Andrea Pellegrino saluta il Roland Garros. Ma lo fa a testa alta, perdendo in tre contro Flavio Cobolli in un derby in cui entrambi esprimono un buonissimo livello. Un incontro che restituisce consapevolezza e fiducia per giocare ad alti livelli al giocatore azzurro, come si evince anche in conferenza stampa.
D: Com’è andata la partita di oggi?
Pellegrino: “All’inizio ero un po’ teso, ma col passare dei game mi sono sciolto e ho iniziato a giocare meglio. Lui ha alzato il livello nei momenti importanti, ha servito bene e ha fatto pochi errori, però credo di aver fatto una buona partita e di poter prendere cose positive da questo match“.
D: Due set molto equilibrati, un tiebreak deciso da uno schiaffo al volo in rete: l’importanza di giocare bene i punti che contano, come dicevi anche in inglese.
Pellegrino: “I primi due set sono stati molto lottati. La differenza l’ha fatta il servizio: lui ha servito meglio di me, soprattutto nei momenti importanti, e questo ti aiuta perché quando io servivo non ho avuto una percentuale altissima e ho dovuto giocarmi praticamente tutti i punti. Contro un giocatore come lui, alla lunga, anche fisicamente, questo ti stanca. Nel tie-break ha giocato molto bene, in modo aggressivo, soprattutto col dritto.
Su quel punto avevo costruito bene, poi lui si è difeso e io sono rimasto un po’ incerto sullo schiaffo al volo. Nel complesso però i primi due set sono stati di buon livello; nel terzo ho avuto un calo e mi sono trovato subito 5‑0 sotto in dieci minuti. Anche se dopo ho avuto la chance di rientrare con due palle break sul 5‑3, quando vai 5‑0 sotto diventa complicato“.
D: Volevo tornare un po’ sul livello della partita. Spesso i derby sono brutti per la tensione, ma al di là del servizio, che a tratti non ha funzionato benissimo, il livello mi è sembrato molto alto. È una partita che deve darti fiducia per vedere che a questo livello, dopo Roma, anche qui a Parigi e più avanti, puoi starci.
Pellegrino: “Ripeto, i primi due set sono stati di livello molto buono. Non sono soddisfatto del servizio, perché a questi livelli, quando giochi con giocatori che stanno nei primi 15 del mondo, devi servire bene, altrimenti diventa difficile vincere: le partite si decidono su due o tre punti. La differenza è stata proprio quella: un break nel primo set, dove ho avuto la palla per chiudere il game, e il secondo set deciso al tie-break, dove mi è bastato perdere un minibreak, peraltro su un punto giocato anche bene, e mi sono ritrovato 7‑2 sotto. Da lì diventa complicato“.
Ubaldo Scanagatta: Che effetto fa rendersi conto di essere al livello di un giocatore che oggi è numero 14 del mondo? Ti incoraggia a proseguire? Ti fa cambiare qualcosa nell’approccio, nella programmazione o nella ricerca di aiuti tecnici?
Pellegrino: “La programmazione la fai in base al ranking che hai, non solo al livello di gioco, perché le iscrizioni dipendono dalla classifica. Ho sempre saputo di avere un livello più alto della mia classifica. E in questo periodo lo sto esprimendo in maniera molto positiva, riuscendo a competere con giocatori come lui o come quelli che ho affrontato a Roma. Sicuramente queste partite mi danno molta fiducia. Perché quando giochi a un livello più alto, contro gente con un ranking migliore, di conseguenza crescono sia il tuo livello sia la tua classifica“.
D: Ricollegandomi al discorso della programmazione: si possono fare delle scelte, tipo andare a giocare un Challenger dove magari puoi arrivare in fondo o vincere, oppure fare le qualificazioni ATP per confrontarti con giocatori più forti, magari con più punti o più soldi se vinci due‑tre partite. Questo tipo di valutazione è cambiato nell’ultimo mese, da quando hai visto che puoi giocare alla pari con tanti giocatori?
Pellegrino: “Quando ho potuto ho sempre cercato di giocare al livello più alto possibile. Preferisco giocare le qualificazioni ATP, questi tipi di tornei, anche se il livello è più alto dei Challenger. Perché mi stimolano di più e credo di rendere meglio a quel livello. Dopo tanti anni, onestamente, giocare solo Challenger ti stanca un po’ e non è la mia aspirazione come giocatore“.
D: Quindi adesso giocherai più tornei ATP?
Pellegrino: “Finché riuscirò a entrare nelle qualificazioni degli ATP o dei tornei più importanti, giocherò quelli, anche se il livello è più alto. Non ho mai avuto dubbi tra ATP e Challenger“.
D: A questo punto ti chiedo la programmazione: dove giocherai adesso?
Pellegrino: “In teoria adesso dovrei giocare a Perugia. L’erba non è il mio punto di forza e non ci sono molti tornei, quindi probabilmente farò solo un torneo perché devo disputare le qualificazioni di Wimbledon. Preferisco lavorare bene in allenamento. Poi giocherò i 250 sulla terra, Wimbledon e successivamente riprenderò con gli ATP, anche in America, prima dei Masters 1000, se riuscirò a entrare“.
