Dopo un inizio di stagione promettente, da numero 4 della race, da giocatore capace di tornare a battere un numero 1 del mondo, da finalista in California, si pensava che i tempi più bui di Daniil Medvedev fossero, finalmente, giunti al capolinea.
Fra Miami e Montecarlo, però, il russo è tornato a faticare, e non poco: prima la dura vittoria con Rei Sakamoto, poi la bruciante sconfitta con Francisco Cerundulo, arrivando alla quasi umiliante prestazione con Matteo Berrettini, capace di superarlo 6-0 6-0.
Ora a Madrid ha un primo turno complicatissimo contro Fabian Marozsan, ci ha da tempo abituati a meravigliose prestazioni proprio contro i più grandi del circuito, e queste sono le sue superfici.
Su YouTube, al canale russo Bolshe, Daniil è tornato a raccontarsi dopo i difficili giorni nel principato, per una stagione che ha l’obbligo di diventare un nuovo inizio.
Vivere la sconfitta: l’umiliazione del doppio bagel
“Quando perdi 6-0 6-0 non si può parlare di tennis… Deve esserci un motivo, non puoi perdere 6-0 6-0 a questo livello semplicemente giocando a tennis. Qualcosa non andava quel giorno: si cerca di capire cosa per poi non ripetere lo stesso errore”.
Certo, i meriti a Berrettini van dati: l’azzurro ha giocato una partita pressoché perfetta, tatticamente e tecnicamente. Dall’altra parte della rete, però, c’era un ex numero 1 del mondo, l’unico della “generazione dei ’90” capace di restare a lungo al top e di vincere un torneo Slam. Sulla terra ci ha abituati a prestazioni spesso da brividi, ma un doppio bagel…
“Ogni sconfitta nel tennis, a priori da come arrivi, è difficile da affrontare, da diversi punti di vista. Alcune sconfitte possono scalfire la tua fiducia, magari se perdi al primo turno in tre set contro un giocatore che pensavi di poter battere. Altre volte magari stavi giocando molto bene, come nel mio caso a Indian Wells con Sinner, ma ci rimani comunque male perché era una finale, significa alzare un trofeo, a Indian Wells dove non ho mai vinto”.
“Non ti toglie fiducia, ma semplicemente ci rimani male per il risultato. E perdere 6-0 6-0 non fa eccezione: fa male almeno per l’umiliazione, perché perdere così è un’umiliazione, ma così è la vita, così è lo sport. Non sono il primo ne l’ultimo, giornate cosi possono capitare. Per alcuni giorni è stata molto dura, direi per la prima settimana, anche solo tornare nel ritmo e capire cosa fare per andare avanti. Sapevo di aver tempo per riprendermi, l’ho sfruttato: ora gioco meglio”.
ATP Madrid, Medvedev e il rapporto con la terra rossa
Il difficile rapporto fra il russo e la terra rossa sembrava esser giunto a una svolta nel maggio del 2023: dopo le solite difficoltà fra Monte Carlo e Madrid, la vittoria a Roma fu più che sorprendente. Nella cavalcata si impose su Zverev, su Tsitsipas, e su Rune in finale. Un solo set perso in tutto il torneo, al secondo turno con Zapata Miralles. Medvedev aveva fatto amicizia col colore rosso.
Nove giorni dopo, a Parigi, sconfitta in cinque set con Thiago Seyboth Wild al primo turno del Roland Garros.
“Proprio oggi pensavo al mio rapporto con la terra. Mi sono allenato già tre volte a Madrid e sto giocando benissimo. Tempo fa giocavo tantissimo a Fifa, e come Nadal sulla terra, c’era un giocatore che vinceva tutto e sempre. Si può imparare a vincere, ma penso ci sia comunque una buona dose di fortuna. Su Fifa sembra che stai facendo tutto al meglio, ma poi fra bug e meta non puoi far nulla e ti arrabbi tantissimo. A quel punto sono passato agli sparatutto, perchè lì è tutto quanto più semplice possibile: o lo colpisci o non lo colpisci.
Per me la terra è come Fifa: puoi vincere o perdere un punto in qualsiasi momento, la palla più facile rimbalza male e perdi il punto. Questa per me è la cosa più difficile da accettare sulla terra, ciò che più può farmi arrabbiare”.
“Le maratone non mi spaventano: posso giocare a lungo, ma quell’unico cattivo rimbalzo può farmi azzerare tutto. Esattamente come su Fifa, quando giocavo la Weekend League e vincevo 1-0, giocando bene, attaccando, e poi all’ultimo minuto, con l’aiuto dello script, fai di tutto per difendere, ma non puoi far nulla per rubare palla. Stai seduto e ti arrabbi“.
L’arte e filosofia del tennis di Medvedev
Di quelli della sua generazione, il più grande specialista del rosso è di certo stato Stefanos Tsitsipas: 3 volte campione a Monte Carlo e finalista a Parigi nel 2021.
Per lui, il tennis sull’argilla significa soffocare lentamente il proprio avversario.
Se, però, ci limitiamo a eliminare la parola “terra” e pensiamo unicamente al concetto di “lento soffocamento“ del proprio avversario, l’unico giocatore a cui pensiamo è proprio l’octopus, Daniil Medvedev.
“Io lo faccio sul cemento: amo farlo, ma non sulla terra. Sulla terra sono loro a soffocarmi lentamente.
Per tutti i giocatori questa definizione si applica in modi diversi.
A farlo meglio ovviamente sono Novak, Sinner e Alcaraz, che vincono praticamente tutte le loro partite, ma per me significa non prestare quasi attenzione a cosa fa l’altro giocatore, aver sempre una risposta, che tendenzialmente è quella giusta. Cominci a saper prima dove giocherà, dove servirà, lo senti e lo vedi. In questi momenti per l’altro diventa dura, e comincia a sbagliare, anche se il giorno prima non sbagliava nulla: puoi fare 20 ace in un giorno, e il giorno dopo sbagliar tutto. Si trova la chiave, costringi l’altro a cambiare qualcosa, a snaturarsi: amo farlo, sono in grado di farlo anche sulla terra, ma mi serve molto più sforzo e un po’ più di fortuna che sul cemento”.
