Il mio maestro Rino Tommasi diceva sempre: “Non basta fare le statistiche, occorre saperle interpretare”.
E naturalmente lui le sapeva interpretare meglio di chiunque altro.
È sicuramente da interpretare, e cercherò di farlo io in assenza di Rino, che spero da lassù mi mandi la sua benedizione, quella statistica che ha pubblicato recentemente Slalom nell’ottima newsletter di Angelo Carotenuto e in un excursus nel corso del quale ha sottolineato alcune cose che io mi permetterò di… spiegare diversamente. Anche se i dati sono tutti corretti, manca infatti, a parer mio, un’adeguata spiegazione.
La prima: il Roland Garros è il torneo più ostile ai n. 1. Il torneo maschile del Roland-Garros cerca più di ogni altro Slam di sfuggire dalle mani della testa di serie numero uno. Negli ultimi sette anni solo Novak Djokovic si è sottratto a questo incantesimo.
La seconda: a Parigi sono stati in 14 n. 1 a non aver mai vinto. L’elenco è nobile: John Newcombe, Jimmy Connors, John McEnroe, Stefan Edberg, Boris Becker, Pete Sampras, Marcelo Rios, Patrick Rafter, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Andy Roddick, Andy Murray, Daniil Medvedev e, per le prossime due settimane almeno, Jannik Sinner. Dal 1988 al 2010 ce l’hanno fatta Jim Courier nel 1992 e Gustavo Kuerten nel 2001. In 38 anni è successo sette volte in tutto e, andando a ritroso prima del 1988, nel tennis moderno si aggiungono solo Bjorn Borg e Ivan Lendl.
La terza: i titoli vinti dai numeri 1 nella storia del tennis sulla terra di Parigi sono 43, cioè meno di Wimbledon [49] e meno di New York [49]. È solo grazie ai 14 di Rafa Nadal che il Roland-Garros riesce a pareggiare i 43 di Melbourne; senza di lui sarebbero appena 29.
Un approfondimento relativo alla prima statistica
La statistica in questione dice il vero, ma non dice tutto. Se consideriamo il tennis Open, cioè dal ’68 in poi, fino al 1974 tre tornei dello Slam su quattro si giocavano sull’erba, un’erba velocissima che premiava il serve&volley. E, se dall’agosto 1973 il computer ATP cominciò a “dettare” le classifiche, esse, con l’attribuzione della testa di serie n. 1, erano state prima fortemente influenzate dai vincitori dei tre Slam e in particolare da Wimbledon, visto che la classifica mondiale più autorevole era quella dell’inglese Lance Tingay del Daily Telegraph, che ai Championships e ai suoi vincitori dava quasi inevitabilmente il maggior lustro e risalto.
Chi vinceva sulla terra rossa, nei primi tempi molto più lenta di quella contemporanea, aveva pochissime chance di essere testa di serie n. 1 al Roland Garros. Perché la testa di serie n. 1 era chi aveva vinto Wimbledon, in primis, e gli altri due Slam. Anche se in realtà il “terraiolo” era assai più favorito per il successo finale di molti erbivori d.o.c. Non deve quindi sorprendere che, prima che tutte le superfici diventassero più omogenee e somiglianti, come è accaduto a partire dagli anni Novanta e più ancora dal terzo Millennio in poi, i vincitori del Roland Garros non fossero teste di serie n. 1 e, di conseguenza, le teste di serie n. 1 perdessero spesso e… non volentieri. Preciso non volentieri perché oggi si sente spesso associare la parola “spesso” all’altra parola “volentieri”, anche a sproposito; fateci caso.
Fino al 1975, quando Forest Hills tradì l’erba, gli Slam sull’erba rimasero due su quattro. E dal 1988 fu l’erba di Kooyong a lasciare il passo al Rebound Ace di Melbourne e Flinders Park. Quindi soltanto nel 1988 Wimbledon restò l’unico Slam erboso.
Tutte le statistiche dovrebbero quindi tenere presente questi aspetti per essere credibili fino in fondo. Fino a che tre Slam e poi due Slam si giocavano sull’erba, era probabile che i vincitori potessero essere n. 1 del seeding anche se si giocava sulla terra rossa del Roland Garros.
Un approfondimento relativo alla seconda statistica
Un conto è dire che i campioni citati, Newcombe, Connors, McEnroe, Edberg, Becker, Sampras, Rios, Rafter, Safin, Hewitt, Roddick, Murray e Medvedev, appartenevano a un nobile elenco, e di certo era davvero nobile. Ma se analizzassimo la loro carriera tennistica, nessuno di loro potrebbe dirsi un vero specialista della terra rossa. Sono 13 campioni che, fra tutti, non sono riusciti a vincere che pochissimi tornei sui campi rossi. Non ho il tempo di contarli, campione per campione, ma forse non arrivano a 20 complessivi. E un esempio particolare, ma significativo, è quello di Pete Sampras, che ha monopolizzato le classifiche mondiali per sei anni di fila fra il 1993 e il 1998, con 287 settimane da leader ATP, ed era quindi sempre n. 1 al Roland Garros, dove però ha fatto più brutte figure che belle. Una sola volta, nel 1996, ha saputo raggiungere le semifinali.
