Brisbane incorona di nuovo Aryna Sabalenka. La numero uno del mondo apre il 2026 nel modo più autoritario possibile, conquistando il Brisbane International con un successo netto in finale contro l’ucraina Marta Kostyuk: 6-4 6-3 in un’ora e venti minuti. Una vittoria che conferma la bielorussa come regina del cemento e, soprattutto, lancia un messaggio forte in vista dell’Australian Open: la nativa di Minsk c’è, ed è già in modalità “major”.
Primo set: strappo immediato, reazione Kostyuk, poi la zampata della numero uno
L’avvio è in salita per Kostyuk, che fatica a entrare nel match e cede il servizio al terzo game dopo aver resistito ai primi assalti. Sabalenka, invece, impone subito la sua legge: servizio solido, scambi comandati, pochissime concessioni. Il parziale scivola rapidamente sul 3-0, con la sensazione che la finale stia prendendo una direzione precisa.
Eppure, proprio quando il copione sembra scritto, l’ucraina trova una fiammata. Nel quinto game si guadagna tre palle break, approfitta di un passaggio a vuoto della bielorussa e rientra in partita: 3-2. È il momento migliore di Kostyuk, che finalmente scioglie il braccio, lascia andare i colpi e riesce a riportare la sfida sul binario dell’equilibrio fino al 3-3. Per qualche game la finale cambia tono: più intensa, più combattuta, più “da titolo”.
Ma Sabalenka, quando sente odore di traguardo, alza subito il livello. Nel decimo game gioca un turno di risposta impeccabile, di pura pressione, e si costruisce due set point: basta il primo per chiudere 6-4 in 39 minuti, spezzando un parziale che Kostyuk aveva sperato di rimettere in piedi.
Secondo set: Sabalenka scappa via, si fa riprendere ma chiude in bellezza
Anche nel secondo set la partenza è firmata Sabalenka. Arriva il break immediato, seguito da un’altra accelerazione che la porta rapidamente sul 3-0: potenza, profondità, tempi di reazione impressionanti. È qui che emerge la sensazione più chiara della finale: la bielorussa non solo colpisce forte, ma “legge” l’azione prima, e ci arriva prima. Una reattività strepitosa che trasforma molti scambi in un braccio di ferro impari.
Kostyuk prova a rimanere agganciata alla partita con un game di servizio sofferto ma fondamentale, riuscendo a evitare che il match scivoli via definitivamente. Si arriva al 4-2, con l’ucraina ancora viva, ma costretta a giocare sempre sul filo: ogni incertezza viene punita.
Sabalenka non concede aperture reali. Gestisce il vantaggio, continua a incidere con i colpi da fondo e chiude senza tremare 6-3, mettendo in bacheca il ventiduesimo titolo della carriera e iniziando l’anno con un trofeo pesante.
WTA Brisbane, le chiavi della vittoria di Sabalenka
La finale lascia una doppia lettura. Da una parte, la conferma del dominio di Sabalenka sul duro: i numeri parlano chiaro e raccontano una campionessa che sul cemento è diventata una macchina quasi perfetta (20 titoli su 22 in questa superficie). Dall’altra, un pizzico di rammarico per il rendimento di Kostyuk: dopo l’ottimo livello mostrato durante la settimana, in finale l’ucraina è riuscita a competere solo a tratti, in particolare nel momento in cui ha recuperato il break nel primo set e ha riaperto il parziale.
Poi, però, non è mai arrivata la vera svolta: contenere la potenza di Sabalenka e soprattutto scalfirne le certezze si è rivelato il compito più difficile. E quando la numero uno trova continuità, la partita diventa un territorio dove sembra impossibile riuscire a ribaltare l’inerzia. Brisbane, insomma, consegna al circuito un verdetto chiaro: la bielorussa ha iniziato l’anno come aveva chiuso il precedente, con la stessa forza e la stessa fame. E con Melbourne alle porte, la candidatura al titolo dell’Australian Open è più che credibile.
