Zverev rivela: “Dopo Roma ho dovuto fare 40 iniezioni alla schiena”

Il tedesco: "Un edema osseo l'anno scorso mi ha impedito di esprimermi bene. Ora sto meglio, voglio giocare per altri dieci anni"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Alexander Zverev - Roland Garros 2026 (foto X @ATPTour_ES)

Il 2025, pur avendo chiuso al terzo posto del ranking mondiale, è stato un anno complicato per Alexander Zverev. Un solo titolo, il 500 di Monaco di Baviera, tante sconfitte da dimenticare, più alti che bassi. E il 2026, nonostante la costanza nell’arrivare in fondo, non stava andando eccessivamente meglio. Per quanto il gioco espresso stesse decisamente migliorando. Fino al culmine della vittoria al Roland Garros, dove ha dovuto in ogni caso gestire la pressione del grande favorito.

Come spiegato in un’intervista concessa alla testata tedesca Bild: “Anche se il telefono è spento e non leggi nulla, ti accorgi comunque che Sinner e Djokovic sono fuori. Questo mi ha reso nervoso, una notte non ho chiuso occhio. Sapevo che all’improvviso ero l’ultimo rimasto in campo tra i tre grandi favoriti. All’improvviso era la mia grande occasione per vincere il mio primo Grande Slam, un’occasione che potevo e forse dovevo cogliere. È stata una settimana incredibilmente stressante, con una pressione incredibile. A volte mi sentivo a disagio, ma l’ho affrontata e gestita incredibilmente bene“. Tra l’altro dopo settimane fisicamente non proprio agevoli.

Zverev e il calvario delle infiltrazioni

Sascha ha rivelato come il problema, nel 2025, fosse dovuto principalmente ad alcuni aspetti fisici. Tutt’altro che semplici da gestire: “L’anno scorso ho avuto problemi alla schiena e un edema osseo legato a un disturbo metabolico, per questo giocavo con dolore. Non riuscivo ad allenarmi correttamente. Dall’Australian Open fino a Vienna sono stato molto lontano dal mio miglior livello. A Shanghai ho iniziato a gestire meglio questi problemi e gradualmente mi sono sentito meglio. Il medico Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt a dicembre mi ha fatto molte iniezioni. E sono certo che ce ne siano state circa 60“.

Un incubo che è rientrato, ma solo parzialmente, nel 2026. Zverev ha infatti raccontato che dopo Roma, in seguito alla deludente sconfitta contro Darderi, è dovuto ricorrere di nuovo alle iniezioni. “Grazie al dottor Müller-Wohlfahrt ho potuto giocare quest’anno senza dolore. Dopo il Masters 1000 di Roma, l’ho rivisto e me ne ha fatte un’altra quarantina. Ha quindi giocato un ruolo importante in questo titolo e mi ha aiutato enormemente“. La tenuta fisica, d’altronde, è fondamentale in una carriera a livelli così alti. Soprattutto perché Zverev sembra ben lontano dall’idea di smettere.

Futuro e consapevolezza

Amo lavorare. Amo andare in palestra“, spiega Zverev, “se smettessi oggi col tennis, continuerei ad allenarmi perché mi piace da morire. Vincere questo titolo è stata una enorme motivazione, ma non è la ragione per cui ho lavorato così duramente. Se non mi alleno, non mi sento bene. Non significa che vincerò Wimbledon tra poche settimane, ma non smetterò certo di lavorare. Voglio continuare a giocare per altri dieci anni“.

Aspettative forti, nutrite dalla fiducia della vittoria ma anche dal sapere di avere al proprio fianco un team forte, di livello. Di cui Zverev ovviamente si fida ciecamente, e che ha difeso più volte: “La questione del coach non è mai stata un problema per me. Quando tutto va bene, è meraviglioso, ma se tre mesi dopo non funziona più, bisogna per forza licenziare tutti? A volte bisogna anche prendersi le proprie responsabilità. Anche se con me ci fosse stato Boris Becker, non avrebbe potuto fare miracoli nel periodo in cui ero infortunato“.

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