Carlos Alcaraz sa che quella che si troverà di fronte nella giornata di venerdì 30 gennaio sarà una grande occasione per arrivare in finale all’Australian Open 2026, lui che mai si era spinto così in là in tabellone a Melbourne. L’avversario sarà Alexander Zverev, fresco di vittoria su Learner Tien, che proverà a mettere in campo tutto per provare a confermare l’ultimo atto raggiunto 12 mesi fa. In vista della sfida, l’allenatore del n° 1 del mondo, Samuel Lopez, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista ai microfoni dei colleghi di ‘Marca’, partendo dalla costanza del murciano.
“È qualcosa su cui lavoriamo da molto tempo, questa concentrazione durante le partite. È legata alla maturità di un giocatore. Stiamo parlando di qualcuno che arriva nel tour e infrange tutti i record. Era qualcosa che doveva svilupparsi. Ci abbiamo lavorato e, a poco a poco, ci stiamo riuscendo con un allenamento per mantenere la concentrazione. Ogni giorno ha meno alti e bassi, ma capitano comunque. Perché è impossibile mantenere un livello costante. Sta andando molto bene”.
Poi spiega come mai durante i match si interfacci con Carlos Alcaraz con messaggi divertenti: “Sono sempre stato un po’ così. Mi piace comunicare con i giocatori usando parole e frasi che capiscono perché le hanno imparate in allenamento. È un modo per dare istruzioni in modo leggero, senza farne un dramma. Sottolineo molto che questo è solo un gioco, le nostre vite non dipendono da questo, non cambierà nulla per noi. Certo, tutti vogliamo che vinca, e lui lo desidera più di tutti”.
Inoltre, riconosce i progressi del n. 1 del mondo nell’ascoltare: “Penso che Carlos stia ancora maturando, come quasi tutti noi. Imparare ad ascoltare è la cosa più importante per capire cosa dicono le persone. E poi sta imparando a comunicare. Un giocatore cresce con una disciplina che gli viene detta di seguire. C’è la fase della scimmia, la fase del cavallo e la fase dell’adolescenza, quella in cui inizia a maturare e a riflettere. Ma la riflessione deve includere l’espressione della propria opinione, e Carlos è in quella fase in cui esprime la sua opinione su ciò in cui crede, ne discute e si raggiunge un accordo“.
Samuel Lopez, poi, parla dei cambiamenti avvenuti: “Non è cambiato assolutamente nulla. Avevamo già pianificato tutto. Quello che abbiamo aggiunto è che è più coinvolto. Ciò che è cambiato nel mio caso è che la responsabilità ricade un po’ di più su di me. Faccio del mio meglio, e poi è fatta”.
E spiega anche cosa significhi allenatore un giocatore come Carlos Alcaraz: “Quello che cerco è di dare il 100%. E non posso fare più di tanto. La pressione si sente nei primi turni degli Slam, soprattutto vista la nostra recente situazione. Dopo tutto questo, inizi a sentirti più a tuo agio. La pressione ci sarà sempre. Sarebbe stupido dire il contrario“.
Infine la chiosa sull’essere un allenatore di ‘basso profilo’: “È una delle mie più grandi soddisfazioni. Me l’ha detto un amico. Ho sottolineato che si può arrivare fin qui senza essere una superstar come giocatore. Lavorando dal basso, dal mini-tennis agli adulti. Si può raggiungere la vetta con passione per quello che si fa e trovando la strada giusta”.