Un approfondimento sulla terza statistica
Qui c’è proprio un errore quando si dice che “è solo grazie ai 14 di Rafa Nadal che il Roland-Garros riesce a pareggiare i 43 di Melbourne; senza di lui sarebbero appena 29”.
Eh no! Soltanto quattro volte su 14 Nadal è partito come testa di serie n. 1.
Insomma, tutto quanto viene ricordato e sottolineato in questa ricerca statistica prodotta da Slalom, peraltro un’ottima newsletter cui sono abbonato, va preso un po’ con le molle.
In conclusione Jannik Sinner, che comunque è tipo che non sottovaluterà mai nessuno per principio, e questa è una delle sue tante doti, non si dovrebbe davvero preoccupare se qualcun altro gli dovesse ricordare tutte le volte che le teste di serie n. 1 hanno fallito la conquista del Roland Garros. Intanto già al primo turno è schizzato via quel Medvedev che lo aveva fatto soffrire a Roma ed era, sia pur da n. 6, un potenziale semifinalista più temibile per le sue caratteristiche di gioco del n. 4 Shelton, sconfitto da Jannik tutte le ultime nove volte, proprio come Zverev!
Ho scritto e detto più volte che non mi era mai capitato di vedere, in 51 anni che seguo il Roland Garros, che le quote dei bookmakers pagassero meno la puntata su una vittoria senza la perdita di un set da parte del primo favorito del torneo rispetto al successo delle teste di serie n. 2, n. 3 e n. 4. Non pensavo che sarebbe mai successo. È evidente che non sarebbe successo neppure quest’anno se Carlos Alcaraz fosse stato presente.
Ma quella “quota”, pagata sei volte la puntata per un trionfo sinneriano con 21 set vinti di fila e quindi senza set persi, scongiurerebbe l’unico pericolo che le statistiche meno sinneriane sembrano suggerire: su 17 volte che è arrivato al quinto set, Sinner ha finito per vincere soltanto sei partite. E quando è stato in campo oltre le tre ore e 50 minuti, cioè nove volte, ha sempre perso. Insomma, la resistenza sembrerebbe essere il tallone d’Achille di Jannik.
Ma se vince tutti i match in tre set, il problema non si pone.
Ma chi ha vinto il Roland Garros senza perdere un set? Beh, naturalmente è accaduto a Rafa Nadal, ben quattro volte: nel 2008, nel 2010, nel 2017 e nel 2020. Il record più impressionante però risale a Bjorn Borg, che ha tenuto immacolata la fedina penale dei set persi due volte, nel 1978 e nel 1980. Ma se è vero che nessuno potrà mai fare meglio di Nadal per quanto riguarda il record di 14 Roland Garros vinti, il record per me più insuperabile fra tutti quelli che conosco nel microcosmo tennis, visto che Sinner, che è vicino ai 25 anni, dovrebbe vincere 14 Roland Garros consecutivi fino ai 38 anni, il trionfo dell’Orso Svedese nel 1978 non è meno impressionante.
Bjorn perse soltanto 32 game in 21 set, una media di 1,5 game a set. E se non fosse che Roscoe Tanner, l’americano dal diabolico servizio mancino che lui soffriva tantissimo e difatti lo avrebbe impegnato anche a Wimbledon 1979, quando perse 6-4 al quinto, prima di batterlo in quattro set nei quarti all’US Open di quello stesso anno, gli strappò 12 game, la media dei game ceduti per set sarebbe stata ancora più incredibile. Nei restanti 18 set, infatti, Borg perse solo 20 game.
Borg vinse 6-1 6-1 6-1 con Deblicker, 6-0 6-1 6-0 con Fagel, uno che aveva battuto a Firenze Panatta, 6-0 6-2 6-2 con Bertolucci, 6-3 6-3 6-0 con Ramirez, 6-2 6-4 7-6 con Tanner, 6-0 6-1 6-0 con Barazzutti, che lo ringraziò per avergli lasciato un game, e 6-1 6-1 6-3 con Vilas.
Neppure il miglior Sinner che trionfasse quest’anno a Parigi senza perdere un set, come ipotizzano i bookmaker, potrà ottenere risultati più secchi e una media migliore. Per questo, anche se Nadal ha vinto 14 Roland Garros e Borg solo sei, io penso che lo svedese non fosse poi molto inferiore al maiorchino sulla terra battuta. E Sinner non potrà battere né il record di Nadal né quello di Borg.
Le teste di serie eliminate finora
Uomini:
- N. 6 Medvedev (Walton)
- N. 7 Fritz (Basavareddy)
- N. 9 Bublik (Struff)
- N. 12 Lehecka (Carreno Busta)
- N. 20 Norrie (Vallejo)
- N. 23 Etcheverry (Borges)
- N. 29 Griekspoor (Arnaldi)
- N. 30 Moutet (Kopriva)
Donne:
- N. 5 Pegula (Birrell)
- N. 12 Noskova (Sakkari)
- N. 20 Samsonova (Teichmann)
- N. 21 Tauson (Snigur)
- N. 24 Fernandez (Parks)
