietteria. Aumentare i giorni significa aumentare i ricavi. Nel 2024, abbiamo pagato quasi 20 milioni di dollari come partecipazione ai profitti contro i 6 milioni precedenti. Funziona così: prendi i profitti, sottrai il prize money e condividi l’eccedenza. Parliamo di un ulteriore 25% in aggiunta al normale montepremi, anch’esso aumentato.
“Sapevo che il formato non sarebbe stato accolto con favore dai top player: devono arrivare qualche giorno prima e rimangono più a lungo, sono quelli più interessati dal cambiamento. Gli altri perdono prima, anche se arrivano ai quarti non cambia molto. Forse abbiamo bisogno di qualche anno in più per valutare il piano o probabilmente dobbiamo aumentare i compensi e premiarli per il valore che generano perché sono loro a generare realmente valore“.

L’idea del Direttore

A questo punto, qualcuno potrebbe suggerire un’idea per accontentare i più forti senza tagliare fuori quelli che sono più indietro. A raccogliere l’invito (non che ci sia davvero stato un invito in tal senso) è il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta. Vediamo cosa propone leggendo la sua domanda posta ad Alex de Minaur e a Taylor Fritz.

Scanagatta: “Stamattina il presidente dell’ATP, Gaudenzi, ha tenuto una conferenza stampa. Ha parlato dei migliori giocatori, la maggior parte dei quali non ama troppo la durata dei Masters 1000. Non so cosa ne pensi tu, se sei favorevole o contrario. Io ho provato a suggerire e chiedere a Gaudenzi se sarebbe possibile dare ai primi otto giocatori due ‘bye’ invece di uno, così che possano, se vogliono, arrivare più tardi — senza ricevere punti o premi, iniziando dal terzo turno. Pensi che possa essere una buona idea o no?
Potresti decidere di giocare normalmente dal secondo turno, oppure iniziare dal terzo, così da poter arrivare tre o quattro giorni dopo, se hai esibizioni prima o vuoi stare con la famiglia. Il tuo torneo durerebbe otto giorni invece di dodici. Cosa ne pensi? E qual era la tua opinione originaria sul fatto che i sette Masters 1000 durino dodici giorni invece di otto?”

“Ingiusto. E dove sarebbe il giorno libero?”

De Minaur: “Quello che penso di questa particolare idea è che non credo sarebbe giusto per un giocatore che è numero 9 del mondo non avere la stessa opportunità, dovendo comunque giocare gli stessi tornei di 12 giorni, due tornei in un mese. Probabilmente non risolverebbe davvero la situazione. Penso che sia qualcosa che deve cambiare, come abbiamo sentito dire da molti giocatori. Vuol dire essere impegnati a lungo in un torneo, no? “Quello che molta gente non capisce è che sì, magari hai un giorno libero tra un match e l’altro, ma non è davvero un giorno libero. Ti alleni, vai ai campi, ti riscaldi, fai palestra…
“Per noi giocatori, all’inizio dell’anno ci sono Indian Wells e Miami. Sono stati i primi a durare 12 giorni. Passi un mese intero per giocare due tornei. La cosa più difficile come giocatore è che sei testa di serie e arrivi agli ottavi: fai ottavi a Indian Wells, ottavi a Miami — in teoria potresti giocare sei match in un mese, che non sono abbastanza. Passi un mese intero lontano da casa, ad allenarti, in albergo, vivendo con la valigia, senza davvero goderti il tempo libero, e giochi solo sei match.
“Penso che se chiedi a qualsiasi giocatore, tutti preferirebbero tornei di una settimana, perché vai, giochi, e una volta finito, hai finito. Ti permette di staccare mentalmente. Quest’anno abbiamo visto il numero di infortuni: è stato il più alto di sempre nel circuito, giusto? Non sono bei numeri per il nostro sport. Dobbiamo prenderci più cura dei giocatori e dei loro corpi. Ovviamente, quello che succede ora non sta aiutando molto in questo senso.”

I punti salienti per l’australiano sono allora la disparità di trattamento tra il numero 8 e il numero 9 (che però è la stessa dei Masters 1000 di una settimana, con un bye solo per i primi otto del seeding), il giorno di riposo tra un match e l’altro che non è tale perché si rimane sempre al torneo (Alcaraz si è illuso di prendersi un giorno libero prima di affrontare Musetti) e, a questo collegato, il fatto di essere impegnati quasi un mese, per esempio con il Sunshine Double, senza giocare abbastanza incontri (da “si gioca troppo” a “non si gioca abbastanza” in un lampo). Sentiamo adesso l’opinione dell’americano.

“Complicato. E troppo vantaggio per i migliori”

Fritz: “Penso che quell’idea diventerebbe molto complicata, perché se i giocatori potessero decidere se giocare o non giocare, si creerebbe confusione con i tagli d’ingresso per altri giocatori. Alcuni non saprebbero se riusciranno a entrare nel tabellone o no, a seconda di chi decide di iniziare da un turno diverso.
“Non credo che i giocatori dovrebbero avere la possibilità di iniziare così tanti turni avanti. Darebbe quasi troppo vantaggio ai migliori: dovrebbero vincere solo un paio di partite per essere già ai quarti o in semifinale.
Per quanto mi riguarda, non sapevo davvero cosa aspettarmi quando si è passati ai Masters di due settimane. Come ho già detto, quest’anno non mi è dispiaciuto del tutto, perché spesso avevo bisogno di quel giorno libero per poter giocare il giorno dopo. Non sarei arrivato in semifinale a Toronto se avessimo giocato ogni giorno consecutivamente. Il mio ginocchio non ce l’avrebbe fatta, non avrei potuto reggere quel ritmo quotidiano. Da quel punto di vista, per me è stato utile. La mia posizione è sempre stata che preferisco i tornei di una settimana, ma se il tempo risparmiato togliendo la seconda settimana lo useremmo per giocare altri tornei, allora qual è il senso?
“Mi piacerebbe che i Masters tornassero a essere concentrati in una sola settimana, per creare più settimane libere nel calendario per noi giocatori. Ma se riduciamo le due settimane a una e poi aggiungiamo subito un altro torneo la settimana dopo, allora non vedo davvero il senso.”

In conclusione…

L’osservazione su “tagli” e relativa confusione è pertinente, anche se naturalmente sono frequenti i ritiri nella settimana precedente l’inizio del torneo che modificano le entry list; di sicuro, la scelta del bye supplementare da parte del top 8 andrebbe comunicata con largo anticipo.
A quanto pare, dunque, i primi due tennisti interpellati hanno reagito piuttosto freddamente. E i lettori come salutano il… bye-bye proposto dal Direttore?


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TAGGED:Alex De MinaurAndrea GaudenziATP Finals 2025Taylor FritzUbaldo Scanagatta
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