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Reading: Il padre neurochirurgo e il legame con la Davis: chi è Collignon, avversario di Musetti all’Australian Open
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Il padre neurochirurgo e il legame con la Davis: chi è Collignon, avversario di Musetti all’Australian Open

Contro Lorenzo Musetti la prima sfida ad un top 5: conosciamo più da vicino Raphael Collignon

Ultimo aggiornamento: 15/01/2026 19:37
Di Beatrice Becattini Pubblicato il 15/01/2026
12 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Raphael Collignon – Coppa Davis 2025 (foto via Twitter @DavisCup)

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Ci sono stagioni meno rumorose di altre, perché non tutto è destinato a fare il medesimo rumore. Nel 2025 c’è un giocatore che, lontano dai riflettori, ha dato una sterzata alla sua carriera. Fino a dove possa spingersi Raphael Collignon forse è ancora complicato da pronosticare, perché un solo anno non può fornire elementi sufficienti a un’analisi completa. Ciò che è certo, tuttavia, è che il belga classe 2002 la scorsa stagione si è migliorato passo dopo passo, obiettivo dopo obiettivo. Ha tagliato tutti i traguardi che a 23 anni erano sempre sembrati a portata di mano, ma erano rimasti lì, a un passo dall’essere oltrepassati.

Sezioni
La lenta affermazione e l’ispirazione del padre neurochirurgo: chi è Raphael CollignonIl 2025 di Collignon: l’anno delle prime volteIl legame di Collignon con la Coppa Davis

La prima vittoria sul circuito ATP, l’esordio nel tabellone principale di uno Slam a cui si somma il passaggio di un paio di turni e un ranking che inevitabilmente risente in positivo dei risultati ottenuti sul campo. Un 2025 in crescendo, soprattutto negli ultimi mesi, riconsegna una versione in fiducia di Collignon anche per la stagione appena iniziata. Intanto Raphael ha ritoccato ulteriormente il best ranking, che adesso segna il numero 72, e si appresta a disputare il suo primo Australian Open. Il sorteggio ha decretato che battezzerà il debutto Slam da top 5 di Lorenzo Musetti. Una sfida in cui all’azzurro – sperando che i problemi fisici siano rientrati – parte inevitabilmente con il favore dei pronostici. Anche se dovrà evitare di sottovalutare un avversario che ha già dimostrato di avere la tempra per reggere determinate partite.

La lenta affermazione e l’ispirazione del padre neurochirurgo: chi è Raphael Collignon

Collignon è nato il 13 gennaio 2002 negli Stati Uniti. Il padre Fredric, un neurochirurgo, era stato portato in Minnesota dal lavoro ed è proprio Oltreoceano che Raphael ha vissuto il primo anno di vita, per poi trasferirsi insieme alla famiglia in Belgio. L’incontro con il tennis avviene all’età di quattro anni: il piccolo Raph accompagnava il papà al circolo di Liegi. “Mio padre mi ha visto una volta palleggiare contro il muro e ha detto: ‘Oh, non ha mai giocato e riesce a colpire due, tre palle!’” ha raccontato il giocatore belga in un’intervista per il sito dell’ATP circa il suo approccio con la racchetta. Il suo talento non è sfuggito alla Federtennis belga che a sette anni lo ha preso sotto la propria ala protettrice, per non abbandonarlo più, nemmeno quando le difficoltà si sono accumulate fino quasi a far smarrire la strada a Collignon.

Durante il suo percorso ha incrociato Steve Darcis, ex numero 38 del mondo e celebre giustiziere di Rafael Nadal al primo turno di Wimbledon nel 2013. Ritiratosi dal tennis nel 2020, il belga si è cimentato sin da subito nelle vesti di allenatore, scegliendo di accompagnare nella crescita Raphael. “Mi ha preso quando avevo zero punti ATP, appena finito il percorso junior. Quattro anni e mezzo dopo siamo nei Top 100, quindi è un grande viaggio per noi. Cerca sempre di tirare fuori il meglio da me”, ha detto qualche mese fa a proposito del sodalizio con Darcis, divenuto nel 2023 anche il capitano di Coppa Davis, riuscendo a conciliare il doppio ruolo con professionalità.

Terminata la formazione nel circuito Junior, il grande passo verso il professionismo è iniziato con qualche inciampo di troppo. Quel fisico impetuoso e ben strutturato – 1 metro e 91 d’altezza – non voleva proprio saperne di rimanere in forma. La mancata continuità si è riverberata in risultati altrettanto altalenanti che lo tagliavano fuori dai tornei più importanti. Negli anni di purgatorio, Collignon si è fatto le ossa nei Challenger, alla perpetua ricerca del successo anche a livello ATP, che tardava ad arrivare.

Raphael non si è lasciato spostare dalle correnti avverse e ha continuato a lavorare ogni giorno per completarsi come giocatore. Se l’idolo tennistico è il connazionale David Goffin, una delle maggiori ispirazioni è suo padre: “È un’ispirazione per me perché da quando ero bambino l’ho visto lavorare tantissimo. Cerco di essere come lui nel tennis: lavorare duro, essere umile e fare del mio meglio in campo”, ha confessato. “Penso di essere un grande combattente in campo e credo che sia perché, fin da piccolo, ho sempre visto mio padre lavorare così duramente”.

Nonostante gli infortuni e l’abisso visto da vicino, con il rischio di finire fuori dai migliori 600 del mondo, il suo 2024 si è concluso con una visuale privilegiata sulla top 100, la prima soglia psicologica da oltrepassare per cambiare dimensione, grazie ai due trofei Challenger messi in bacheca e altre due finali raggiunte.

