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L’anno-rinascita di Anisimova: dal burnout all’Olimpo WTA

La stagione di Anisimova è stata una rinascita luminosa, trasformando il suo ritorno in un’ascesa costante fino ai vertici del tennis mondiale

Ultimo aggiornamento: 30/11/2025 16:46
Di Francesco De Salvin Pubblicato il 30/11/2025
6 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Amanda Anisimova - US Open 2025 (foto X @usopen)

Come in tutte le trame più accattivanti, il 2025 di Amanda Anisimova è stato il racconto di una ricostruzione lenta, consapevole e sorprendente. Già, perché la 24enne americana, rientrata nel circuito dopo lo stop per burnout, ha trasformato una rincorsa incerta in una stagione-capolavoro. Il primo vero punto di svolta è arrivato a febbraio, in Qatar, dove ha sollevato il primo WTA 1000 della carriera superando Alexandrova in semifinale e Ostapenko in finale, un traguardo che l’ha ricatapultata nell’élite del tennis mondiale dopo essere precipitata nel ranking durante la lunga pausa di cui sopra. Inutile sottolineare che quel titolo ha rappresentato molto più di un trofeo: è stato la prova che la versione rinnovata della giocatrice statunitense poteva competere ancora ai massimi livelli.

Ciò detto, l’energia accumulata in quel di Doha ha acceso il resto della stagione, accompagnandola lungo un percorso fatto di continuità, solidità e risultati pesanti. Da quel momento, l’americana ha messo insieme un filotto di prestazioni entusiasmanti che l’hanno portata fino alle finali di Wimbledon e dello US Open, conquistando nel frattempo la qualificazione aritmetica alle WTA Finals di Riad per la prima volta in carriera. Il dato più eloquente riguarda la qualità delle sue vittorie: con otto successi contro avversarie Top 10. Meglio di lei ha fatto solo Aryna Sabalenka. Per la prima volta, inoltre, Amanda ha raggiunto la finale in due Slam consecutivi, segno di una continuità mai espressa prima.

Il China Open ha rappresentato un’altra tappa simbolica di questa maturazione. In semifinale contro la campionessa uscente Cori “Coco” Gauff, Anisimova ha giocato un match quasi perfetto: 6-1, 6-2 in 58 minuti, con partenze lampo identiche in entrambi i set (5-0) e un controllo totale del ritmo. È stata una sorta di vittoria-manifesto, costruita attraverso la pressione costante in risposta e un rovescio inside-out capace di smontare il lato di dritto dell’avversaria. Quella con “Coco” è una rivalità che affonda le radici nel 2017, quando Anisimova vinse lo US Open junior battendo proprio Gauff. In questa stagione, tra le altre cose, Anisimova è stata l’unica giocatrice del circuito capace di battere tutte e tre le “Big 3”: Sabalenka, Swiatek e Gauff.

Sì, insomma, il successo di Pechino ha certificato ciò che il resto dell’anno aveva suggerito. Anisimova non è più una giocatrice brillante ma incostante, bensì un’atleta capace di reggere carichi di lavoro e pressioni su più settimane consecutive. Dopo il contraccolpo della finale di Wimbledon e il passo avanti compiuto a New York, la 24enne è arrivata in Cina con una solidità mentale nuova, chiudendo un torneo quasi perfetto e conquistando il secondo WTA 1000 della stagione battendo in finale Linda Noskova. Una conferma ulteriore che l’esplosione non era estemporanea, ma frutto di un percorso oramai consolidato.

L’annata, del resto, aveva preso forma già in Australia, nonostante un Australian Open deludente con la sconfitta al secondo turno contro Emma Raducanu. Il riscatto, come accennato qualche riga più su, è poi arrivato a Doha, dove ha costruito il suo primo 1000 superando avversarie del calibro di Azarenka, Badosa, Fernandez, Kostyuk e Alexandrova, prima di domare Ostapenko in finale. Certo, il periodo successivo è stato più complicato, con risultati altalenanti, ma il Roland Garros ha riportato segnali importanti grazie agli ottavi raggiunti e alla battaglia persa contro la solita (e inossidabile) Sabalenka.

Poi è arrivato lo switch sull’erba. Quella dorata di Wimbledon. Nel torneo più prestigioso del mondo, Anisimova ha costruito un percorso quasi perfetto e ha trovato una delle vittorie più significative dell’anno battendo la sunnominata Sabalenka in semifinale e raggiungendo la sua prima finale Slam. Il sogno si è poi infranto contro una Swiatek irresistibile, capace di infliggerle un doppio 6-0, ma lo Slam britannico ha comunque coronato l’ingresso dell’americana tra le prime dieci del mondo per la prima volta in carriera. Sul cemento di New York, la risposta è stata immediata: vittoria su Swiatek nei quarti, rimonta su Naomi Osaka in semifinale e seconda finale Slam consecutiva, persa nuovamente contro Sabalenka. Un percorso sufficiente però a spingerla al quarto posto del ranking mondiale, suo best ranking.

Il finale di stagione ha sigillato il suo ritorno stabile fra le big. Dopo il trionfo a Pechino, Anisimova ha debuttato alle WTA Finals di Riad mostrando personalità e resistenza mentale, raggiungendo la semifinale dove si è arresa ancora una volta a Sabalenka. Nonostante la sconfitta, il messaggio appare chiaro: Amanda Anisimova è tornata, più matura, più consapevole, e finalmente in grado di competere con continuità ai vertici del tennis mondiale. In soldoni, il 2025 non è stato solo l’anno della rinascita: è stata la dimostrazione che il talento che il mondo aveva intravisto negli anni scorsi, ha finalmente trovato un equilibrio all’altezza delle aspettative.

E così, dopo anni passati a ricomporre i pezzi, Amanda ha finalmente rimesso insieme il proprio mosaico, trasformando ogni crepa in un punto di forza. Ora il suo tennis assomiglia a una stella che ha imparato a brillare anche nel buio, perché sa che è proprio lì che nasce la luce. Come cantava un poeta “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.


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