Djokovic: “Il tennis è ancora importante, ma non è più tutto. Però vado avanti, ecco perchè”

Novak Djokovic si racconta: "Ora in campo non sono motivato solo a vincere, voglio essere un esempio di dedizione e amore per quello che faccio"

Di Beatrice Becattini
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Novak Djokovic – Australian Open 2026 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Novak Djokovic sta scrivendo un nuovo capitolo della sua carriera, forse l’ultimo di una vita tennistica ai limiti dell’irripetibile.

Dopo la finale dell’Australian Open, dove solo Carlos Alcaraz gli ha negato l’affermazione numero 11 a Melbourne e quel venticinquesimo Slam che Nole si è posto come obiettivo finale e attorno al quale va forgiando la programmazione di ogni stagione.
Proprio per questo, le uscite del 2026 si sono limitate al Major australiano e a Indian Wells, dove è stato sconfitto in rimonta da Jack Draper agli ottavi.

Mentre a Montecarlo va in scena il duello a distanza tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, Djokovic ha scelto di prolungare la propria lontananza dal campo. Forse gli occhi del serbo sono puntanti sul Roland Garros. O più probabilmente i quasi 39 anni gli impongono una cernita attenta degli impegni.

Djokovic: “Non c’è distinzione tra giocatore e persona. Ho imparato a accettare le mie debolezze”

Novak si racconta a “Esquire Australia” tra tennis e nuove consapevolezze.
“Nel corso degli anni, ho imparato che il benessere mentale ed emotivo è tutto. In campo e fuori dal campo, si è sempre la stessa persona esordisce Nole, che sostiene che la distinzione persona e giocatore abbia confini sfumati. “Se qualcosa dentro di me non va, si riflette nel mio tennis, non c’è alcun dubbio”.

L’ex numero 1 al mondo confessa di prestare molta più attenzione alle proprie sensazioni. Perché la stabilità emotiva, con il trascorrere le stagioni, è divenuta una priorità insieme all’ascolto del proprio corpo, che non può essere più quello di qualche anno fa. “Per me, trovare quell’equilibrio è derivato dall’adottare un approccio più olistico e dall’accettare che sono umano. Faccio errori, ho delle debolezze, ed è normale” spiega Djokovic, che ha smesso di considerarsi infallibile. Per essere forte, coraggioso e avere successo, devi anche permetterti di essere vulnerabile“.

L’amore per il tennis e la voglia di continuare, Nole: “L’oro olimpico l’emozione più grande. Voglio essere un esempio”

In molti si chiedono per quanto ancora Djokovic sceglierà di proseguire con la propria carriera. A dire la verità, il serbo a più riprese ha confessato che nella sua testa è viva l’idea di arrivare alle Olimpiadi di Los Angeles. Il 2028 è distante due stagioni, che a 39 anni non sono proprio pochissime.

L’oro olimpico è stato un sogno di una vita per me. Ho partecipato a quattro Giochi Olimpici e per molto tempo quella medaglia è mancata”.
I Giochi Olimpici di Parigi 2024 hanno consentito a Nole di completare con l’ultimo tassello una bacheca satura di successi e record. Quell’oro a Cinque Cerchi che mancava è finito al collo del giocatore di Belgrado.
Vincere a Parigi, a 37 anni, rappresentando la Serbia, è senza dubbio uno dei momenti più grandi della mia carrieraammette. “Essere lì, cantare l’inno nazionale, tenere in mano la medaglia d’oro: è una sensazione che ti resta per sempre, non solo nella memoria ma in tutto il corpo”.

Nonostante i 24 Slam e gli infiniti titoli, per lui l’emozione olimpica non è paragonabile ad altre sensazioni provate su un campo da tennis. “Non avevo mai provato emozioni del genere su un campo da tennis prima. Le lacrime sono arrivate, spontaneamente. È stato qualcosa di molto puro, molto potente”.
Tuttavia, Novak non sente di aver completato il mosaico. Ed è questo che lo spinge a proseguire.
Ciò che mi spinge ad andare avanti è prima di tutto il mio amore per il gioco analizza. “Il tennis è stato la mia vita per così tanto tempo e continuo a godermi ogni momento in campo. Amo la competizione, amo la sfida, e mi sento ancora forte e capace di competere con i giocatori più giovani: questa è una grande parte del divertimento per me”.

I nuovi equilibri tra tennis e famiglia, Djokovic: “Il tennis è ancora importante, ma non è più tutto”

Il tennis adesso va oltre i semplici fondamentali. Per Djokovic le motivazioni non possono risiedere più nella vittoria, perché sa che il nuovo che avanza è competitivo. Lui, però, si carica pensando di poter fare partita pari con i giocatori più giovani. E di poterli battere.

“A questo punto della mia carriera, la preparazione non significa solo allenarsi più duramente” dice. Significa allenarsi in modo più intelligente, ascoltare il mio corpo e assicurarmi di essere al meglio fisicamente e mentalmente per poter competere al massimo livello”.

In più, ora è il momento di ripensare ai rapporti di forza tra il tennis e la vita privata. Con un unico grande obiettivo: “trovare il giusto equilibrio tra il tennis e la vita familiare, soprattutto mentre i miei figli crescono e hanno impegni scolastici, quindi non possono viaggiare con me come prima”.

Stefan e Tara crescono e comprendono sempre meglio le varie situazioni della vita. Quando sono in campo, non sono motivato solo a vincere, ma anche a dare l’esempio – a mostrare loro valori come la dedizione, la resilienza e l’amore per ciò che si fa. Questa motivazione è molto potente e molto personale”.

Guai, però, a pensare che Djokovic non viva ancora di tennis e per il tennis. Il tennis è ancora molto importante per me, ma non è più tutto. E in un certo senso, questo mi dà più forza”.

“In fondo, tutto si riduce all’amore e al gioco” conclude Nole. Quando ami veramente ciò che fai, smetti di essere ossessionato dal risultato e inizi a goderti di più il processo. E quando ti godi il processo, è allora che puoi esprimerti appieno e raggiungere il tuo pieno potenziale”.

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