Il 2025 di Collignon: l’anno delle prime volte

I migliori auspici si sono ben presto scontrati con una realtà ancora avversa. I primi mesi del 2025 sono stati caratterizzati da uno stallo in classifica che ha fatto dubitare delle reali potenzialità di Collignon. Nei tornei ATP la vittoria non arrivava e quando la carta d’identità segna 23 anni i dubbi hanno contorni sempre più precisi. Forse serviva la classica scintilla a riaccendere la speranza per far uscire il belga dal limbo che accoglie i tennisti in cerca del proprio ruolo.

Il successo nel Challenger di Pau lo ha scortato direttamente tra i migliori 100 del mondo, alimentando il fuoco sacro dell’agonismo: “Da bambino sogni di entrare nei Top 100, ma adesso voglio di più”.

Non voleva fermarsi a un traguardo formale, seppur importante, voleva assaporare tutta la sostanza di quel risultato. E poco dopo è caduto anche il grande tabù della vittoria ATP. Nel torneo 250 di Marrakech ha liquidato in due set un Fabio Fognini a mezzo servizio, prima di arrendersi a Nuno Borges, quarta testa di serie del tabellone, al tiebreak del terzo set. Con l’entusiasmo alle stelle, Collignon si è rilanciato nei Challenger, per mettere da parte punti importanti e rimpinguare una classifica che iniziava a sorridergli.

Dopo la vittoria a Monza, tuttavia, una nuova battuta d’arresto lo ha sorpreso, con una primavera di risultati amari. Si è consolato con l’esordio nel tabellone principale di uno Slam, a cui ha avuto diritto d’accesso grazie al ranking. A Wimbledon si è arreso al veterano Marin Cilic e pure l’estate non ha riaccomodato i numeri di Raphael, che entrava e usciva dalla top 100.

Forse quando meno se lo aspettava, è divenuto l’uomo copertina del secondo turno dello US Open. Ottenuto il primo successo in un Major contro Galan, ha eliminato Casper Ruud, 12esima forza a New York, in cinque set, recuperando da uno svantaggio di 2 parziali a 1.

Il legame di Collignon con la Coppa Davis

Il match contro il norvegese è il miglior biglietto da visita per il nuovo Collignon. Quando il fisico lo sostiene, il numero 72 del mondo è un giocatore insidioso: servizio potente e ben calibrato e colpi da fondocampo solidi e capaci di comandare lo scambio. A ciò si aggiunge un’attitudine mai in preda a timori reverenziali.

Lo dimostra anche la prestazione che ha messo in campo all’ATP 250 di Bruxelles, dove, lo scorso ottobre, ha centrato la prima semifinale sul circuito maggiore, regolando uno dopo l’altro il connazionale Zizou Bergs, Francisco Comesaña e Alejandro Davidovich Fokina. A fermare la sua corsa è stato l’allora uomo del momento Felix Auger-Aliassime, che avrebbe poi trionfato in finale. Contro il canadese si è visto tutto lo spirito di Raphel. Dal pubblico di casa ha tratto quella forza che per poco non lo ha portato a togliere un set allo specialista del cemento indoor Auger-Aliassime.

Il carattere veemente di Collignon emerge ogni qualvolta veste la casacca della sua nazionale. Il Belgio è una squadra ostica da affrontare. La tenacia di Bergs, la gioventù del talentino Blockx e appunto la tempra di Raphael hanno prevalso anche sulla ben più attrezzata Australia. Nella bolgia di Sydney il numero 2 belga ha regalato la qualificazione alla Final Eight alla compagine guidata da Darcis battendo Aleksandar Vukic. Nonostante i crampi, l’avversario e il pubblico avverso.
Durante quella trasferta australiana non si è fatto mancare niente: pochi giorni prima aveva regolato in 3 set anche Alex de Minaur – prima sfida contro un top 10 e subito trionfo.

A Bologna, il classe 2002 si è ripetuto a metà. Dopo la convincente vittoria su Corentin Moutet – ricorderemo il colpo della discordia del francese – niente ha potuto contro Matteo Berrettini, dimostrando che, alla fine, anche per lui la tensione è un fattore. Lo ha ammesso lui stesso, confessando di chiedere spesso consiglio al padre, che, da neurochirurgo, non può permettersi cedimenti allo stress. “È così divertente perché quando lo vedo giocare è tutto stressato, non colpisce la palla, fa solo slice. E poi il giorno dopo è lì a operare al cervello e non ha alcuna paura”, ha scherzato.

Chi dovrà mantenere solida la freddezza è Lorenzo Musetti. Il primo turno dell’Australian Open 2026 sarà una sfida inedita per molteplici fattori. Innanzi tutto perché non esistono precedenti tra questi due giocatori e l’attenzione per l’azzurro deve essere al massimo, dato che Collignon in queste due settimane di 2026 si è distinto per una discreta condizione fisica, con i successi su Denis Shapovalov e Grigor Dimitrov in quel di Brisbane – cui si sommano le due vittorie per qualificarsi e la sconfitta nel tabellone cadetto di Adelaide contro Andrea Vavassori.

Per Collignon sarà la prima sfida contro un giocatore tra i migliori 5 del mondo. E per Musetti la prima volta da top 5 in uno Slam.


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TAGGED:Australian Open 2026featuredLorenzo MusettiRaphael Collignon
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